I nostri figli ? “Ubriachi digitali”

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A dirla in modo brusco i nostri figli sono, da circa un anno e mezzo, anche a causa della pandemia, nel pieno di una gigantesca sbornia tecnologica: veri e propri “Ubriachi digitali“. Una ricerca condotta da Generazioni Connesse, il Safer Internet Center Italiano (coordinato dal Ministero dell’Istruzione), curata da Skuola.net, Università degli Studi di Firenze e Università La Sapienza di Roma, afferma che 6 adolescenti su 10 dichiarano di passare più di 5 ore al giorno su Internet.

Un ragazzo su cinque si dichiara “sempre connesso”

Tanti i fattori che hanno alimentato, costantemente, questa “dipendenza digitale”:

  • La riduzione delle opportunità di socializzazione, scolastiche, extrascolastiche, sportive, familiari, amicali, ha rilanciato, ulteriormente, Internet.
  • La diffusione a basso costo e l’utilizzo massivo di piattaforme come Netflix, Disney+, Amazon Prime video, … e la conseguente visione sequenziale per molte ore di intere serie o film. Tramite diversi dispositivi in qualsiasi parte della casa.
  • L’utilizzo frequentissimo dei social network, con un ampliamento, i dati lo dimostrano, dell’orario d’uso fino a raggiungere la “completa disponibilità” in rete.
  • L’abbassamento dell’età in cui si possiede il primo smartphone.
  • L’aumento della reattività nell’uso e, conseguentemente, della quantità di informazioni digitali “ingerite” ogni ora. Con una conseguente diminuzione d’interesse verso gli stimoli provenienti dal mondo reale, meno d’impatto, meno dinamici, meno veloci, “più noiosi”.

I “nostri” figli: bambini, pre-adoscenti, adolescenti, vivono una realtà duale:

  • Da un lato il mondo reale che, a causa del contesto pandemico, ha offerto un numero estremamente limitato di stimoli, esperienze e coetanei con cui condividerle in modo diretto.
  • Dall’altro l’universo virtuale, Internet, sempre più ricco di informazioni, di contatti, di contenuti multimediali facilmente raggiungibili. Da visionare, con cui interagire, tramite cui esprimersi. Un contesto dove, imparando poche regole e con un po’ di sfacciataggine o di simpatia, si può avere una popolarità immediata e straordinaria.

Essere genitori nel pieno di una rivoluzione digitale, accelerata da una pandemia globale, con situazioni di quarantena e di libertà limitata, non è affatto facile.

Intendiamoci noi di “Mondo 2.0” siamo “quelli” favorevoli alla rete, fisiologicamente ottimisti dal punto di vista tecnologico. Le nuove generazioni “devono” essere digitali. Ma il cambiamento in atto è talmente ampio, radicale ed in tempi così rapidi che qualche dubbio ci è inevitabilmente sorto.

Un genitore “del 2021” può, nel mondo reale, fare affidamento sulle proprie esperienze, sui personali ricordi, sui principi educativi ricevuti dai propri genitori e dai propri insegnanti. Nel mondo virtuale questo trasferimento di esperienze non è possibile. Quando “noi” genitori eravamo bambini Internet non c’era, non c’erano gli smartphone, non c’era Netflix, non c’era WhatsApp, TikTok, YouTube, …

A complicare ulteriormente le cose il “nostro” divario digitale.
Spesso noi genitori non sappiamo utilizzare al meglio spazi e servizi digitali.

Questa “analfabetizzazione digitale”, parziale o totale, non ci permette di intuire dinamiche d’uso, ci fa sottovalutare l’utilizzo di questi strumenti da parte dei nostri figli o, viceversa, crea eccessiva diffidenza. Siamo letteralmente “pesci fuor d’acqua”. Il nostro uso dei Social Network è limitato, tendiamo spesso a percepire lo schermo video come un foglio di carta, non riusciamo ad intuire iperconnessioni, aspetti positivi e tranelli. Non vediamo la multimedialità insita nella rete. Interagiamo in rete “solo” con persone che conosciamo anche nel mondo reale.

Inoltre lo smartphone è ideato e percepito, da tutti, come strumento estremamente personale.

“Io” utilizzo il “mio” smartphone, condivido i “miei” post, leggo la “mia” chat. Questa totale immedesimazione del proprio “io” in rete, tramite lo smartphone, determina importanti distorsioni d’uso negli adulti, figuriamoci nei più giovani. Anche i bambini, a cui spesso si regala il “proprio” smartphone tra gli 8 e i 9 anni, vedono questo strumento, e tutto ciò che ne consegue, come estremamente personale, al di fuori dell’ambito d’azione dei propri genitori.

Cosa fare? Applicare progressivamente semplici regole, affiancare i nostri figli, saltuariamente, durante l’utilizzo dei dispositivi elettronici in rete, dimostrarsi interessati alle loro esperienze e successi virtuali

  • Spiegare ai nostri figli che lo smartphone non è di loro proprietà e può essere utilizzato solo se si rispettano alcune regole. Se si chiarisce, e si ricorda spesso, questo primo concetto, si è già a metà dell’opera. Si limita la dipendenza del proprio “io” dallo strumento e quindi dallo spazio digitale.
  • Spiegare per bene quando e come rispondere alle notifiche del “nostro” smartphone. Non è necessario interrompere quello che si sta facendo per rispondere ai beep del telefonino.
  • Aggiungere alcune semplici regole. Tra queste forse la più importante è “Non si dorme con lo smartphone”. Lo smartphone deve stare altrove, non nella stanza da letto. Non è un orsacchiotto. Il ciclo del sonno non deve in alcun modo essere intaccato dai beep dello smartphone.
  • Verificare il numero di episodi (e di ore) passate sulle piattaforme ondemand. Non è ragionevole passare 5 o 6 ore a vedere episodi su Netflix (o altrove).
  • Chiedere con chi stanno parlando in rete, se hanno fatto nuove conoscenze, interessarsi alle amicizie virtuali al pari di quelle reali. Se nostro figlio/figlia deve andare a studiare da un amico/a ci informiamo, allo stesso modo dobbiamo verificare, senza esagerare, cosa succede in rete. Ripetiamo, senza esagerare.
  • Farsi raccontare successi e insuccessi in rete, proprio come si chiede della scuola o dello sport o di altro. Come genitori dobbiamo dimostrare interesse verso ciò che fanno i nostri figli, l’universo digitale non si sottrae a questa importante regola.
  • Spiegare di tanto in tanto, con esempi, come ci si deve comportare in rete, evitare il dileggio, la discussione, evitare di esporre troppo se stessi. Internet non è il posto dove si va per sfogarsi o a litigare.

Viceversa sconsigliamo fortemente di indagare dentro allo smartphone dei vostri figli, a maggior ragione di nascosto, si va a  ledere la prima regola sopra indicata  e, soprattutto, si violano principi di lealtà e fiducia, difficili poi da ricostruire.

Siamo realisti, buona parte dei genitori non rispetta queste regole sul “proprio” smartphone.
Educare i nostri figli al digitale implica innanzitutto educare noi stessi, prima generazione di “genitori digitali”.

Trovate queste regole troppo complesse? Avete bisogno di aiuto o di maggiori indicazioni? la situazione sta diventando critica? Vi invitiamo ad approfondire lo spazio digitale “Generazioni Connesse”.

Tra le numerose informazioni e servizi forniti è presente una linea d’ascolto “help on line”, la bellissima sezione “i super errori” e il “Safer Internet Centre” da cui tutto ha origine:

Il Safer Internet Centre (noto anche come SIC) nasce per fornire informazioni, consigli e supporto a bambini, ragazzi, genitori, docenti ed educatori che hanno esperienze, anche problematiche, legate a Internet e per agevolare la segnalazione di materiale illegale online.

La dipendenza da Internet è un problema serio, molto serio. Un fenomeno di massa che non va trattato con indifferenza.

Il concetto che vogliamo diffondere, tramite questo semplice articolo, è che il buon utilizzo di Internet non si auto-apprende, va insegnato, giorno per giorno.

Sappiamo che è difficile, ma nel 2021 è necessario essere dei buoni genitori sia nel mondo reale sia, altrettanto, nel Mondo 2.0.

Mondoduepuntozero

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