Elon Musk ed in cinguettii che cambieranno i Social Network

Internet è uno spazio, un universo, in continua evoluzione. Paradossalmente questo concetto a molti di noi, grandi utilizzatori della Rete, non ci è familiare. Non riusciamo ad ammettere il ruolo di Internet né i cambiamenti che la Rete ha determinato nel mondo reale, e neanche le novità che caratterizzano la Rete.
Questa breve premessa introduce l’argomento del giorno: Elon Musk dopo avere acquistato Twitter ha deciso di, a dirla in parole semplici, far pagare, mensilmente, il Social Network Twitter.

Un cambiamento epocale di cui tutti parlano.

Ad essere precisi la quota mensile ipotizzata riguarda un comportamento specifico, ovvero la “spunta blu”, spunta originariamente pensata per garantire riconoscibilità (e, forse, in parte, l’affidabilità degli utenti). Quindi la quota mensile riguarda un aspetto estremamente puntuale.

L’idea di pagare qualcosa che non sia un annuncio (o visibilità) in un Social Network ha sconvolto le cyber-comunità.

“Pagare per utilizzare un Social? Una quota mensile? Tutti i mesi? Obbligatoriamente per avere la spunta? Ma scherziamo, piuttosto mi cancello!!”
“La spunta blu non ha mai realmente funzionato, ed ora ci fanno pure pagare!”
“I Social Network sono uno spazio libero! Devono rimanere gratuiti”

Risposte come queste hanno accumunato influencer, giornalisti, personaggi dello spettacolo e normali cyber-utenti. Un vero plebiscito.

Eppure, pochi mesi fa eravamo tutti concordi, dopo avere visto il film documentario “The Social Dilemma” che l’utilizzo gratuito dei servizi Web in realtà nascondeva ulteriori modalità di interazione e di coinvolgimento dei cyber-utenti, che il “Cliente in rete siamo noi” e, conseguentemente, che è necessario, anzi urgente, trovare modalità di interazione e d’uso di Internet più mature.

Riflettendoci su:

  • Non ci piace l’utilizzo gratuito, l’estrapolazione dei nostri dati, il tracciamento dei nostri comportamenti, l’eccesso di notifiche sul nostro smartphone.
  • Ma non ci piace neanche pagare per accedere ai Social Network, vogliamo avere i Social Network gratis. Il che è molto strano perché nel mondo reale paghiamo praticamente ogni cosa.

In effetti, una cosa non esclude l’altra, gli utenti potrebbero essere tracciati, osservati e anche dover pagare ma, dal nostro punto di vista, è evidente il tentativo di rovesciare il paradigma, di cambiare l’attuale rapporto “Utente – Social Network”.

Qualcuno dei lettori più attenti ricorderà che in più di un articolo abbiamo detto che il punto di forza di Internet, uno dei principali motivi per cui inizialmente tutti ci siamo collegati e trovati a nostro agio, è l’accesso libero, gratuito, ai servizi e la libertà di espressione. Quest’ultima affermazione non è in contraddizione con le precedenti perché, come detto nella premessa, le cose cambiano, anche in Internet.

Ciò ci porta verso altre considerazioni:

  • Elon Musk è un imprenditore visionario, la sua carriera è costellata di tentativi, originali, non sempre riusciti, di proporre, progettare o realizzare qualcosa di diverso. Un anticipatore, una persona che sa rilanciare, ripensare strumenti e servizi “tradizionali”.
  • Twitter, l’azienda, non se la sta passando per niente bene, quando il bilancio di un azienda è in forte perdita possono essere necessarie soluzioni straordinarie, modalità nuove di fare business: è necessario uscire dagli schemi.
  • I Social Network, tutti, non se la passano troppo bene, o comunque meno bene rispetto al recente passato. La mossa di Musk fa il paio con quella di Zuckemberg che propone da circa un anno un Metaverso che ad oggi non c’è, non è cliccabile.

È se la proposta di un quota mensile venisse messa in atto anche da parte di altri Social Network?

E se il pagamento di una quota mensile fosse il preludio ad una stagione con Social Network di “prima classe” in cui gli utenti, responsabilizzati dal pagamento di una quota, sono maggiormente consapevoli di ciò che pubblicano?

E se nei Social Network di “prima classe” la polarizzazione, l’hating, l’odio in rete, fosse limitato?

E se il pagamento di Internet, con quote mensili, diventasse la modalità più efficace e veloce per salvaguardare i nostri dati personali?

Le banche dati on demand, la tv satellitare a pagamento, hanno permesso a molti di noi di superare i limiti qualitativi della televisione generalista, hanno permesso ad una quota di pubblico (privilegiata) di non essere sommersa da interruzioni pubblicitarie e talk show di infimo livello. Forse questo schema, con servizi a pagamento, elitari, si sta replicando in Internet.

Riteniamo l’”attuale versione di Internet” un preludio alla Rete che verrà nei prossimi decenni, una sorta di versione “Beta 0.1” a cui seguiranno, lustro dopo lustro, piattaforme e servizi molto diversi, con diverso livello d’interazione, progressivo senso di responsabilità da parte degli utenti. I cambiamenti, non sappiamo quali, sono dietro l’angolo.

Elon Musk ha aperto una nuova stagione in cui i migliori servizi offerti da Internet saranno a pagamento? Il Metaverso di Zuckemberg sarà a pagamento?

A nostro parere sicuramente si, è solo questione di tempo.

Ciò determinerà in Rete servizi di “primo livello” e servizi di “secondo livello” e, nel medio periodo, diverso livello di consapevolezza e di competenza digitale tra le varie tipologie di cyber-utenti, quindi “utenti di primo livello” e “utenti di secondo livello”.

Probabilmente il dissenso manifestato dagli utenti in Rete, fatto che sta determinando la perdita di alcuni importanti investitori sulla piattaforma Twitter, determinerà l’insuccesso o il freno di questa prima proposta commerciale, ma è comunque iniziata una nuova stagione, la stagione in cui per utilizzare “migliori servizi in Internet” sarà necessario pagare una quota mensile.

Forse Internet sta, semplicemente, vivendo un passaggio di release.