Se ho un’idea per un racconto e lo faccio scrivere a ChatGPT chi è l’autore?

Una delle domande più frequenti che mi viene posta in relazione alla nuova generazione di servizi di A.I. riguarda i diritti d’autore, in relazione a quanto generato tramite l’intelligenza artificiale.

Se ho un’idea per un racconto e lo faccio scrivere a ChatGPT (o Claude o Gemini o qualcos’altro) chi è l’autore?

La risposta, in base all’attuale contesto e alla qualità e tipologia dei servizi ad oggi erogati, è piuttosto semplice, mentre le implicazioni che seguono sono particolarmente complesse.

L’A.I. come Strumento: L’autore sono io.

L’intelligenza artificiale è uno strumento, sono io che fornisco l’idea iniziale, la direzione creativa, ed effettuo la supervisione editoriale finale, eventualmente chiedendo anche ulteriori modifiche. Quindi l’autore sono io.

O almeno così sarà finché una nuova generazione di servizi, fra qualche decennio, non a breve, si sarà talmente evoluta e addestrata, da realizzare di propria iniziativa un racconto, senza nessun input iniziale umano.

La Questione dell’Addestramento: Il Nodo Cruciale

Ma rimaniamo ad oggi, l’addestramento è proprio uno dei nodi più difficili da sciogliere.

L’idea è mia, ma se per addestrare l’A.I. si utilizzano contenuti realizzati da altri? Se attingo in modo significativo da altre fonti, sono ancora io l’autore?

La questione si complica ulteriormente quando consideriamo che i Large Language Models vengono addestrati su enormi quantità di dati testuali, spesso senza il consenso esplicito degli autori originali.

Questo solleva interrogativi fondamentali sulla natura stessa della creatività assistita: possiamo considerare originale un’opera che emerge da un sistema che ha “digerito” milioni di opere precedenti?

La cosa si fa complessa, molto complessa, è necessario caso per caso definire il confine tra creatività, originalità e plagio, in base ai contenuti utilizzati nell’addestramento (quantitativamente e qualitativamente), agli input forniti dall’autore, all’unicità/originalità del contenuto finale.

È molto probabile che, tramite l’utilizzo dei servizi di A.I., aumentino i contenuti generati in modo semplice e immediato, contenuti che prendono eccessivamente spunto da altri. Fatto che potrebbe richiedere sia un forte ripensamento del principio di originalità di un’opera sia la realizzazione di strumenti, basati proprio sull’intelligenza artificiale, in grado di giudicare il livello di creatività di un’opera.

Un Esempio Paradigmatico: La Trasformazione del Classico

Un esempio concreto può aiutare a chiarire la complessità della questione. Con pochi, pochissimi input ho chiesto a Claude una revisione del primo canto dell’inferno dantesco.

Siamo di fronte ad un’opera originale, un plagio, un tributo, un’offesa o, più probabilmente, a semplice immondizia? Posso ritenermi l’autore (anche se a dire il vero non ne vado particolarmente fiero)?

Il Primo Canto del Nexus Cibernetico

Nel mezzo del download della mia esistenza digitale,

mi ritrovai in una foresta di server impazziti,

dove il pathway principale si glitchò in loop infiniti.

Merda, descrivere questo datacenter maledetto è roba da hacker,

così corrotto, pieno di virus e malware,

che nel processore mi rinnova il blue screen della morte!

Tanto è cazzuto che poco è più il format del disco;

ma per parlare del codice che vi trovai nascosto,

dirò degli altri bug che vi scansionai nell’oscurità.

Non ricordo bene come entrai in questa matrix,

tanto ero pieno di lag quantico in quel momento

che il vero sistema operativo abbandonai tra i crash.

Al pari dei post banali, dei selfie e dei balletti saremo sommersi in Internet anche da romanzi e da opere generate “one click”?

Verso una Nuova Concezione della Creatività

Stiamo sovvertendo il concetto di centralità dell’autore, che per essere tale non deve aver scritto di proprio pugno il racconto; d’altronde non siamo più noi, da tempo, a coltivare i nostri terreni, non siamo più direttamente noi a costruire le nostre auto nelle catene di montaggio, conseguentemente a noi spetterà la progettazione iniziale e la supervisione, non la realizzazione delle nostre opere.

Ciò che è già accaduto in molti contesti pratici sta ora avvenendo anche in contesti creativi, con la generazione, automatica, surrogata, di immagini, testi, video, audio, …

Tutto ciò cambierà, in breve tempo, il nostro concetto romantico di creatività, di ruolo, status e diritto dell’autore; fatti che, probabilmente, porteranno nel prossimo lustro ad una significativa revisione normativa del diritto d’autore, del copyright e dei benefici e degli oneri che ne conseguono.

Il diritto d’autore assumerà, in un contesto generativo fortemente dinamico, una forma “liquida”, mutevole a seconda del contesto e, come sopra detto, sarà probabilmente giudicato dalla stessa A.I.: un vero paradosso.

Evoluzione che apre alla definizione di meta-autore di Luciano Floridi basata su “… un modello di autorialità che non è né interamente umano né interamente artificiale, ma emerge dall’interazione tra l’intenzione umana e la capacità agenziale“. (Distant Writing: Literary Production in the Age of Artificial Intelligence).

Cosa ci aspetta?

L’intelligenza artificiale generativa sta democratizzando l’accesso agli strumenti creativi, permettendo a chiunque di produrre contenuti che prima richiedevano anni di formazione. Un fenomeno simile in termini di opportunità (ed entropia) a quanto già accaduto in Internet tramite i Social Networks.

Questo fenomeno porterà a una polarizzazione del mercato creativo: da un lato una sorta di “segmento premium” dove la creatività puramente umana manterrà valore elevato come bene di lusso culturale, dall’altro un segmento di massa dominato da contenuti A.I. di basso livello, gratuiti, non sempre generati a partire da fonti affidabili.

Emergeranno nuove professioni centrate sulla curatela delle opere oggetto di pubblicazione ed altre per la direzione creativa algoritmica e la validazione dei contenuti generati, mentre altre professioni creative tradizionali rischieranno l’obsolescenza, travolte da questo Mondo 2.0.

Mondoduepuntozero

#intelligenza artificiale