Zenone, la tartaruga e il cambiamento richiesto alle scienze sociali

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Ho da sempre un rapporto controverso con il paradosso di Zenone.
Zenone, allievo di Parmenide, nato intorno al 490 a.C. Ad Elea, affermava in brevissima sintesi che il giovane e atletico Achille durante una corsa non avrebbe mai raggiunto una tartaruga purché questa disponesse di un vantaggio iniziale.
Zenone spiega che se la tartaruga ha un vantaggio iniziale, ipotizziamo di 10 metri, nel mentre che Achille coprirà questa distanza la tartaruga coprirà un ulteriore metro. A questo punto il veloce ed impavido Achille corre per un metro ma la tartaruga copre, nello stesso periodo, un ulteriore, seppure breve, distanza. Il paradosso afferma che per quanto Achille sia veloce ogni frazione del percorso da lui completata coincide con un nuovo avanzamento della tartaruga, che quindi risulta irraggiungibile.
La mia prima grande perplessità è come mai questo paradosso non è stato messo immediatamente alla prova dei fatti, non è difficile trovare un baldo giovane ed una tartaruga. Posso infatti accettare il fatto che gli strumenti matematici a disposizione di Zenone duemilacinquecento anni fa non permettessero di affermare che una distanza composta da un numero infinito di parti finite sia finita ma la mia indole pragmatica non può accettare l’ipotesi che nessuno tra gli amici o i colleghi o i vicini di casa di Zenone non ha mai pensato di presentarsi una mattina a casa sua munito di….tartaruga.
Nel mondo reale c’è solo un caso in cui Achille non riesce a raggiungere e superare la tartaruga, ed è quello in cui il traguardo da raggiungere è posizionato pochissimo dopo i 10 metri di vantaggio, sempre che la tartaruga non decida di rintanarsi nel suo guscio e di restare nella posizione iniziale, cosa probabile.
A questo punto emerge il mio secondo quesito, ma come mai un paradosso così inesatto ha retto al passare del tempo sino a giungere ai nostri giorni ed è ancora oggetto di dibattito ed approfondimento?
Anche in questo caso la risposta è semplice, questo paradosso attira l’attenzione, fa discutere, crea interesse, perché contrappone la velocità e la potenza fisica alla saggezza, alla longevità, al fascino del “metterci il giusto tempo per fare le cose”. Non dimentichiamoci poi che si tratta di un paradosso e come tale fornisce un risultato inaspettato, imprevisto, a vincere è il saggio e non il forte.
L’intera cinematografia crea antagonisti con caratteristiche opposte al fine di catturare l’attenzione dello spettatore che si immedesima con uno dei protagonisti. Il lieto fine è sempre gradito.
Zenone si è subito accorto dell’attenzione che questa semplice teoria raccoglieva, di come era semplice dissegnarne le dinamiche in terra con un rametto, dell’interesse che contrapponeva i proseliti di Achille a quelli della tartaruga. Di questo sono certo anche se, ovviamente, duemilacinquecento anni dopo, non posso avere le prove.
Ritengo queste mie supposizioni estremamente credibili per un semplice motivo: questo paradosso è ancora molto attuale,  oggi è cambiato il motivo del contendere ma non la sostanza, ne tantomeno il metodo.
L’Achille del ventunesimo secolo è senz’altro l‘innovazione, la tecnologia, che corre veloce, molto veloce, proponendo servizi, devices, modalità di interazione, di aggregazione, di comunicazione sempre nuove, in modo talvolta frenetico,  talvolta funzionale all’uso, talvolta privo di coerenza.
La tartaruga del ventunesimo secolo è la cultura, costretta a muoversi in ambiti sempre più angusti e stringenti non si perde d’animo e passo dopo passo riesce a compiere itinerari lunghi e difficili, conscia di avere dalla sua parte il tempo, la saggezza e la sua corazza che le fa scudo, la protegge da torti e ingiustizie.
Il terzo protagonista del “nuovo paradosso” è lo scienziato sociale, che come Zenone, commette talvolta macroscopici errori a causa di carenze nel metodo.
Come Zenone lo scienziato sociale procede con le su congetture commettendo errori “spaziali”. Mi spiego meglio, libri ed articoli che mi trovo a leggere propongono spesso sofisticate congetture su cosa accadrà in futuro, quali saranno le conseguenze dovute all’uso di nuovi strumenti, nuove tecnologie, nuovi network. Pochissimi scienziati sociali però entrano nei laboratori per, almeno tentare, di intuire come saranno questi servizi nel futuro. Non ha senso predire l’impatto che gli attuali nuovi devices avranno nella società, perché molti di questi fra un lustro, massimo due, saranno obsoleti. È quindi, necessario, caro Zenone, ricordare che mentre stiamo misurando lo spazio percorso dalla tartaruga Achille non è fermo ma sta continuando a correre. Non solo, è necessario tenere a mente che Achille è dotato di una forte accelerazione, il suo moto non è costante.
Il secondo appunto che mi sento di fare a buona parte dei scienziati sociali d’oggi, salvo importanti eccezioni, è la scarsa capacità d’uso degli strumenti di cui si vuole analizzare l’impatto. Se si vuole spiegare l’effetto che un e-reader, una tablet, uno smartphone, un social network avrà sul nostro tessuto sociale bisogna imparare per bene ad usarlo, altrimenti si rischia di introdurre premesse confuse e giungere poi a conclusioni affrettate e molto poco probabili. Come detto prima, caro Zenone, perchè non prendere un baldo giovane e una tartaruga e sperimentare??
Ancora più inutile, in termini di analisi sociale, la presenza, crescente in rete, di spazi gestiti da scienziati sociali che pur avendo un feeling con l’innovazione, si limitano ad annunciarla e non ad analizzarla. La rete è piena di scienziati sociali che twettano e postano articoli d’altri, specie notizie provenienti da riviste orientate alla tecnologia.
Ritengo estremamente importante l‘azione di diffusione, ma penso che questa deve essere accompagnata da un valore aggiunto, da una presa di posizione analitica, non basta riportare le ultime news quando si parla di innovazione in ambito sociale, serve ben altro. E poi per ricevere le ultime news tecnologiche da tutto il globo basta configurare opportunamente il vostro aggregatore feed.
Ma il vero “nodo” presente in molti scritti sociali recenti è nel fatto che molto scienziati sociali cadono nel tranello dell’ “era meglio prima” del “salviamo la cultura dalla tecnologia“.
La cultura e la tecnologia non sono antagoniste, non sono in antitesi come, ad esempio, la guerra e la pace, sono opera dell’uomo, possono completarsi, prendersi per mano, costruire un percorso assieme, risolvere le contraddizioni e i difetti l’uno dell’altra, migliorarsi reciprocamente.
Gli scienziati sociali del ventunesimo secolo sono veramente ad un bivio, devono imparare ad utilizzare con metodo e senza pregiudizio le nuove tecnologie, attuali e future, ad analizzare criticamente, con distacco, gli enormi cambiamenti sociali, economici, politici, di comunicazione, di network che stanno avvenendo negli ultimi anni, ammettendone l’evidenza e l’impatto globale senza combatterli con anatemi medioevali.
Gli scienziati sociali che vinceranno questa sfida aiuteranno la società a migliorare, avvicinando la cultura alla tecnologia e viceversa. Gli altri saranno, probabilmente, accolti a braccia aperte in nuove comunità Amish 2.0, ambientate all’incirca nel 1970, che permetteranno la lettura di soli libri cartacei, l’ascolto della musica solo su vinile, l’utilizzo dei soli telefoni fissi, la visione della tv solo in bianco e  nero, l’uso di auto alimentate a benzina con piombo e prive di cintura di sicurezza, il fumo nei cinema e nei ristoranti, …
Mondoduepuntozero
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