Il web sta influenzando il metodo di studio dei nostri figli.

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Tra le numerose domande che mi vengono poste durante il mio lavoro di progettista informatico e di tecnico SEO, le più sentite riguardano senz’altro il rapporto che i più giovani, adolescenti e bambini, hanno con internet e con i nuovi strumenti web 2.0. Posso trattare un argomento così delicato esclusivamente in base alla mia esperienza di progettista di portali, in base alle mie analisi statistiche basate sull’effettivo uso dei portali stessi, in base a deduzioni personali.
Da queste diverse esperienze scaturiscono alcuni semplici suggerimenti.
Ho letto per la prima volta la definizione di “nativo digitale” nel libro “nati con la rete” di J.Palfrey e U. Gasser (http://www.amazon.it/rete-generazione-cresciuta-Internet-Istruzioni/dp/8817031658), libro interessantissimo arricchito da una breve ma preziosa prefazione di Luca Sofri.
In breve sintesi in questa categoria, quella dei nativi digitali, troviamo tutti coloro che sono nati avendo già a disposizione strumenti e servizi elettronici: videogiochi, personal computer, telefoni cellulari, ecc..
L’utilizzo di questi strumenti ha avuto un primo ben evidente effetto, ben evidente in particolare da parte di noi genitori: la velocità nell’utilizzo di questi strumenti.
I nativi hanno un altra evidente caratteristica, la familiarità con cui gestiscono il proprio universo 2.0, cosa che si deduce in particolare da due comportamenti, espongono il proprio sè senza alcuna difficoltà in rete, considerano le amicizie virtuali al pari di quelle reali.
I giovani, anche i più piccoli, dimostrano grande velocità nell’utilizzo di servizi e devices digitali, in particolare rapidità d’uso e notevole capacità di autoapprendimento. I nativi sono  spesso in grado, osservando la disposizione dei servizi nei menù, utilizzando al meglio campi e soprattutto icone simili a quelle già utilizzate, di muoversi con rapidità su un terreno estraneo, configurare un computer, un decider, digitale, passare foto da un dispositivo all’altro, ecc..
Questa differenza digitale tra coloro che gli strumenti li intuiscono, li usano con facilità e coloro che non li sentono propri o non li utilizzano affatto viene definita “digital divide” (http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide), termine molto alla moda in internet e che, come tutti i termini alla moda, sottointende molti significati e diverse interpretazioni.
Attenzione però questa rapidità non è sempre figlia di una capacità razionale di selezione dei contenuti, della capacità di analisi, della pazienza necessaria per costruire quel “castello di conoscenze” personali utili per giudicare l’informazione.
L’azione di mediazione culturale che insegnanti, bibliotecari, genitori, ed anche nonni devono  attuare è finalizzata al non accontentarsi dei risultati presenti nella prima pagina dei motori di ricerca, nel trasferire un metodo di analisi che superi il copia ed incolla, tentazione da sempre presente negli studenti delle scuole medie e superiori alimentata ora, dall’infinita disponibilità di contenuti che riguardano quel l’autore, quel libro, quella ricerca scientifica.
Non era meglio prima, non è meglio adesso, sicuramente bisogna creare strumenti web didattici 2.0 che spiegano a i più giovani come utilizzare il 2.0, sicuramente ci sono oggi in giro per la rete molti giovani in gamba che sapranno cogliere la rete come opportunità.
Evidenzio come il metodo di insegnamento deve essere assolutamente calato nella dimensione social, deve essere a sua volta veloce ed immediato, non possiamo pensare che un sedicenne legga 12 pagine di istruzioni per utilizzare una ricerca in rete o che compili 5 o 10  campi obbligatori quando altrove con il mono-campo di ricerca ed un solo click ha a disposizione, apparentemente, tutto quello che necessita.
Il primo passo è la realizzazione di brevi video didattici, di uno o  due minuti, altrimenti si finisce di nuovo nell’indifferenza, consiglio di utilizzare lo strumento gratuito CamStudio (http://camstudio.org/) semplicissimo da utilizzare.  Unica avvertenza è necessario configurare preventivamente la risoluzione del filmato altrimenti vengono prodotti file troppo grandi da pubblicare.
I video didattici, brevi, semplici, visuali, vanno ovviamente pubblicati su YouTube, non altrove, non inventiamoci l’acqua calda.
Il secondo passo è interagire con i social network, insegnanti e mediatori culturali devono essere presenti su Twitter e su Facebook, raccogliere le difficoltà, le necessità, le domande espresse dai studenti/utenti/lettori ed impostare in base ad esse le successive lezioni/azioni. L’optimum sarebbe riuscire ad interagire in tempo reale, cioè rispondere subito, ma capisco che ad oggi con le risorse a disposizione questa ipotesi è quasi impossibile da attuare.
Il terzo passo è permettere agli studenti di effettuare “post”  ovvero di consigliare ad altri compagni o amici l’informazione ottenuta con metodo, magari con il supporto di genitori o insegnanti.  Sono proprio i  “grandi utilizzatori della rete” i migliori amplificatori della rete stessa e quindi anche della cultura in rete.
Se saliamo di un gradino come livello di istruzione vediamo come la diffusione in rete delle tesi universitarie, periodici scientifici e di settore, materiale digitale facilmente reperibile ed “incollabile”, determini un analogo “effetto copia” anche da parte degli studenti più esperti, giunti al termine del loro percorso di studi. In questo caso l’unica possibile soluzione è seguire, affiancare, i  più giovani nell’uso di Internet a scopo didattico, invitandoli a chiedersi cosa significa quella frase tanto interessante “incollata” o come mettere in relazione in modo coerentetutti gli spunti trovati in rete, possibilmente arricchendoli di una premessa e di una conclusione.
L’attuale generazione di nativi digitali è solo il primo gradino nel percorso di digitalizzazione dell’umanità, la prossima, quella che tra pochissimi anni userà il tablet come sussidiario sin dalla prima elementare, eliminando quasi ogni contatto e consuetudine d’uso con il supporto cartaceo, sarà ancora più veloce, più interattiva, più virtuale, più frenetica.
La prossima generazione  sarà “completamente digitale”.
La sfida sarà vinta se l’attuale generazione di adulti riuscirà a trasmettere contenuti e valori culturali utilizzando le strategie proprie della rete: video didattici interattivi,  social network; feed rss, blog, ecc…  affiancando i più giovani nell’uso di questi strumenti, raccogliendo e rispondendo alle loro necessità in modo rapido, smart, così come succede in rete.
Mondoduepuntozero
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