The Social Dilemma: il prodotto sei tu

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In un blog completamente dedicato ad Internet alle conseguenze sociali determinate dalla rete non potevamo esimerci dal commentare il film-documentario del momento: “The Social Dilemma”.

Vi anticipiamo che il film ci è piaciuto moltissimo e non ci è piaciuto affatto.

Il film è una composizione di frammenti, interviste, commenti, riflessioni, in rapida sequenza.
Questo puzzle di contenuti e di percezioni contrastanti ci ha spinto a vedere il film più volte,  analizzare in dettaglio alcune interviste,  contenuti e mimica, prendere appunti, ricostruire la sequenza degli argomenti.  Volevamo capirci di più, capire se il quadro catastrofico proposto dal film corrisponde realmente “al mondo virtuale” che  ci circonda.
Abbiamo estratto alcuni frammenti , citazioni presenti nel film e, in pieno stile Mondo 2.0, abbiamo deciso, in poche righe, di commentarle, di condividere il nostro punto di vista.

“Se non stai pagando per il prodotto … il prodotto sei tu”

Vero, verissimo, è il tema principale del film, una drammatica evidenza per chi si occupa di Internet come noi. Da oltre un decennio utilizziamo sui nostri PC e dispositivi mobili Social Network di ogni tipo, App, servizi online, senza mai pagare nulla. Non vi siete chiesti come mai? Non avete mai pensato che i server, i computer centrali, che permettono di offrire servizi, software, contenuti e immagini personali costano molto? E che costa molto mantenerli, aggiornarli, evolverli?  E sono anche molto veloci ed efficienti. Eppure sono gratis.

La vera novità di Internet non è nella tecnologia o nelle modalità d’uso,  è data da due fatti oggettivi:

  • La libertà di accesso e di parola, tutti possono essere e dire sostanzialmente tutto in qualsiasi momento.
  • La presenza in grandissima maggioranza di servizi (apparentemente) gratuiti.

Il maggiore pregio di questo film è di suscitare nel cyberutente un dubbio importante. Come mai Facebook, WhatsApp, Twitter, Instagram, TikTok, Google  sono gratis?
Su questo primo punto siamo indubbiamente d’accordo, anzi evidenziamo l’utilità sociale del “dilemma”.

 “…tecnologia persuasiva”

I Social Network, Google, le APP, i Web Site raccolgono i nostri dati.
I nostri comportamenti  diventano “Big data”, alimentano enormi banche dati centralizzate.
I nostri dati sono il carburante di un motore complesso, che segue ogni nostro passo per convincerci, venderci “qualcosa”.
Algoritmi multiformi cercano di intercettare le nostre necessità, ci coinvolgono, propongono, persuadono.
Su questo secondo punto non siamo d’accordo con la visione catastrofista presente nel film, è evidente che esiste un “mercato dei dati” in rete,  ma francamente non lo troviamo poi così diverso da altri “modelli imprenditoriali” precedenti, da quanto avviene in TV, con migliaia di spot replicati ossessivamente, messaggi “forti” presenti nei Tg, o nel Cinema dove comportamenti, abiti e oggetti di scena sono spesso conseguenza di accordi commerciali e non del racconto stesso.
Prima il nostro stile di vita e i nostri bisogni erano in buona parte indirizzati da radio, quotidiani, cinema e TV, ora nella grande giostra della comunicazione c’è “anche” Internet.

“…Futures sulle persone”

Utilizziamo ogni giorno, per ore, dei servizi completamente gratuiti, è inevitabile che qualcuno cerchi di venderci qualcosa.
E’ inevitabile  che ci sia una sorta di scommessa, di “Futures” non azionari ma personali, basata sui nostri comportamenti e sulle nostre reazioni.
La rete non è solo questo,  sono presenti in rete anche straordinari esempi di servizi “nati dal basso”, senza scopi di lucro, come Wikipedia. Internet è “anche” molto altro.

Aggiungiamo un aspetto tecnico molto importante, questi “Big Data” sono molto importanti solo se analizzati in tempo reale, dopo alcuni giorni perdono completamente di valore: io “oggi” sto informandomi in rete per acquistare un pc portatile, questa informazione fra un anno non sarà di nessuna utilità commerciale e sarà cancellata dai server.
L’intero meccanismo di osservazione è real time, ha tempi  e modalità di analisi rapidissime.

“Il mercato si inserisce nel tessuto personale e sociale”
“…utilizzare i nostri comportamenti per creare bisogni”

I precedenti media non riuscivano a monitorarci, Internet ci riesce, traccia ogni nostro comportamento.
Lo spot che riceviamo sul nostro smartphone non è uguale per tutti come in TV, è personalizzato, consegue le nostre ricerche, i nostri “mi piace”.
Mai come su Internet ogni nostra azione determina un effetto.
La personalizzazione degli spot e delle notifiche può indirizzarci dove non vogliamo, ma può anche evidenziare il migliore prezzo o la migliore alternativa per un oggetto di prima necessità o qualcosa che avevamo comunque deciso di prendere, senza uscire di casa.
Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

“Siamo cavie da laboratorio”

Non siamo d’accordo.
Dobbiamo migliorare il nostro rapporto con la rete, maturare sotto numerosi punti di vista.
Ma riteniamo un paradosso che un film di “denuncia social” come questo utilizzi il catastrofismo per attirare il grande pubblico.
Le musiche di sottofondo, i toni perseguitanti, alcune frasi allarmanti, termini come “inganno estremo” creano ansia nello spettatore, lo catturano.
Sono escamotage di fatto molto simili a quelli denunciati nel film.
Quando “The Social Dilemma” accusa tramite slogan e musiche incalzanti si mette sullo stesso piano dei  “post” e delle “notifiche” che sta denunciando.

E poi ad intervistare ex-dipendenti di qualsiasi azienda si vince facile, non c’è ex dipendente che non ha sassolini nella scarpa da tirare.

“Ciuccio digitale”

Questa metafora ci piace molto, moltissimo.
Non ci rendiamo conto di quanto siamo diventati dipendenti da Internet, di quanto spesso ci colleghiamo alla rete,  la pandemia non ha fatto che peggiorare queste abitudini.
Gli esempi raccontati nel film sono molto reali, ci sono milioni di persone che prima di dormire guardano i social, durante la notte si svegliano per vedere se ricevono notifiche, appena svegli controllano nuovamente i loro spazi virtuali.
I ritmi delle loro giornate sono scanditi da eventi social e da notifiche, la loro capacità di attenzione e focalizzazione è scarsa, e questo non va affatto bene.

La dipendenza  da Internet è un fenomeno globale che va preso molto seriamente e che non riguarda solo i giovanissimi.
Fenomeno a cui dedicheremo prossimamente una serie di articoli in questo blog .
Ma questo tipo di comportamenti avvengono solo in rete? Quanti di noi di fronte ad un servizio gratuito eccedono nell’usufruirne?
Se il ristorante sotto casa offrisse pasti gratuiti quanti di noi mangerebbero il giusto?
Quanti aggiungerebbero un pasto in piena notte? Una tripla colazione?
Forse il problema non è dato dall’orizzonte commerciale di Internet, ma dalla nostra capacità di limitarci, di reagire nel modo opportuno agli infiiniti stimoli provenienti dalla rete.

“Non puoi rimettere il genio nella lampada”

Vero, verissimo.
La nostra società è digitale, non è possibile tornare indietro.
Molte professioni sono sostituite da nuovi mestieri digitali.
I servizi digitali spesso sono più efficienti, istantanei, costano meno, hanno ampiezza globale.
La stessa pandemia ha dimostrato l’indispensabilità dei servizi digitali, le aree della nostra società digitalmente più indietro hanno sofferto e stanno soffrendo molto in termini di efficienza e offerta di servizi primari.
Non c’è un “piano B”, fatevene una ragione.

“Non sottovalutare la nostra capacità di adattamento”

Siamo la prima vera generazione digitale.
Siamo i primi genitori digitali, i primi adulti digitali, i primi bambini completamente digitali.
Dobbiamo imparare ad usare questi strumenti, dobbiamo imparare a non essere succubi di notifiche e messaggi istantanei, ad avere un  rapporto distaccato con i nostri dispositivi elettronici.
Possiamo e dobbiamo migliorare.
Se non si può tornare indietro con Internet possiamo andare avanti in un modo migliore.
Decidere quando collegarci, come utilizzare Internet, cosa comunicare, come rispondere agli stimoli forniti dalla rete.

Dobbiamo educarci ed educare i nostri figli ad un uso consapevole e ragionevole di internet.  
Dobbiamo adattarci al nuovo contesto virtuale senza perdere di vista la nostra vera natura, i nostri interessi, le nostre attitudini.
L’educazione ad Internet deve entrare nel piano scolastico di ogni bambino, adolescente, giovane adulto.
Allo stesso tempo le istituzioni devono osservare internet e provare a normalizzare alcune importanti distorsioni, non limitandosi a formulare leggi nazionali, insufficienti su un terreno virtuale, transnazionale, impalpabile.

C’è molto da fare in questo Mondo 2.0, ne siamo pienamente consapevoli, non a caso siamo qui da molti anni, gratuitamente e senza secondi fini, proprio per parlarne con tutti voi.

Mondoduepuntozero

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