Quante volte al giorno ti colleghi ad Internet? The Internet addiction disorder

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Forse qualcuno dei nostri lettori,  sempre più numerosi e da ogni parte del mondo, grazie anche  alla versione in lingua inglese del nostro BLOG, è da qualche anno che non va al cinema, se questo week-end deciderà di farlo scoprirà l’utilizzo “smart” dei cellulari da parte di alcuni spettatori presenti in sala anche durante la proiezione del film.
Al buio sarà facile percepire, di tanto in tanto, lampi di luce dovuti ad uno smartphone che viene acceso, se distogliete per un attimo l’occhio dal grande schermo potrete notare come il vostro vicino di posto sta utilizzando un instant messenger, in genere WhatsApp, per vedere se ci sono novità che lo riguardano.
L’evento non è così improbabile, determina una sorta di effetto “stella cadente” nel buio della sala, effetto che ci ha portato a riflettere sul fatto che, in un periodo di circa un ora (per tempo) alcuni spettatori, anche non nativi digitali, non riescono a concentrarsi appieno sul film che stanno vedendo ma, soprattutto, non  riescono a rinunciare alla pulsione di andare in Internet.
Da questa riflessione è scaturito un breve studio che ha fatto emergere un fenomeno ai più sconosciuto ma dilagante e molto articolato, fenomeno che analizziamo in questo articolo con l’aiuto di alcuni riferimenti statistici: La dipendenza da Internet.
La prima fonte oggetto di analisi, statista, ci informa, tramite infografica, che un utente medio di WhatsApp invia 1.247 messaggi al mese e ne riceve 2.267, non pochi. Precisiamo che la discrepanza tra messaggi inviati e ricevuti è dovuta ovviamente alla presenza di gruppi che ci permettono di inviare un singolo messaggio verso più destinatari in contemporanea.
messages_sent_receivedRiceviamo quindi mediamente ogni anno oltre 27 mila messaggi e ne spediamo circa 15 mila solo da questa APP, senza contare poi i tweet, i post da facebook, le fotografie condivise, le email, le news, i feed, ecc… Il nostro smartphone sotto l’impulso delle nostre dita riceve, condivide, diffonde, decine di migliaia di input ogni anno.
Un cyberutente sociale non fa fatica a raggiungere centomila input  scambiati nell’anno solare. Centomila momenti in cui si è collegati ad Internet.
La seconda infografica è estrapolata dal sito wearesocial.net e riguarda la quantità di tempo giornaliero passato in internet. Ci stupiscono, al punto da apparire quasi eccessive, le 2.7 ore medie passate su internet tramite il nostro dispositivo mobile (mobile device).
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Se così è, e non abbiamo motivo per dubitarne, una parte importante del nostro tempo “reale” è migrata su una dimensione virtuale,  su un piccolo dispositivo a portata di mano, sempre disponibile, anche al cinema, al teatro, al ristorante, al lavoro, in bus, …
La nostra terza citazione è in linea con quanto sin qui detto, riguarda uno studio effettuato da Marissa Harrison, associate professor of psychology at Penn State Harrisburg in Middletown, lo studio analizza  l’azione denominata “inappropriate texting” ovvero l’inviare messaggi in condizioni non appropriate. Nonostante un campione poco significativo, 150 studenti, e il dubbio sul tipo di azione di texting monitorata (solo SMS?), questa ricerca ha avuto una immensa eco in rete.  Le statistiche prodotte sono molto interessanti: il 90% degli interessati ammette di avere “messaggiato” durante i pasti, l’80% in bagno, il 70% al cinema, il 10% ad un funerale, il 7% durante il sesso (la presenza dei  tag “funerale” e “sesso”  ha probabilmente determinato la straordinaria diffusione in rete di questa ricerca).
Navigando la rete, alla ricerca di ulteriori spunti, troviamo una App il cui compito è disciplinare l’uso di internet, si chiama Breakfree. Fornisce la possibilità di monitorare e controllare l’utilizzo di internet sul proprio smartphone. Il video promozionale, breve ed efficace, evidenzia come alcuni di noi hanno un rapporto morboso con la tecnologia e si collegano frequentissimamente a internet, isolandosi dal mondo reale.
Le statistiche a supporto dell’utilizzo di questa App indicano che un adulto si collega mediamente 113 volte ad internet al giorno, quindi ogni 13 minuti e che, in alcuni casi, nel pomeriggio, accede, compulsivamente aggiungiamo noi, ogni 6 secondi.
Queste situazioni estreme sono riconducibili ad un disturbo classificato come “Internet addiction disorder” ovvero incapacità di controllare l’impulso di andare in rete e, conseguentemente, di trovare il giusto equilibrio tra reale e virtuale. Si tratta di un disturbo comparabile al gioco d’azzardo patologico, diagnosticato dalla “American_Psychiatric Association” che richiede molta attenzione e specifiche cure. In casi estremi è necessario, come per altre patologie compulsive, “disintossicarsi da internet“.
Le alternative offerte dalla rete sono effettivamente  infinite, sia in termini di contenuti, anche multimediali, sia relazionalisociali. Nel network c’è  effettivamente di che perdersi o, nel più normale dei casi, di che distrarsi.
Se proviamo ad analizzare questo fenomeno in termini assoluti ci accorgiamo che siamo di fronte a qualcosa di molto complesso, che non riguarda solo i giovanissimi “nativi digitali”, riguarda la sfera sociale e personale di ciascuno di noi, la contaminazione degli spazi reali da parte degli spazi virtuali, la nostra sensibilità , il nostro modo di percepire il mondo (reale) che ci circonda, la nostra crescente capacità di assentarci dal contesto che stiamo fisicamente vivendo.
È evidente che il processo di virtualizzazione della nostre vite, iniziato solo un decennio or sono, è in fortissima crescita, che il mondo 2.0 esiste ed è costantemente presente nelle nostre giornate.
Un consiglio di tipo 2.0? Date la giusta attenzione al mondo reale. Spegnete il cellulare quando andate al cinema, non utilizzatelo mai quando guidate e quando siete in compagnia di una persona interessante o di chi vi vuole bene.
Mondoduepuntozero
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