Sto chattando con un robot..

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Nel 2013 gli utilizzatori della chat WhatsApp nel mondo erano circa 200 milioni. Nei successivi cinque anni, con un incremento costante e straordinario, gli utilizzatori di WhatsApp hanno superato il miliardo. 65 miliardi di messaggi inviati in chat ogni giorno, 2 miliardi di chiamate vocali e video.
A questi dobbiamo aggiungere gli utilizzatori dei social, di App, di altre chat istantanee come ad esempio WeChat largamente utilizzata in Cina,  …

Siamo tutti in rete, anzi, siamo tutti in Chat.

Ma non solo:

  • È aumentato il numero di volte che giornalmente ci si collega per verificare i contenuti in chat. Le statistiche 2018 danno una media di 23 connessioni in chat giornaliere. Media ovviamente in crescita.
  • È aumentata l’empatia con la propria Chat personale, ci si racconta, si condivide il proprio quotidiano, si condivide istantaneamente e istintivamente, senza pensarci su.
  • Sono cambiate le modalità di comunicazione. La comunicazione da personale è diventata tribale, con la proliferazione dei gruppi e la diffusione dei messaggi vocali.

Questa possibilità per tutti di chattare con tutti, continuamente, immediatamente, sembra, a noi internauti di inizio secolo, qualcosa di estremamente innovativo. Un punto di arrivo. Ma “questo web”,  come spesso ripetiamo in questo blog, rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso.

Il “tutti che parlano con tutti” è il preludio a molto altro.
Perché sono arrivati i chatbot, letteralmente “chat” + “bot” (ovvero robot).
Sistemi software in grado di colloquiare tramite chat.

Intendiamoci la prima generazione di chatbot, l’attuale generazione,  si limita a fornire indicazioni, risposte di primo livello. Tramite le stesse piattaforme social da noi in uso. Il chatbot di prima generazione è un tramite spesso amichevole tra utente e le grandi banche dati disponibili in rete. Risponde ai nostri quesiti, fornisce informazioni utili. Velocemente, in modo sintetico ed efficace: Quando, dove, perché, come.
Nel giro di breve tempo i chatbot di “seconda generazione” ci scriveranno per convincerci a comprare qualcosa, ci racconteranno le ultime novità, i fatti del giorno, il meteo, suggeriranno un ristorante, come investire i nostri risparmi, …
Poi, grazie a complessi algoritmi di machine learning, i chatbot di “terza generazione” incominceranno ad auto apprendere.
Può sembrare molto strano oggi  ma i chatbot saranno in grado di gestire conversazioni digitali fornendo la loro personale opinione, saranno romantici, critici, alternativi, poetici, entusiasti o catastrofisti, …
Forniranno opinioni politiche e affronteranno grandi temi etici. Tiferanno. E ovviamente scriveranno fake news.

Miliardi di contributi on line, analoghi a quelli umani.
Al pari dei nostri “post”  di estremo o nessun valore.

Il confine tra conversazione “umana” e conversazione digitale (uomo – robot) si sta assottigliando.
Nel futuro una lunga conversazione in chat con un altro uomo o con un chatbot avrà lo stesso valore emotivo e sociale.

Spesso nei film di fantascienza l’antagonista dell’uomo è un androide, robot con fattezze e modi umani. Non andrà così, o almeno non nel brevissimo periodo.
L’intersezione tra uomini e robot nei prossimi decenni avverrà in rete tramite chat e nei social.

…forse questo stesso articolo non è stato scritto da un essere umano ma da un robot, forse il software che ha realizzato quest’articolo ha valutato algoritmicamente tutti gli scenari futuri, ritenendo che le conversazioni in chat, le comunicazioni social, gli articoli online, saranno nei prossimi decenni parimenti realizzati da uomini e macchine. Forse. E non c’è modo di scoprirlo.

Mondoduepuntozero.bot

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