Il passaparola in rete, the word of mouth

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passaparola“Il posto è piccolo la gente mormora“, “in un piccolo paese come questo tutti sanno tutto“, “le notizie qui in provincia corrono veloci come il vento“,…
Le dinamiche relazionali nei piccoli centri  sono, da sempre, caratterizzate da una velocità, in termini di comunicazione e diffusione, sorprendente.
Nessuno è esente dal ruolo di “agente diffusore“, la notizia, vera o falsa, circola velocemente, si deforma, si amplifica, passa di bocca in bocca, cambia spesso direzione. In genere tutti, tranne i diretti interessati, partecipano a questo vortice comunicativo.
La nostra storia locale è particolarmente ricca di racconti, aneddoti, ballate,leggende, alimentate dalla cuoriosità, da eventi, gesta o personaggi fuori dal comune.
Nella società attuale, urbana, ermetica, sintetica e globale, internet ha rinvigorito questa arcaica modalità di comunicazione.  La rete ci permette, di nuovo, di essere come “la comare del villaggio“.
Proprio così, internet, puro concentrato di tecnologia, si alimenta, vive e cresce grazie al tradizionale passaparola, “the word of mouth” come dicono gli anglosassoni.

Il passaparola (indicato in inglese come word of mouth) indica il diffondersi, attraverso una rete sociale, di informazioni o consigli in forma diretta tra soggetti. (fonte Wikipedia)

I social network, le chat, gli instant messenger, i motori di ricerca, i video, non fanno che veicolare rapidamente, sempre più rapidamente, il “nostro” passaparola.
Personal computer, smartphone, tablet, non sono altro che la versione moderna, fortemente rivisitata e tecnologica, dei mercati, delle piazze,  delle osterie, delle chiese del villaggio, dove tutti venivano a conoscenza degli ultimi pettegolezzi.
La possibilità di comunicare in modo istantaneo, “uno verso molti”, secondo il già descritto modello multicast, amplifica ulteriormente il già enorme potenziale del passaparola. Oggi tutti sanno tutto, nel tempo di un click.
Azioni come il “linking building“, tecnica che fornisce visibilità a Siti, Portali, Blog, o come il “post” o il “tweet“, possono essere assimilate al chiacchiericcio della moglie del farmacista o della suocera del macellaio, che raccontano le novità del momento, possibilmente arricchendole di nuovi fantasiosi dettagli.
Nuovi strumenti, come l’hashtag, portano la notizia ben oltre i confini del villaggio.

L’anonimato, che talvolta cela l’internauta in rete, non è così dissimile dal parlare sottovoce, dall’appartarsi per raccontare. Comportamenti che hanno, da sempre,  reso difficile, a fronte di un passaparola, identificare la fonte originale, la persona che per prima ha raccontato la diceria o notizia.
Inoltre, a ben pensarci, il passaparola è da sempre sinonimo di poca affidabilità, l’impianto comunicativo può essere elementare o ipertecnologico ma il ciarlare, insito nella natura umana è, a prescindere, poco affidabile.
Di certo internet aumenta il volume delle notizie in circolazione, ne amplia il raggio, innesca cicli denominati di “reciproca influenza“. Allo stesso tempo la rete, proprio per l’immensa quantità di contenuti proposti, rende questi estremamente temporanei ed effimeri, legati ad un brevissimo “web trend” , con la stessa dirompente forza li espone e li minimizza.
Ne è un esempio l’ice bucket challenge, fenomeno nato nel luglio del 2014 con il nobile obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della sclerosi laterale amiotrofica, divenuto in pochissime ore un fenomeno globale. Un successo andato  ben oltre l’intento iniziale, benefico. Poi, altrettanto improvvisamente, il fenomeno si è fermato, il canale di comunicazione, giunto all’apice, si è chiuso. Il tentativo di ripetere, nel 2015, la stessa iniziativa non ha riscosso analogo successo.

Siamo nell’epoca del Buzz marketing, alla ricerca disperata di nuove tendenze in grado di stimolare e radunare il pubblico delle rete, di coinvolgerlo anche per pochi istanti, di passareparola.

La parola buzz è, infatti, onomatopeica e richiama il ronzio delle api: in estrema sintesi il buzz marketing rappresenta quindi la possibilità di raggiungere nel minor tempo possibile quello che viene definito “sciame”, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti/servizi. Buzz marketing è, dunque, la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, gratis o a pagamento, utilizzano il web (tramite, ad esempio, blog, forum e social network) per parlare e far parlare (o cercare di far parlare) di beni, aziende o brand.
(fonte Wikipedia)

Cerchiamo in continuazione nuove storie, nuove frasi, nuovi termini, parole, come la recentissima “petaloso“, in grado di aggregare, di attirare l’attenzione del grande pubblico, della sterminata platea che accede ai media e alla rete: le “Buzzword“. Qualche esempio? Parole come blog, brand, smart, cloud, digital divide, bail in, … Veri e propri tormentoni (anche tormentone è una buzzword) molto popolari, dallo specifico significato e dalla vita talvolta brevissima.
Una ricerca famelica che ci porta, sempre più spesso, a produrre nuovi termini, nuovi modi di dire, nuovi hashtag, nuove tendenze globali.

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Ronziamo e tagghiamo tutti assieme appassionatamente, nel tentativo di riprodurre, su scala globale e social, l’antico, qui descritto e sempre attuale fenomeno del passaparola.
Forse uno dei principali scopi delle nostre esistenze, generazione dopo generazione, a prescindere dalla tecnologia e dagli strumenti a nostra disposizione, è  semplicemente quello di fare quattro chiacchiere in compagnia. Nel ventunesimo secolo possiamo semplicemente chiamarle chiacchiere 2.0.

Mondoduepuntozero

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