Otto Neurath e l’educazione visiva attraverso i simboli

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Otto Neurath Simboli
Alcuni dei simboli ideati da Otto Neurath
Sono sempre più convinto che internet, pur essendo un fenomeno di questo secolo, basato su elementi tecnologici e relazionali inediti ed innovativi, possiede radici molto più profonde. Le grandi invenzioni hanno spesso tratto spunto da intuizioni avvenute nel passato, il filo che collega il nuovo al passato è sottile ma robusto e, spesso,  pieno di diramazioni.
Già qualche articolo fa, approfondendo uno scritto di Charles Percy Snow, PDF  disponibile in rete e segnalato su questo blog, abbiamo visto come le pulsioni pro o contro l’innovazione sono tutt’altro che un fenomeno recente.
Dovunque sono presenti fermenti intellettivi è possibile trovare spunti visionari o tracce di quello che sarebbe potuto avvenire.
È il caso di Otto Neurath, uno degli illustri membri del Circolo di Vienna, Neurath  considerava la scienza come uno strumento il cui fine era la didattica, l’istruzione delle masse e, in particolare, il superamento delle barriere culturali dovute all’uso del linguaggio, l’accrescimento del valore educativo dell’informazione.
Anche  in questo caso la rete mi viene in aiuto proponendomi in formato PDF uno degli scritti di Neurath: “International Picture language the first Rules of ISOTYPE”, datato 1936.
La premessa, presente in questo testo, è molto attuale, catturare l’attenzione della porzione di popolazione, che oggi chiameremo utenti di internet o cybernauti, con una minore capacità culturale e selettiva, tramite l’uso di un linguaggio semplice ed intuitivo.
L’idea di base è trasporre concetti astratti in rappresentazioni, icone, simboli, segnali, grafici, immagini accessibili da tutti.
In realtà questo tipo di immagini hanno già avuto una notevole diffusione  nel ventesimo secolo, forse anche  grazie agli spunti di Otto Neurath, sappiamo che la prima parte del ventesimo secolo è stata dominata da totalitarismi alimentati da icone e simboli,  vere e proprie iconografie completamente immerse nel loro credo, tanto da non permettere ancora oggi una scissione tra il simbolo e le catastrofi determinate da questi regimi totalitari.
Oggi abbiamo, di fronte ai nostri occhi, esempi molto più “leggeri”, le nostre città sono piene di insegne, cartelloni pubblicitari e, soprattutto, segnali stradali che conosciamo ed interpretiamo in modo immediato, inoltre la nostra moda, il nostro stile è profondamente influenzato dai brand.
Ma quello che Neurath intendeva era, secondo la mia interpretazione, qualcosa di molto più ampio,  non un azione di diffusione o pubblicitaria, ma un azione finalizzata ad una migliore propagazione della conoscenza: riuscire a trasmettere informazioni anche verso gli utenti più disattenti, meno ricettivi, meno capaci,
Neurath ritiene che un linguaggio basato sui simboli possa svolgere un ruolo educativo, catturare l’attenzione degli utenti, agevolare l’apprendimento. Questo nonostante la maggiore frenesia dovuta alla vita moderna e in modo da  ridurre l’ alienazione urbana presente nei grandi centri, considerazioni valide un secolo fa e quantomai attuali oggi, un secolo dopo. Considerazioni che sono anche alla base del fenomeno “social” partecipativo  presente in rete.
Neurath fa  riferimento, a titolo simbolico, ai simboli matematici, universalmente compresi a prescindere dal paese e dalla lingua di appartenenza.
Neurath non si è limitato a proporci la sua teoria, ha progettato un vero linguaggio visivo internazionale denominato “ISOTYPE International System of Typographic Picture Education“, le sue pagine sono ricche di esempi visivi, tangibili.
Esempi talmente concreti ed illuminanti da diventare lui stesso uno dei precursori, dei punti di riferimento,  della moderna infografica, ovvero l’insieme di tecniche e strategie finalizzate alla diffusione dell’informazione in forma grafica – visuale.
Citando wikipedia: “…Nel 1936, Otto Neurath introdusse un sistema di pittogrammi progettati come linguaggio visivo internazionale. Isotype (questo il nome del gruppo di pittogrammi) include una serie di figure umane stilizzate che saranno la base per le moderne icone di figure umane al tratto….“.
La citazione che ritengo più significativa ed immediata è proprio di Otto Neurath: “ISOTYPE is a helping language”.
Tornando ai nostri tempi, ritengo che il cyberspazio possa rappresentare il campo ideale dove seminare icone e simboli.
La mia personale esperienza, statistiche alla mano, mi permette di dire che l’utilizzo in internet di simboli avvicina l’utenza, specie la meno proattiva, stimola la curiosità e la partecipazione.
I pittogrammi, o meglio la loro progenie, rappresentano solo una piccola parte dell’universo di simboli, in continua crescita, presente su internet, il linguaggio di Neurath ha superato, nelle sue varie forme, ogni sua aspettativa.
Il simbolo equivale al servizio ed innesta l’azione, che se replicata diviene consuetudine, visiva e nel click,  un processo veloce, in parte istintivo.
Numerosi i fattori che stanno aumentando ulteriormente la diffusione di icone e simboli: L’utilizzo  di internet tramite gli smartphone, dove lo spazio visivo è notevolmente ridotto, la crescente velocità d’uso, specie nelle nuove generazioni, dovuta ad un uso quotidiano, ubiquo e frequentissimo di chat, social network, video games, APP, …, la maggiore esposizione, globale, degli utenti verso la rete.
Ritengo inoltre, sempre in base ai dati statistici da me raccolti,  che il nuovo web stia determinando nelle nuove generazioni un approccio alla visione della pagina web non più sequenziale, non da sinistra verso destra, l’occhio del nativo digitale cerca istintivamente il simbolo/icona familiare, i link e le immagini, prima di leggere i contenuti correlati.
Andando oltre i numeri e le dinamiche d’uso mi chiedo se quest’azione atta a semplificare le parole possa rappresentare effettivamente una via per la diffusione della conoscenza, per raggiungere obiettivi didattici.
Questa sorta di ricongiungimento con gli antichi linguaggi, con  i geroglifici anatolici, maya o egiziani, con il linguaggio dei segni, ci permetterà di mantenere la stessa intensità e complessità di contenuti oppure una maggiore diffusione determinerà nel lungo periodo una semplificazione della nostra grammatica e del nostro pensiero?
Personalmente apprezzo qualsiasi tentativo finalizzato alla realizzazione di nuove assonanze, nuove connessioni, nuovi stimoli, all’esposizione inedita di contenuti, servizi, significati, a maggior ragione se realizzato a fini educativi (cosa che a dir la verità non capita spesso in rete) e se caratterizzato da una forte partecipazione.
Ho iniziato a scrivere questo articolo qualche giorno fa, dopo avere letto alcuni scritti di Neurath, in genere tra la prima stesura e la revisione definitiva dell’ articolo lascio passare qualche giorno in modo da meglio metabolizzare quanto letto e riflettere sulle mie impressioni, durante questo arco di tempo mi è capitato di viaggiare e, in una stazione di servizio, di entrare distrattamente nel bagno per signore, niente di grave ero solo,  anche se all’uscita una signora mi ha gentilmente redarguito indicando con il dito l‘immagine presente sulla porta… potenza dei simboli.
Mondoduepuntozero

1936. International picture language; the first rules of Isotype. London: K. Paul, Trench, Trubner & co., ltd., 1936

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