A “me mi piace” il Virtual Brand

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Amiamo cercare nuove evidenze, connessioni tra il mondo reale e la rete.
Quest’oggi prendiamo spunto dall’indagine Ipsos “Most Influential Brands(MIB 2019)“.
Ricerca che valuta l’influenza sociale delle “grandi marche” in base a cinque indicatori:

  • Affidabilità
  • Coinvolgimento
  • Innovazione
  • Impegno sociale
  • Presenza

Fattori che rendono la ricerca estremamente attuale, al passo con i tempi.

I dati esito della ricerca Ipsos  ci hanno colto di sorpresa.
Ci aspettavamo di trovare alcuni tra i grandi brand italiani, prodotti cult apprezzati e consumati in tutto il mondo: Ferrari, Ducati, Maserati, Barilla, Nutella,  Lavazza, Armani, Gucci, Ferragamo, ..
Riusciamo facilmente ad associare a questi marchi italiani gli indicatori prima elencati:  innovazione, affidabilità, impegno sociale, presenza, … Il top del made in Italy.
Eppure nessuno di questi brand, è nella top ten di Ipsos.

Ci sfugge qualcosa. O meglio per la prima volta ci siamo avvicinati ad un’indagine sociale dimenticandoci di Internet. Abbiamo ragionato in modo tradizionale.  Non è da noi. Quindi ora recuperiamo, in fretta.

Classifica primi dieci posti: Google, Amazon, WhatsApp, Paypal, Microsoft, YouTube, Samsung,  Facebook, Mulino bianco, Visa.
Quindi non brand ma “virtual brand” (tranne l’eccezione che conferma la regola).

Proviamo a raccontare la nostra giornata utilizzando i “most influential brands”:  cerchiamo qualunque cosa su Google, facciamo shopping su Amazon, chattiamo su WhatsApp, postiamo su Facebook, sentiamo musica su YouTube.
Con il nostro smartphone che potrebbe essere un Samsung, oppure con il nostro PC su cui è installato Microsoft Windows.
Quando troviamo qualcosa che ci piace compriamo tramite PayPal, utilizzando la nostra carta Visa.
Se siamo sempre in rete che ci facciamo con una Ferrari parcheggiata sotto casa? O con un vestito di Ferragamo? …  tanto siamo sempre in casa in pigiama.
La nostra società sta cambiando repentinamente: 9 brand su 10 hanno una genesi virtuale. Sono conseguenza delle rete e del nostro utilizzo massivo di Internet.

Virtual Brand

Questa conclusione, inaspettata, sottintende alcuni paradossi:

  • Amiamo e apprezziamo la centralità di Google. Google è il punto nevralgico attorno a cui ruota tutta l’informazione in rete. Google seleziona infiniti contenuti e li sceglie per noi e, almeno per ora, in questa primitiva fase di Internet, raccoglie enorme consenso. Dopodomani chissà.
  • La moneta digitale ed i pagamenti online si stanno diffondendo rapidamente. PayPal e Visa. Le nostre transazioni economiche sono sempre più digitali, sempre meno cartacee.
  • Rispetto all’anno precedente Facebook ha perso tre posizioni. Vogliamo strumenti  istantanei, interattivi, visuali e, soprattutto, multimediali. Socializzare in rete non ci basta più.
  • Instagram è nella top ten se consideriamo le interviste ai soli giovanissimi. Per gli stessi motivi per cui Facebook ne sta uscendo. È solo questione di tempo, Instagram è l’evoluzione di Facebook.
  • Il divario digitale, e sociale, tra chi utilizza la rete e chi no va velocemente aumentando. Fra un decennio chi non utilizzerà chat, store, pagamenti online rischierà seriamente di essere ai margini della società.
  • I giganti della rete fanno tendenza, diffondono informazioni e modelli di comportamento. Hanno un enorme influenza sui nostri stili di vita. Non a caso sono i “most influential brands”.
  • I giganti della rete hanno una disponibilità economica illimitata, possono sperimentare, possono investire in innovazione e in attività a fine sociale.
  • Viceversa quotidiani e tv non riescono più ad imporre, tramite film e spazi pubblicitari i “loro”  brand nazionali e internazionali. Non più, non come un decennio fa.
    Inoltre i brand tradizionali prediligono i media tradizionali. Ciò non farà che velocizzare il loro isolamento e la loro secolarizzazione. Google, WhatsApp, Facebook, YouTube non fanno e non faranno mai spot televisivi per raccogliere consenso.
  • L’indagine Ipsos è stata effettuata in Italia ma l’esito è evidentemente “globale”. È probabile che la stessa indagine effettuata in India o in Australia porterebbe analoghi risultati. La nostra è una società virtuale e globalizzata.

I trend sono diventati web trend, i passaparola si sono trasformati in hashtag, le dicerie della moglie del farmacista  sono su Facebook, le foto della torta della nonna sono tutte su Instagram, …

Google, Amazon, WhatsApp, Facebook non solo veicolano contenuti e tendenze ma imprimono in modo profondo il loro brand nelle nostre vite. A prescindere dal luogo dove siamo nati e dalla lingua che parliamo.

Visto che la ricerca Ipsos ha come obiettivo evidenziare la responsabilità sociale d’impresa (CSR) a cui questi grandi marchi dovrebbero ambire, abbiamo deciso di fare un piccolo esercizio di fantasia. Immaginiamo, ottimisticamente, che da domani Google nella sua lista risultati al primo posto proponga sempre un testo, un link, un video su come educare al rispetto dell’ambiente. Idem Amazon mentre si fa shopping online, Instagram e Facebook mentre si leggono i post. Gli effetti positivi sarebbero strabilianti, oltre ogni aspettativa.

Presi dalle nostre congetture stavamo per dimenticare l’ultimo brand oggetto della nostra analisi!!! Che distratti! …. Cosa facciamo dopo ore passate immobili a chattare o a fare altro in rete? Se abbiamo fame mangiamo una merendina del mulino bianco.

Suggeriamo a tutti, in coerenza con tutto quanto detto, di rispondere alla prossima indagine Ipsos indicando il vostro  virtual brand preferito: “Mondoduepuntozero”.
Ci sembra la risposta più appropriata visto che oramai siamo tutti pienamente  consapevoli di vivere  in un Mondo 2.0.

Mondoduepuntozero

Nel ringraziare Ipsos per i dati citati in quest’articolo ricordiamo che Mondoduepuntozero è solo un gioco, una passeggiata da fare assieme in rete, non ha nessun fine commerciale.

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