L’uomo nella “Bolla” in Rete

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bolla_in_reteMi piace osservare ciò che ci circonda, osservare i piccoli cambiamenti quotidiani, cercare di aggregarli in modo da intuire il movimento nella sua interezza e quindi la direzione del cambiamento , specie in ambito sociale.
Ritengo che gli smartphone, in combinazione con i social network, le chat, le APP, la rete intesa come “network”, stanno cambiando, giorno dopo giorno, il nostro modo di comunicare e di interagire. Cambia la percezione che abbiamo di noi stessi ed il modo di relazionarci gli uni con gli altri.
Come era già avvenuto con l’avvento della televisione la diffusione degli smartphone ha creato una sorta di, ulteriore, “bolla” , uno spazio personale, virtuale, in cui molti di noi si proiettano o forse si nascondono, molte volte durante la giornata, anche quando sono in compagnia d’altri.
Capita così che un nucleo familiare si trova a passare la serata in una singola stanza, separati nell’interesse verso il televisore, verso il videogioco su console oppure on line, verso la chat o il social network, verso il libro, cartaceo o digitale.
Ogni componente interagisce, percepisce, ragiona, ma lo fa al di fuori del proprio ambito reale, la stanza, proiettandosi in un “altro” spazio, virtuale. È come se ogni persona fosse nella sua personalissima bolla indirizzato nel comunicare dallo strumento tecnologico a sua disposizione e non dal luogo dove risiede o dalla vicinanza fisica o dalla familiarità  con l’interlocutore. Siamo proiettati altrove, siamo come delle isole, connesse tramite ponti virtuali, singoli individui che coltivano il proprio ego tramite un network di contatti, di servizi, di informazioni.
Questa condizione ubiqua ci porta a raggiungere con grande rapidità chi è più lontano e a comunicare con maggiore difficoltà con chi ci è accanto.
Certi cambiamenti non avvengono per caso, la nostra società ci impone da alcuni decenni modelli di comportamento basati sull’indifferenza: prendiamo quotidianamente lo stesso autobus, la stessa metropolitana, facciamo la stessa fila al supermercato, facciamo colazione allo stesso banco del bar, facciamo la stessa strada nello stesso momento ma siamo, spesso, singole entità che non comunicano.
Azioni quotidiane, che ripetiamo e ripetiamo, senza infrangere la nostra “bolla” senza entrare in contatto con chi ci è vicino. Viviamo la vicinanza con estrema e costante indifferenza, talvolta anche con diffidenza.  Da qui il concetto sociologico di “estraneo familiare” ovvero di persona che si incontra quotidianamente, che condivide percorsi ed orari, di cui si ricorda la fisionomia, lo sguardo, il sorriso, ma che non si conosce, con cui non si è mai parlato.
Con la diffusione delle tecnologie “smart” diventa facile, molto facile stabilire un contatto con un estraneo, evadere in modo virtuale dalla nostra bolla, ma, allo stesso tempo, distogliamo la nostra attenzione da chi ci circonda, almeno in parte.
I nuovi network amicali, i gruppi, le comunità, sono solo in minima parte basate su elementi di vicinanza, come ad esempio avere frequentato la stessa scuola o  vivere nello stesso luogo.
Questo nuovo modello fornisce molte più alternative alla solitudine, permette a persone con interessi unici o particolari di trovarsi e aggregarsi e quindi di condividere.  Allo stesso tempo questo modello indebolisce i rapporti basati sulla fisicità, sul contatto e sulla vicinanza.
Il modello sociale basato sull’ ascolto passivo dei media si è rivelato totalmente insoddisfacente, ma il nuovo modello, sorprendentemente, non attinge dalle risorse umane che sono vicine, che già partecipano alla nostra vita, piuttosto ci spinge ad interagire con “altri”, soli o già parte di un gruppo, comunque posizionati chissà dove.
Siamo sempre più veloci, estroversi e smaliziati,  parliamo, commentiamo, condividiamo, con chi è lontano, irraggiungibile e forse sconosciuto, ma, allo stesso tempo, aumentiamo lo spessore delle nostre “bolle” trasferendo  quotidianamente parte della nostra energia dal mondo reale al mondo virtuale, dal mondo esterno al nostro cyberspazio “interno”.
Eravamo la società delle piccole comunità locali o familiari, siamo diventati la società dei singoli, televisiva urbana e industriale.
Nel tentativo di risolvere l’alienazione dovuta al precedente modello sociale stiamo diventando, almeno in parte,  la società dei network, la società delle comunità virtuali, delle persone che si confidano e si amano pur non essendosi mai toccate o viste di persona.
Per questo la rete o il cyberspazio che dir si voglia, come la scoperta del fuoco e come l’invenzione della ruota, è destinata ad essere  l’elemento che determinerà i maggiori cambiamenti nella società umana.

Mondoduepuntozero.

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