Lonely window: Soli davanti al computer

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Prima dell’avvento di internet il rapporto tra uomo e computer era estremamente personale. Accendere il computer significava, spesso, smettere di comunicare, voltare le spalle agli altri. La programmazione, i videogiochi, la videoscrittura erano momenti intimi, di rado condivisi se non a fronte di un risultato finale. Chi, negli anni ottanta, utilizzava frequentemente un computer era, spesso, consapevolmente,  isolato dal resto del mondo.
Oggi è, forse, tutto diverso, i computer sono sempre più piccoli, disponibili in un istante,  al click, permettono “soprattutto” di collegarci con altre persone,  da qualsiasi parte del pianeta. Chi “accende” il computer, oggi, molto spesso, vuole interagire con altri.
Utilizziamo il computer, specie nella sua versione smart, non per “isolarci” ma per “trovarci“, per condividere istantaneamente le nostre emozioni, il nostro vissuto quotidiano.
Eppure, a pensarci bene, per quanto le emozioni  che nascono in rete sono reali, il contesto in cui crescono è  virtuale, digitale, sintetico.
L’esperienza digitale azzera tre dei nostri principali sensi: il gusto, l’olfatto e soprattutto il tatto e circoscrive  l’uso dei rimanenti, la  vista e l’udito, non indispensabili per comunicare in rete. (In realtà secondo quanto afferma wikipedia i nostri sensi sono ben nove, ma non vogliamo rendere ancor più complesso questo già strano articolo).
Nonostante ciò l’esperienza digitale è estremamente ricca, di contenuti, immagini, video. Immediata ma priva  di contatto. Siamo Avatar di noi stessi.
Un processo di scissione  del contatto fisico da quello emotivo  che ridisegna gli spazi e l’arredo nelle nostre case, che ridefinisce il modo di comunicare, di muoversi, in casa, specie tra le diverse generazioni.
Il televisore, al centro  del nostro salotto, sta perdendo, progressivamente, appeal e centralità, ora cerchiamo un angolo,  un  tavolo, una  scrivania, un  divano, in cui posizionarci comodamente con il nostro computer, sempre più leggero e agile, per emozionarci  un pò.
Anche i punti luce nelle nostre case perdono centralità, diventano retrostanti,  subordinati alla luce centrale fornita dallo schermo video del PC, dello smartphone o della tablet.
Spazi , presenti in casa, la nostra, in cui ci isoliamo con l’obiettivo di sentirci meno soli.
Le bellissime foto realizzate da Julien Mauve, presenti nella galleria “lonely window“,  rendono perfettamente l’idea di questo cambiamento. Di come l’essenza della socializzazione, lo stare assieme nello stesso luogo, del guardarci e del toccarci, è venuta  in  parte meno con la diffusione della rete, a fronte di un nuovo e diverso modello relazionale, aperto, partecipativo, collaborativo, sociale ma anche anonimo, mimetico, sintetico, solitario.
Siamo davanti al nostro computer, il nostro sguardo fissa lo schermo video, la nostra mimica cambia rapidamente, in funzione degli input che arrivano dalla rete, viviamo un’esperienza profonda, immersiva,  ci emozioniamo, ma gli altri cyberutenti non sono qui, c’è solo uno schermo video. Ciò che viviamo non attinge dalla realtà che ci circonda.
Internet deve il suo successo al suo essere uno spazio aperto, sempre raggiungibile, senza filtri, inibizioni, gerarchie ma, allo stesso tempo, come ogni cambiamento epocale, che riguarda tutti ed amplia il nostro spazio relazionale, chiede un dazioriduce la nostra esperienza sensoriale.
Siamo noi, come nelle foto di Julien Mauve, soli ma assieme, uniti senza la possibilità di tenerci per mano, di fronte al nostro schermo video, alle nostre “lonely window“.

Mondoduepuntozero.


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