L’insegnante deve diventare Blogger (parte seconda)

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Nel precedente, e recente, articolo, abbiamo descritto un nuovo quadro sociale che ci coinvolge tutti, bambini compresi. Questo vortice di cambiamenti, di cui la rete è la “cassa di risonanza”, porta con sé nuovi modi di comunicare, di esprimere emozioni, di condividere amicizie, amori, eventi.
Abbiamo spiegato come l’insegnante deve partecipare in modo attivo a questo processo, affiancando l’azione didattica più tradizionale all’utilizzo, costante, di strumenti web, in particolare social network e motori di ricerca. È necessaria, estremamente necessaria, un’azione, forte, di mediazione culturale, tra i bambini e il web. È necessario affiancare la spiegazione con “esempi virtuali“, semplici, diretti, al passo con i tempi.
E gli adolescenti? Quali  strategie si possono applicare per ridurre il divario tra istruzione e l’uso del web?  Facciamo un passo alla volta, riteniamo opportuno prima evidenziare gli elementi che connotano questo cambiamento, ne abbiamo identificati, macroscopicamente, quattro:
Nuovi modelli relazionali, possibili tramite social network, modelli che hanno  rovesciato il nostro rapporto con il computer, prima strumento di isolamento, intimamente connesso al nostro immaginario e al nostro tempo libero, ora strumento sociale, sempre presente, pubblicamente collegato con tutte le nostre amicizie e conoscenze.
Un nuovo modello di comunicazione sociale, non più uno ad uno (unicast), come avveniva e avviene con il telefono, ne uno a molti (broadcast), come avveniva e avviene con radio e televisione, ma molti a molti (multicast). Con portali, blog, chat e social posso, con un solo messaggio, raggiungere instantaneamente molte persone e aprire più ambiti di discussione in contemporanea, ogni persona può partecipare e dire la sua e coinvolgere ulteriori persone.
Nuove applicazioni software. In questi anni, pochi, è cambiata  l’identità ed il ruolo del software, non più pensato dai tecnici per i tecnici o per i burocrati: una nuova generazione di applicazioni intuitive, familiari, facili da utilizzare, pronte al click, instantanee.
Nuovi modi di fare informazione. In questo caso evidenziamo due cambiamenti.
La semplificazione dei testi, divenuti brevi, snelli, efficaci, semplici da leggere, caratterizzati da pochi termini chiave.
L’utilizzo, diffusissimo, di contenuti multimediali, immagini e video, anche per fare didattica.
Cambiamenti che riguardano la sfera personale, emotiva, sociale, visiva, culturale.
I giovani, gli adolescenti, sono la categoria più coinvolta in questo cambiamento. La loro capacità di trasferire emozioni ed anche la propria quotidianità sul web è elevatissima. Il confine tra personale e pubblico, tra reale e virtuale, tra immaginazione e immagine personale, è sottilissimo, forse neanche più presente.
La socialità di un adolescente è legata a doppio filo con la presenza, la popolarità, la disponibilità, il seguito che ha in rete.
Di fronte ad utilizzatori cosi “estremi” e compulsivi come può agire il docente?
Ad uno studente delle scuole superiori è necessario assegnare compiti “discretamente” complessi, in linea sia con i contenuti offerti dalla rete sia con la sua capacità reattiva, compulsiva di utilizzare il web. Innanzitutto bisogna stimolare la lettura di testi digitali, insegnare come comportarsi quando c’è un ipertesto, con esempi in cui si incentiva la lettura sequenziale del testo ed altri in cui, tramite  l’ipertesto, ovvero un link che ci porta altrove, si raggiungono ulteriori contenuti. Il web talvolta ci distrae, mentre in altri casi ci permette di comparare, di individuare affinità e legami, di collegare informazioni, persone e concetti.
Uno studente del ventunesimo secolo deve essere in grado di cercare in rete un autore, un personaggio storico, un evento, un tema,  un’immagine, di analizzare i contenuti rintracciati, di costruire una bibliografia/sitografia, un elenco di siti caratterizzati da contenuti affidabili, possibilmente anche in lingua inglese.
Questo percorso di ricerca, selezione, enunciazione delle fonti è fondamentale, stimola lo spirito critico, potenzia la capacità, personale, di selezione, di scarto, di aggregazione  dell’informazione. Un percorso che deve andare di pari passo con l’apprendimento “sulla carta“.
Possiamo pensare alla rete come ad un grande ingranaggio che produce, di continuo, miliardi di contenuti, un enorme generatore di entropia, un mix di contenuti di pregio, informazioni di nessun valore e tanta, tantissima immondizia. Lo studente deve sapersi muovere tra questi contenuti, riconoscere le fonti affidabili, scartare velocemente quanto inutile, fazioso, obsoleto o offensivo, identificare contenuti affini. L’obiettivo? Sviluppare una capacità critica che potrà rivelarsi fondamentale quando si è adulti.
Il nostro secondo suggerimento, sempre imperativo, riguarda il social network Twitter. Uno studente, che vive già numerose comunità virtuali, deve avere una utenza twitter in cui condividere i risultati del proprio studio, i link interessanti rintracciati in rete, le ricerche, i suggerimenti, i dubbi e, soprattutto, deve condividere questi momenti tramite l’uso di hashtag. In questo modo lo studente diventa parte di una comunità, virtuale, che discute e approfondisce contenuti culturali, che condivide il proprio percorso didattico.
Parimenti l’insegnante deve svolgere, così come già succede nel mondo reale, il ruolo di guida, deve creare e moderare spazi social “di classe”, arricchirli con brevi post e tweet, stimolare la ricerca in rete, evidenziare contenuti di pregio, difendere il ruolo della grammatica e dell’informazione nella comunicazione, indirizzare la redazione di testi nel web verso un linguaggio comprensibile e coerente, premiare la pazienza e la capacità di analisi.
Suggeriamo, come già fatto nel precedente articolo, sessioni di analisi congiunta dei post e dei tweet pubblicati in rete, al fine  di migliorare struttura, logica e grammatica utilizzata dallo studente a fronte di frasi molto brevi.
Suggeriamo inoltre, ove possibile, la proposta di brevi video didattici. Gli studenti d’oggi dovranno lavorare spesso in videoconferenza, in stretta sinergia con colleghi e staff posizionati altrove, è importante che acquisiscano sin da ora la capacità di apprendere ascoltando un video, di concentrarsi su quanto detto da una persona che non è fisicamente presente in classe.
La missione dell‘insegnante è da sempre difficile, con l’avvento del web, con le nuove forme culturali, perché di cultura comunque si tratta, lo è sicuramente di più. Nonostante ciò, nonostante l’assenza di un supporto istituzionale e tecnologico, riteniamo questa sfida irrinunciabile e possibile da vincere.
Abbiamo millenni di storia e di cultura da difendere e da trasmettere alle nuove generazioni, dobbiamo farlo utilizzando, anche, gli strumenti a loro più familiari, strumenti che useranno durante l’arco della loro vita e che, a loro volta, permetteranno la trasmissione della conoscenza alle generazioni successive.

Mondoduepuntozero.

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