Liberta’ e Internet (ai tempi del Coronavirus)

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La prima parte del XX secolo è stata caratterizzata da due guerre mondiali, guerre coloniali e conflitti locali, dittature, genocidi e deportazioni di massa, prigionie, carestie, … Questo periodo, tra i peggiori della nostra storia, aveva lasciato nei sopravvissuti una naturale esigenza di libertà.

Da questa esigenza è nata una società più libera, molto più libera.
Libertà di pensiero, libertà di aggregazione, libertà di informazione, libertà di esprimere il proprio credo politico , libertà di voto, libertà di scelta e di consumo, libertà …
Intendiamoci non tutto è avvenuto in modo semplice, talvolta è stato necessario l’esempio, il sacrificio di personaggi straordinari, uomini e donne che hanno indicato la direzione,  trascinando l’opinione pubblica nazionale e internazionale.

L’impulso di rinnovamento non si è affatto spento con il boom economico degli anni ‘50, la generazione successiva, i giovani nati nel dopoguerra hanno preteso nuove libertà: scegliere come vestirsi, come comunicare, come fare musica, di farsi crescere i capelli,  …
Negli anni successivi, con meno clamore, questo processo di ricerca di nuovi spazi,  “non conforme”,  è andato avanti, seppure in modo mutevole, e con numerose contraddizioni.
Abbiamo acquisito maggiore libertà di movimento, di viaggiare anche in luoghi lontani, di comunicare da ogni luogo, la libertà di acquistare oggetti realizzati in qualunque parte del mondo, …

Dopodiché, spinti da questa incessante necessità di essere liberi  abbiamo raggiunto il nostro apice: abbiamo ideato e realizzato uno spazio virtuale completamente libero dove ciascuno di noi può essere chi vuole, può connettersi con chiunque nel pianeta e dire ciò che vuole: Internet.

Internet è un vero e proprio universo virtuale a libero accesso, dove tutti, con qualche click, possono essere e dire tutto (o quasi).
Come ogni universo Internet ha avuto il suo Big Bang che ha generato, e sta generando tutt’oggi, una quantità infinita di entropia e di contraddizioni.

Questo processo di colonizzazione degli spazi reali (prima) e virtuali (poi) sembrava sino a qualche giorno fa inarrestabile, frutto di una sorta di evoluzione darwiniana della nostro specie, il nostro “spirito libero”.

Poi è arrivato il COVID 19 il coronavirus.

Improvvisamente ci siamo accorti che molte, moltissime delle libertà conquistate nel mondo reale dovevano essere rimesse completamente in gioco. Molti di noi, in particolare i giovanissimi che queste libertà le hanno di fatto sempre avute, tutte, hanno faticato molto ad accettare l’idea di semplificare il proprio stile di vita. Di essere “meno” liberi. Di essere temporaneamente “non liberi”.
Tornare indietro per ciascuno di noi non è affatto naturale e non è affatto facile. Questa naturale reticenza a perdere diritti considerati naturali gioca purtroppo a favore del virus e della sua diffusione.

Allo stesso tempo ci siamo accorti che il nostro secondo universo completamente “libero”, quello virtuale, realizzato di recente, caotico, confuso, contradditorio, Internet, non è soggetto a restrizioni e che può essere utilizzato come “surrogato” del mondo reale. Come alternativa alle forti restrizioni determinate dal virus.

Giornalisti, sociologi, accademici  hanno più volte enfatizzato i limiti della rete, di Internet, annunciandone il futuro ridimensionamento a favore del mondo reale. Ad oggi sta invece accadendo il preciso contrario.

Internet é l’antidoto alla noia e all’isolamento determinato dalla pandemia.

Eravamo già diventati abilissimi nell’acquistare online e nel chattare nei nostri spazi social, a queste abitudini virtuali ne abbiamo in tutta fretta aggiunte altre.
Stiamo imparando a fare “smartworking”,  didattica a distanza,  stiamo imparando la lettura digitale, intensificato la visione in streaming,  facciamo apertivi in videoconference, …

Ci viene da dire che il Mondo 2.0 è iniziato proprio nel 2020 (che a ben vedere è un 2.0 ripetuto due volte) e che probabilmente alcune di queste abitudini virtuali, specie se la quarantena durerà più di quanto ipotizzato, si affermeranno in modo stabile nella nostra società.

Siamo un moderno Icaro che finalmente ha realizzato il suo antico sogno di volare ma poi, a causa di una pandemia, si è improvvisamente accorto di non poter più, temporaneamente, tornare sulla terra. Icaro oggi può solo volare.

Possiamo, temporaneamente, fare ciò che vogliamo in rete ma non nel mondo reale.

Probabilmente gli uomini e le donne che usciranno da questa pandemia avranno una spinta ad essere liberi simile a quella che i loro predecessori hanno maturato dopo le  due grandi guerre e gli eventi del novecento. Sentiranno la necessità di aggregarsi, di abbracciarsi, di condividere.
Probabilmente molti degli impiegati velocemente posizionati in modalità “smartworking” insisteranno per lavorare da casa, invece di fare due ore di viaggio “da” e “per” il lavoro. Anche perché il PC portatile che hanno nella borsa e il cloud rappresentano tutto il loro “mondo virtuale lavorativo”.
Probabilmente aumenteranno gli studenti che si iscriveranno a corsi online.
Probabilmente aumenteranno i  lettori di e-book e riviste online.

La società che uscirà da questa pandemia sarà più digitale, più presente in rete, più collegata virtualmente, più interconnessa, meno fisicamente globalizzata.

Allo stesso tempo non appena possibile cercheremo di ritrovare il contatto e le esperienze nel mondo reale, elementi vitali per la nostra specie.

Uno shock, un’esperienza fortemente negativa, che influirà sulla “percezione digitale” di ognuno di noi.

Per anni vi abbiamo detto che era già iniziato il Mondo 2.0. Ci sbagliavamo.
Quella che abbiamo vissuto sino al gennaio 2020 era una premessa, un’introduzione, un prologo.

Il vero Mondo 2.0 inizia oggi.

Mondoduepuntozero.

 

 

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