La rete come sistema di comunicazione

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Dopo alcuni articoli dedicati alle novità ed alle curiosità della rete, indispensabili per aumentare l’interesse ed il numero di utenti attorno a questo BLOG,  ritorniamo in questo articolo a riflettere “sociologicamente” sul sistema Internet.
Un sistema autopoietico è qualcosa di più di un sistema, caratterizzato da precisi confini un sistema autopoietico è un “qualcosa” di attivo, vive e riproduce le proprie strutture ed infrastrutture, non solo, produce elementi innovativi, vere e proprie imitazioni di sè stesso, originali o grottesche, antitetiche o linearmente conseguenti.
Un sistema mutevole in grado di crescere nel tempo, in breve tempo e attraverso il tempo, un fenomeno di fenomeni, un insieme di insiemi.
Di fronte a questa molteplicità di comportamenti, soluzioni, situazioni e strumenti è estremamente difficile applicare un solo metodo di analisi: analizzando singolarmente un albero non siamo in grado di coglierne la sua evoluzione e il suo comportamento in termini assoluti, analizzando complessivamente la foresta amazzonica non riusciamo ad andare oltre una visione d’assieme.  Inoltre la presenza di numerosi sottosistemi rende difficile identificare regole universalmente valide.
Come osservare un fenomeno ampio e capillare caratterizzato da numerosi, potenzialmente infiniti subfenomeni?
Probabilmente la chiave d’analisi, l’unità da cui partire non è il sistema stesso o la sua minima frazione, non è l’utente della rete, probabilmente l’unità minima da cui partire è la comunicazione, sono gli input e gli output, termini tecnici entrati ormai nel nostro gergo comune.
Qualcuno, tra i miei esigui lettori, si chiederà il fine di questa intricata introduzione, di cosa stiamo parlando?
Il mio è un tentativo semplicistico di applicare i principi della teoria di  Niklas Luhmann al sistema sociale, autopoietico e autoreferenziale, trattato in questo blog: internet.
Trovo che il perno della teoria di Luhmann, ovvero che un sottosistema sociale è essenzialmente comunicazione, rappresenti un anticipazione, una visione avveniristica del migliore metodo da applicare al sistema virtuale che sta caratterizzando questo ventunesimo secolo.
Ai detrattori di internet ricordo che la  rete, almeno in questa fase iniziale, non è conoscenza ma pura comunicazione, che il limite della rete 2.0 è nella qualità del prodotto finale, limite superabile nel futuro prossimo,  mentre il suo punto di forza è nella connettività e nella capillarità, nella condivisione veloce, nel network.
La rete è si effetto delle singole azioni dell’uomo, che l’ha creata e l’alimenta, ma è, ovviamente, molto di più della semplice somma di quanto prodotto dai suoi creatori.
I nodi della rete, gli utenti, o meglio le loro proiezioni virtuali, si aggregano e comunicano, le aggregazioni a loro volta diventano “nodi”, i nuovi nodi catturano l’attenzione di nuovi utenti e si ramificano, attraverso i loro contatti ed i loro interessi. Un network di network che produce network, una rete che genera reti, una sottosistema virtuale e  sociale in perenne mitosi.
Internet è un sistema di comunicazione, è interconnessione, è un “blob”, un entità che si autoalimenta e cresce a dismisura.
Per comprendere la rete dobbiamo analizzare macroscopicamente i suoi elementi, i flussi di comunicazione, i click, i post, i tweet, le mail, i link, che lo alimentano ed anche l’effetto che tali input hanno sul mondo reale.
Nell’anno che verrà, ovvero nei prossimi articoli, analizzeremo coloro che analizzano la rete, studieremo coloro che studiano i flussi di comunicazione in rete e le tendenze che ne conseguono.
Cercheremo di capire assieme cosa in rete produce comunicazione, appoggiandoci ai grandi numeri forniti dai server in rete.
La nostra società, divenuta globale, ha prodotto lo strumento globale per antonomasia: il cyberspazio.
Tenteremo di analizzarlo con il giusto distacco suggerito dal principi autopoietici lasciateci da Niklas Luhmann.
Mondoduepuntozero

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