Io, te, loro, Google ed i primi tre risultati esito di una ricerca

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Motori_ricerca
Quest’articolo prende spunto dalla notizia  pubblicata in rete qualche settimana fa, che annuncia un importante traguardo raggiunto da Google:

100 miliardi di ricerche al mese.

Il primo effetto, già osservato per altre notizie simili, è stata la notevole diffusione in rete di questa news. Si tratta di una notizia  d’impatto, con Google come protagonista, che cattura l’attenzione dei lettori.
Nei giorni a seguire abbiamo trovato questa notizia dappertutto. La rete è una grande cassa di risonanza: giornalisti, blogger, informatici, nessuno è riuscito a resistere alla tentazione di riportare i termini “Google”, “100” e “miliardi”.

La notizia, come una musicassetta duplicata centinaia di volte, ha perso, di replica in replica, la sua identità, riducendosi ad un mero sintetico annuncio. Come spesso succede quasi tutti  i “diffusori”  si sono limitati ad annunciare il fatto senza commentarlo se non velocemente.

Questa news ha generato migliaia di cloni, tant’è che se cercate oggi in rete, tramite Google, i tre termini “Google 100 miliardi” trovate ben 1.040.000 potenziali risultati.

Il cortocircuito:

  • Google ha miliardi di contatti mensili.
  • La news ha milioni di occorrenze – repliche in rete.
  • Google rintraccia, analizza e propone tutte le news nelle sue liste risultati.
  • Gli utenti rintracciano la news molte volte.
  • Avvengono decine di milioni di click da parte degli utenti.

Internet è un sistema che si autoalimenta.

Dal punto di vista numerico siamo d’accordo con Larry Page, gli obiettivi che Google può raggiungere sono ben altri. Google ha:

  • almeno 1 miliardo di utenti internet potenziali al giorno,
  • un motore efficiente e transnazionale,
  • uno spazio illimitato a disposizione,
  • un numero di cyberutenti (smartphone e tablet) in costante e veloce crescita

Riteniamo che l’obiettivo raggiunto sia importante, significativo, ma allo stesso tempo estremamente facile da superare.

Sappiamo, statistiche alla mano, vedi l’articolo “Life online: la rete, un fenomeno in continua crescita”,   che il 93% dei “nativi digitali” (fascia di età 16-24) utilizza internet almeno una volta alla settimana (Fonte EuroStat 2011).  I giovanissimi sono grandi utilizzatori della rete e dei motori di ricerca. In particolare Google.

Ci chiediamo dove viene convogliato tutto questo potenziale.

Stiamo progressivamente abbandonando altri schemi di ricerca per utilizzare un unico strumento? 

Ci affidiamo incondizionatamente ai motori di ricerca?

Siamo in grado di scegliere l’informazione più corretta?

Abbiamo cercato in rete dati statistici che potessero dare un riscontro alle nostre supposizioni. A dire il vero questa ricerca  si è rivelata lunga e poco appagante. Anche in questo caso siamo di fronte ad un ossimoro, non siamo riusciti, tramite i principali motori di ricerca, a trovare informazioni statistiche affidabili e complete che ne attestassero l’uso.

Non sempre internet è un universo trasparente.

Abbiamo comunque trovato tre esempi qualitativamente molto interessanti.

Il primo prende spunto dalla “fuoriuscita” di dati da AOL, si dice in rete  frutto di errore “accidentale”. Si tratta di circa venti di milioni di query  di ricerca effettuate da oltre 600.000 utenti. Questo “pack di dati” rappresenta probabilmente l’unico dato rilevante dal punto di vista numerico disponibile in rete.  Abbiamo brevemente riassunto i dati raccolti nella successiva tabella (cliccare sull’immagine per ingrandire).

AOL_click_stat

I dati vanno oltre le nostre aspettative:

  • nel 42,3% dei casi selezioniamo il primo risultato presente nella lista di ricerca,
  • il secondo risultato ha un delta di -71.82% con solo 11,92% dei click,
  • il terzo risultato ha l’8.44%,
  • mentre i successivi risultati hanno percentuali di selezione minime.

Interessante anche il fatto che quantitativamente, posizioni come la 21esima, la 31esima e la 41esima non sono poi così distanziate tra di loro. Ciò indica come una percentuale  di utenti è disposta a cercare con attenzione, a scorrere la lista oltre la prima o la seconda pagina.

La prima pagina ha l’89,68% dei click, in pratica 9 utenti su dieci si fermano alla prima pagina.

Troviamo originale che la posizione n.10 sia l’unica a non rispettare il trend decrescente. La posizione n.10 ottiene più click della posizione n.9. Forse il nostro occhio (o la nostra curiosità) tendono a dare un po’ più di attenzione a quanto presente a fine lista.

Se non si è in prima pagina dopo una ricerca si ha una possibilità minima di essere selezionati.

C’è però molto di più, i cyberutenti concentrano il 62,66% delle selezioni, quindi quasi due terzi dei click, nelle prime tre occorrenze. Il “relevance ranking”  ovvero l’algoritmo che determina la posizione dei risultati esito della ricerca sembra guidare inesorabilmente i nostri click.

La nostra seconda fonte di riferimento è ancora più “particolare”, si tratta di dati provenienti da “BrandSoftech”. Fornitore di soluzioni software per casinò e game on-line. Il campione è composto da 5.357.519 click provenienti da 29.327 diverse frasi chiave digitate in Google, estrapolati tramite 63 diversi siti di scommesse.
Sono disponibili in rete solo i dati relativi alla prima pagina, quindi ai primi dieci risultati. Non ci è  chiaro se le restanti pagine catturano meno dell’1% dei click o semplicemente se lo studio analizza la distribuzione dei click della sola prima pagina. Optiamo per la  seconda ipotesi, un campione significativo di click relativi ai primi dieci risultati.

BrandSoftech_click_stat

I dati sono molto simili a quelli proposti nella prima tabella, anzi rafforzano il ruolo delle prime voci in lista.

Le prime tre voci arrivano al 71,86% . Se il rapporto percentuale è solo tra i primi dieci valori è necessario, in termini assoluti, togliere circa il 7%. Anche in questo caso è meglio essere decimi che noni. Anzi in questo caso il gap tra nono e decimo posto è ancora più evidente. Ciò attesta come, probabilmente, ci fidiamo molto di più delle nostre percezioni visive (primi e ultimi posti) che non di ciò che leggiamo. Poniamo maggiore attenzione a quanto presente in alcuni punti dello schermo video.

Circa i due terzi degli utenti selezionano uno dei tre primi risultati offerti dal motore di ricerca. Ora riusciamo a capire perché Google a fronte di una ricerca propone sempre tre link sponsorizzati nella parte superiore della lista. Si tratta dei tre link statisticamente più selezionati.

Le posizioni n.1, n.2, n.3 sono quelle che i cyberutenti prediligono.

Se è vero che la maggioranza degli utenti “preferisce” o “si accontenta” dei primi risultati in lista abbiamo  comunque, in base ai dati AOL prima presentati, circa un 10% degli utenti che va nella seconda pagina. Il fenomeno del “click facile” sui primi tre risultati ci preoccupa ma non tutto è perduto.

C’è una fascia di pubblico in grado di selezionare ciò che è nelle successive pagine. Pubblico compente, in grado di replicare la stessa ricerca aggiungendo ulteriori termini, riducendo quindi di molto il numero di occorrenze esito della ricerca stessa.

Questi comportamenti evoluti determinano in rete un fenomeno detto “Coda Lunga” o “Long Tail”,  dall’espressione coniata da Chris Anderson.
Tale fenomeno mette in evidenza l’80% delle occorrenze (di qualsiasi tipo o genere) meno popolari. In pratica vi permette di rintracciare  quell’informazione “di nicchia” che alla grande massa degli utenti non interessa. Informazione che senza i motori di ricerca è  difficilmente reperibile.

A corredo di queste fonti tutt’altro che istituzionali vi proponiamo la ricerca effettuata dalla Cornell University denominata “Eye-Tracking Analysis of User Behavior in WWW Search” .

In questo caso il numero di click ed il campione di utenti è poco significativo. Viene posta particolare attenzione alla percezione che l’utente ha della pagina, tramite lo studio di “indici oculari”: quanto tempo l’utente osserva la pagina e come la osserva. Anche qui le prime tre occorrenze hanno un ruolo predominante rispetto alle altre.

Per i più curiosi suggeriamo di visionare i servizi “Google trends”. Servizi che monitorano la rete e propongono statistiche giornaliere relativamente a quanto di maggiore interesse per gli utenti. I trend/click su grandi numeri forniscono informazioni molto generiche e finiscono per evidenziare eventi nazional-popolari: gossip, calcio e politica… Riteniamo la rete sia qualcosa di più complesso dal punto di vista sociale di quanto sintetizzato in queste trends-pages .

Concludendo c’è da essere ottimisti e pessimisti allo stesso tempo. La rete ci permette di comunicare. Di esprimere la nostra opinione. Di pubblicare materiale che attesta inequivocabilmente un fatto. Di cercare qualcosa difficilmente reperibile nel mondo reale.

Allo stesso tempo però tendiamo ad accontentarci di quello che la rete ci offre. Senza utilizzare appieno gli strumenti a nostra disposizione. Primo tra tutti il nostro cervello.

Non accontentatevi  dei primi tre risultati forniti dai motori di ricerca, probabilmente nella seconda e nella terza pagina c’è qualcosa di altrettanto interessante.

Mondoduepuntozero.

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