Intersezione Social

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Negli anni novanta pensavamo che nessuno avrebbe intaccato il ruolo centrale della televisione. Il TV era il grande protagonista del nostro tempo libero. Posizionato al centro delle nostre stanze e delle nostre serate, in grado di condizionare il nostro costume sociale, di limitare la nostra socialità. Zitto zitto che sta per iniziare …
In quegli stessi anni vedevamo i noleggi DVD come luoghi di innovazione e cambiamento, dove finalmente il telespettatore poteva scegliere liberamente cosa guardare.

Nel primo decennio duemila eravamo convinti che la proposta di film e serie televisive on demand, come ad esempio Sky on demand e Netflix, avrebbe trasformato spettatori passivi in utenti consapevoli, in grado di “sfogliare” un’intera banca dati. Tramite Internet.

Oggi, alla soglia del 2020, abbiamo le idee decisamente meno chiare.
Abbiamo capito, analizzando il passato, che il rapporto tra Internet e la televisione segue un percorso la cui direzione non è certa.

I limiti insiti nel modello di comunicazione televisivo, di tipo  “broadcast” ovvero 1 trasmettitore e molti riceventi, hanno favorito la diffusione di Internet.
I nativi digitali, di fronte a nuove alternative fornite dalla rete, non hanno accettato il ruolo di spettatori passivi e silenti.

Ma internet non ha “mangiato” la televisione come ipotizzavamo, anzi sta avvenendo un “Intersezione Social“.

Televisione e internet sono oggi paragonabili a due rette che dopo tanto viaggiare hanno trovato il loro punto di intersezione.
Il network televisivo si è miscelato con il nuovo network, la rete.

Lo strumento che garantisce questa inaspettata intersezione è l’hashtag.

Stai seguendo un programma tv nazionalpopolare come il Festival di Sanremo o un reality oppure XFactor? Puoi dire la tua  agganciandoti ad un webtrend, semplicemente aggiungendo il giusto hashtag al tuo tweet o post.  Dopodiché puoi seguire  sequenzialmente, o forse meglio dire puoi “intersecare”, il parere di altri migliaia di cybernauti-spettatori .
La nostra interazione social applicata ai programmi tv non fa che crescere. Siamo nodi di due diversi network, in buona parte in sovrapposizione proprio grazie ad hashtag estremamente popolari.

Siamo utenti multitasking, contemporaneamente spettatori e commentatori.

Non è un caso se ad ogni partita di calcio di Premier League, il campionato inglese seguito in tutto il mondo, è associato un hashtag, che scatena il dibattito tra tifosi geolocalizzati ovunque, in tutte le lingue.
Non è un caso se ogni dibattito politico è commentato con fervore da illustri sconosciuti, sempre sulle piattaforme social, sempre tramite hashtag.

L’hashtag, vera e propria agorà virtuale, ha rivitalizzato la televisione, risolvendo il suo principale limite. Ha risvegliato il nostro istinto primario che ci spinge a fare quattro chiacchiere attorno al fuoco, o meglio attorno ad un hashtag.

Allo stesso tempo è venuto meno il controllo dell’informazione da parte di giornalisti, sportivi, personaggi dello spettacolo, politici.
La trasformazione del monopolio televisivo in agorà virtuale costringe i protagonisti a tenere in estrema attenzione il parere degli spettatori attivi. Ne determina il successo ma anche lo scherno e il dileggio.

Un modello di comunicazione multicast, molti a molti, totalmente anarchico, soffocato dall’entropia, dove ogni frase può trasformarsi in webtrend, ogni termine in buzzword.

Ora internet influenza la televisione non meno di quanto la televisione influenza il pubblico e la rete.

Strumenti e contesti completamente differenti, spesso in forte dissonanza cognitiva, vedono in questo antagonismo la possibilità di crescere in termini d’uso e di popolarità.

Noi, a dire il vero,  il triangolo televisione, hashtag, Internet non lo avevamo considerato.

Mondoduepuntozero.

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