INTERNET SI POTRA’ INDOSSARE

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smartwatchCerchiamo, in questo BLOG, di evidenziare, in modo semplice, tecnologie o strumenti inediti. Tecnologie che fanno o hanno fatto (di recente) irruzione nel nostro quotidiano cambiando molte delle  nostre abitudini relazionali, sociali e lavorative.
In un recente articolo abbiamo evidenziato come questo “salto tecnologico” non coinvolge tutti, probabilmente proprio per la velocità in cui avviene, per la rapidità in cui muta e si contraddice, per il fatto che gli utenti devono imparare da soli ad utilizzare dispositivi elettronici ed interfacce software.
Strumenti che si evolvono in fretta, le aziende che producono APP, che gestiscono servizi Social introducono frequentissimamente nuovi servizi, riposizionano voci di menu, modificano colori, etichette e descrizioni, forniscono nuove stimolanti alternative d’uso.
Eppure, nonostante questo vortice di cambiamenti (virtuali), la tecnologia oggi a nostra disposizione è elementare, siamo ai primordi, agli inizi. Ricordiamoci che la rete è strumento (e fenomeno) globale e sociale da circa un decennio, i social network anche da meno, Facebook ha 11 anni, WhatAPP strumento di comunicazione sociale, di cui molti di noi non riescono a fare a meno, ha solo 6 anni, Twitter ha 9 anni, Instagram ha 5 anni.
Uno degli elementi tecnologici “primordiali”, che nel futuro, probabilmente già nel prossimo decennio, subirà una radicale trasformazione è la dimensione e la forma dei dispositivi che ci permettono di collegarci ad internet.
I nostri nipoti rideranno divertiti nel vedere immagini dei nostri smartphone, pesanti oggetti da tenere sempre in tasca o in borsa o peggio ancora i nostri computer portatili. Ma davvero il nonno teneva sempre in tasca un “coso” del genere? E per rispondere doveva tirarlo fuori dalla tasca e premere un tasto? E cosa succedeva se stava guidando e aveva le mani impegnate? Ha ha ha!!! Incredibile.
Questo perché nel prossimo futuro Internet si potrà indossare e, allo stesso tempo, le dimensioni dei dispositivi saranno impercettibili. Per meglio capire cosa ci aspetta non è necessario andare nel futuro (e comunque non possiamo farlo), è sufficiente dare un occhiata ad alcuni progetti sperimentali in corso, come ad esempio il progetto jacquard di Google.
L’obiettivo del progetto jacquard, che proviamo a sintetizzare in poche righe, è di creare tessuti sensibili al tatto in grado di collegarsi ad internet. L’intenzione è di inserire, ad esempio all’interno di un jeans, microscopici filamenti in grado di creare una connessione in rete. Questi tessuti sono sensibili al tocco, in grado quindi di recepire indicazioni, volontarie o involontarie da parte di chi li indossa.
Toccheremo la tasca del nostro jeans per acquistare on-line (come se prendessimo del denaro) ? Gireremo un bottone della nostra camicia per cambiare canale alla web-radio? Chissà…
A dire il vero Il settore dei dispositivi indossabili, detti wereable, sta già vivendo oggi una significativa espansione in ambito fitness, ad esempio  il bracciale denominato UP24 si collega all’ iPhone, controlla la regolarità del nostro sonno, i passi, il nostro battito cardiaco, le calorie che bruciamo, fornisce statistiche complessive e permette di creare un piano con obiettivi progressivi da raggiungere.
Sempre per rimanere nell’ambito tecnologico/futuristico vi raccontiamo del progetto SOLI, sempre realizzato da Google, sempre presso i laboratori/spazi ATAP. Questo progetto si pone un altro interessante obiettivo a breve termine,  tracciare il comportamento delle nostre dita senza stabilire alcun contatto con un dispositivo. La selezione di un servizio, in questo caso, passa per un semplice gesto delle nostre mani, fluttuate in aria, non c’è più bisogno di toccare il nostro dispositivo, ne tantomeno di averne uno in mano.
Ovviamente anche la Apple si sta muovendo in analoghe direzioni, come segnalato in questo articolo sta lavorando ad un dispositivo in grado di essere utilizzato senza “il tocco”, addio vecchia tastiera ultimo legame con la macchina da scrivere.
Senza dimenticare la nuova generazione di orologi, gli smartwatch, attualmente dotati di funzionalità non indispensabili (notifiche messaggi,  conta passi, sensore GPS, barometro, giroscopio, bussola …) ma in sicura crescita sia in termini di vendita sia di servizi.
Che effetti avranno questi dispositivi sulle nostre vite? innanzitutto monitoreranno costantemente il nostro stato fisico, segnalando e quando possibile prevenendo situazioni di salute anomale o critiche. Permetteranno inoltre , speriamo solo a chi ne ha l’interesse e non in modo coercitivo, di regolarizzare alcune nostre abitudini, come ad esempio il mangiare, il dormire, l’attività fisica.
Saremo tutti come dei piccoli Abbado (ci scusiamo per il paragone con il maestro), agitando le nostre dita in aria ci sarà data la possibilità di entrare nei nostri spazi virtuali, di contattare, rispondere, utilizzare.
Prevediamo effetti “aggiuntivi” anche nel nostro spazio visivo che, tramite l’Augmented Reality (già descritta in un altro articolo) sarà arricchito di elementi virtuali, come segnali stradali virtuali, cartelli pubblicitari virtuali e chissà cos’altro.
La grande, grandissima differenza, sarà nel fatto che non dovremo effettuare un movimento volontario complesso per iniziare un collegamento, ne avere con noi  un dispositivo in tasca, sarà sufficiente fare un gesto in aria o, forse, muovere le nostre pupille o i nostri muscoli facciali.
L’effetto della contaminazione dei nostri spazi reali con servizi virtuali sarà imponente, saremo sempre connessi, il confine tra reale e virtuale sarà impercettibile, la nostra autostrada reale, durante un viaggio reale,  sarà contornata da semafori e cartelli virtuali 3D che  appariranno come veri mentre la nostra Google Car che si guida da sola ci porterà chissà dove, con prudenza e rispettando limiti (a meno di black-out o guasti tecnici), proponendoci in bella evidenza la nostra pagina Facebook e la nostra chat WhatsAPP (sempre aggiornate).
Se ci pensiamo su questi cambiamenti sono in piena coerenza, dal punto di vista sociale, sia con cambiamenti già avvenuti (quante volte il nostro vicino al bar tramite auricolare e telefono cellulare parla o gesticola con una persona che non è li?) sia con l’evidente trend per cui il mondo virtuale sta invadendo i nostri spazi reali (…era qui con noi ma non staccava gli occhi da WhatsApp…non ci ha degnato di uno sguardo…non siamo riusciti a dirgli nulla).
C’è da preoccuparci?  Secondo il New York Times si, vedi quest’ articolo, e non per gli aspetti prima elencati, il monitoraggio di ogni nostro battito o passo, la delocalizzazione delle nostre azioni e dei nostri pensieri, la contaminazione del nostro spettro visivo con informazioni virtuali ma, semplicemente, perché questi dispositivi sono, ad oggi ,nocivi, in quanto stabiliscono una costante connessione “senza fili” con la rete. Più precisamente il New York Times (forse anche per attirare l’attenzione dei suoi lettori) azzarda il paragone per cui i dispositivi wereable sono più nocivi del fumare sigarette.
Come concludere il nostro articolo? Il percorso di virtualizzazione delle nostre vite, sempre più digitali e connesse, è solo agli inizi, dispositivi microscopici permetteranno di monitorare il nostro stato di salute, ci permetteranno una socializzazione ubiqua e multimediale, ci aiuteranno nella realizzazione delle attività quotidiane lavorative e personali. Questo salto tecnologico, come è stato anche in passato, determinerà probabilmente un dazio da pagare, in termini di libertà personale e di privacy ed anche, forse, almeno nella fase iniziale, in termini di benessere.
Di certo saremo connessi 24 ore al giorno, dal momento in cui nasciamo, pardon dal momento in cui facciamo login,  sino al nostro ultimo tweet che avviserà automaticamente tutti i nostri follower che abbiamo fatto logout.

Mondoduepuntozero.

 

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