Identita’ multicanale

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C’era una volta il muretto, dove ragazze e ragazzi incontravano gli amici e si decideva sul momento dove andare e cosa fare. C’era una volta la cabina telefonica per chiamare la propria ragazza, pronti ad attaccare in caso di risposta del padre. C’erano una volta e non ci sono più.

Oggi l’identità in rete di ogni adolescente è multicanale.

Si basa sull’esposizione, in tempi rapidissimi, di contributi personali, su più piattaforme digitali. Ogni adolescente, grazie all’esperienza maturata nel web, realizza, adegua, perfeziona la propria strategia di comunicazione in rete. Una strategia sempre più spesso multicanale.

Per spiegare la multicanalità dobbiamo fare un piccolo passo indietro.
Il concetto di multicanalità attinge dal marketing. Il principio alla base del “multichannel marketing” prevede un’azione integrata e coordinata di promozione e diffusione su più canali.
Di fatto questo approccio supera il precedente “spray and pray” (detto anche “blind firing”). Tecnica che si basa sull’invio di un unico messaggio verso tutti i target di utenza, molte volte, sperando poi che qualcuno lo recepisca.
L’approccio multicanale, dove il messaggio viene opportunamente personalizzato, può risultare particolarmente efficace nel web, grazie alla presenza di numerose piattaforme social, di strumenti per la condivisione istantanea di testi, video, immagini.

I Millennials hanno intuito, sperimentandone l’uso, le potenzialità dell’approccio multicanale. 

identità multicanale

Affermazione azzardata? Tutt’altro, i giovanissimi:

  • sono spesso presenti su più piattaforme social: Facebook, Twitter e Instagram.
  • sono costantemente presenti su WhatsApp.
  • hanno una o più mail personali, da utilizzare a seconda delle situazioni.
  • partecipano a numerosi gruppi in chat, in contemporanea.
  • applicano una diversa strategia, di presenza e contenuto, a seconda delle circostanze. In pratica si conformano alle dinamiche del gruppo, ai toni, ai contenuti.
  • curano la propria immagine virtuale, tramite la scelta accurata di fotografie e video personali da pubblicare.
  • modificano la propria strategia in base al consenso ottenuto.
  • allargano continuamente la propria cerchia tramite nuove amicizie, spesso virtuali.
  • alternano contenuti testuali, anche molto brevi, ad emoticon, video, audio, ipertesti.
  • spesso creano ulteriori proiezioni del proprio sé: fake identity o avatar. Per osservare cosa succede attorno, creare dibattito o dissenso, oppure essere come si vorrebbe essere.
  • partecipano ai principali webtrends, talvolta anche in modo eccessivo pur di attirare l’attenzione.
  • sono sempre connessi in rete.

Tutti questi punti, riassunti per brevità, ci portano a dire che l’adolescente medio ha intuito il potenziale dato dal web. Potenziale che esercita tramite una strategia istantanea, su più fronti.

Ma ogni Millennials, abile a comunicare in rete, fa di più, integra le comunicazioni nelle varie piattaforme. Scrive, ad esempio, un interessante post sulle sue ultime novità su Facebook, lo cita tramite Twitter, allega foto su Instagram, invia una email a tutti gli amici e coinvolge tutti a fornire la propria personale opinione su WhatsApp aggiungendo un video.

Da tutto ciò scaturisce un piccolo universo personale di situazioni, stili, travestimenti. Una sorta di “uno nessuno e centomila” di Pirandelliana memoria, dove il nostro Vitangelo Moscarda, versione 2.0, riesce a realizzarsi tramite le sue infinite identità virtuali.

Tutt’altra cosa, è bene precisarlo, è il dibattito sulla qualità dei contenuti esposti. La multicanalità di cui parliamo rivoluziona e semplifica la modalità di comunicazione, lo stile, i tempi, non la qualità dei contenuti.

Tutti i giovanissimi hanno un rapporto intenso con la rete?

Si, se non tutti la grande maggioranza è in rete. È la stessa ISTAT (report “Cittadini e nuove tecnologie” – 2014) ad indicare come il 90,9% degli adolescenti e il 93,9% dei giovani adulti accede ad internet. Percentuali che non hanno fatto che crescere nell’ultimo triennio.

L’immagine web che un adolescente, un Millennials, propone oggi di sé in rete è un assieme complesso di post, di tweet, di immagini, di audio, di video, di “mi piace” e di emoticons. L’adolescente è, nel web, dappertutto, è “omnipresente”, o meglio segue un approccio multicanale integrato e dinamico.

È omnicanale.

 Tanto da ritenere, molto spesso, il web ed il proprio smartphone imprescindibili.

E tutti gli altri? Le istituzioni italiane?

Sono molto indietro, talmente indietro da rendere difficile argomentare quest’articolo.

Buona parte delle aziende private italiane non ha compreso appieno le potenzialità del web e dell’approccio multicanale. Chiuse nei “vecchi” processi di produzione e in approcci riduzionistici ritengono il prodotto il punto di arrivo, e non il punto di partenza nel rapporto con la clientela. Tramite l’approccio “spray and pray” non differenziano l’offerta per target di utenti, non ampliano il raggio d’azione, non applicano contromisure, piuttosto reclamizzano a tamburo battente il prodotto. Poi pregano.

La pubblica amministrazione italiana ha un rapporto controverso con il web. Cerca di esserci, ma basa le sue strategie di comunicazione (tranne eccezioni) su principi antitetici al web e alla multicanalità. Il rapporto con la cittadinanza è sostenuto dal principio che ogni risposta deve essere completamente esaustiva, caratterizzata in modo quasi esclusivo dal solo testo scritto. Scritto con estrema attenzione e, per questo, quasi mai attuale e facile da consultare. Il web è percepito come un grande foglio di carta, un dazebao dalle infinite dimensioni. Da aggiornare ogni lustro o decennio. Principi non compatibili con i tempi ed i modi d’uso della rete. Niente strategia integrata, niente omnicanalità.

Più indietro di chi è già molto indietro troviamo la politica italiana, che nel web non riesce di fatto a trovare spazi. In parte, a dire il vero, per le cattive abitudini che i cybernauti hanno. A seguito di ogni iniziativa il dileggio ed i commenti dissacranti sono migliaia, talvolta a prescindere dall’iniziativa stessa. D’altra parte è opportuno evidenziare come l’attuale classe politica è poco vicina alle persone, poco incline al dibattito aperto, poco indipendente nell’utilizzo di strumenti tecnologici. L’enorme distanza tra la politica e cittadini si trasforma, in uno spazio aperto e virtuale, in insulto, scherno, offesa. Non in pubblico dibattito.

Non perdiamoci d’animo. Il divario generazionale è parte inevitabile di questo processo di rinnovamento avvenuto in tutta fretta. Processo che ha creato delle distorsioni, cambiato il modo di comunicare di molti ma non ha intaccato ruoli e status nel mondo reale.
Nel mondo reale è, probabilmente, necessario più tempo.

È importante guardare con attenzione alle eccellenze, alle aziende italiane che hanno raggiunto, tramite il web, una visibilità ed una reputazione internazionale. Che applicano e credono in un approccio omnicanale. Ai progetti istituzionali virtuosi, in grado di avvicinare i cittadini ai servizi, alla cultura, all’arte, ai luoghi. Ai team in cui figure professionali diverse, e diverse generazioni, lavorano all’unisono per raggiungere nuovi obiettivi.

Internet è una immensa cassa di risonanza internazionale, è necessario imparare ad usarla per quello che è.

Valorizzare il nostro straordinario made in Italy in rete è la grande sfida che ci riserva il domani. Una sfida che ci può permettere, dopo molti anni, di aumentare in modo significativo il nostro PIL.

Da dove partire? Senza dubbio dai giovani, da coloro che gestiscono quotidianamente la loro identità multicanale.

Mondoduepuntozero.

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