HASHTAG strumento di comunicazione sociale

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La diversa  morfologia del cyberspazio permette di superare, tramite l’uso di strumenti sociali, vincoli spazio-temporali ed estendere algoritmicamente la propria cerchia di conoscenze e di informazioni disponibili. Questo tipo di strumenti migliorano le relazioni sociali, possono stabilire e velocizzare la comunicazione tra individui che non  si conoscono, diffondere testi, link e  contenuti digitali, amplificare un concetto, un’idea, un parere personale, una notizia recente o recentissima.
Lo strumento  sociale che svolge in modo più innovativo questo compito è senz’altro l’HASHTAG, si tratta di un potentissimo aggregatore relazionale attivo su numerosi social network, seppure caratterizzato da piccole differenze d’uso e lessicali, tra questi troviamo Instagram, Google+, YouTube, TumbIr e, soprattutto, Twitter.
Va, innanzitutto, spiegata  la differenza tra un aggregatore dinamico di tipo relazionale ed  una comunità relazionale social di tipo “standard”.
Quando ero ragazzo per incontrare i miei amici andavo al bar sotto casa, non era necessario accordarci, non era importante quante e quali persone fossero presenti, il bar fungeva da “luogo di ritrovo” o di aggregazione. Chi andava al bar poteva fare quattro chiacchiere su qualsiasi argomento con una parte significativa dei suoi amici  e anche, a dir la verità piuttosto di rado,  incontrare qualche persona nuova.
I social network attuali sono  un  “luogo di ritrovo” virtuale, proprio come il “mio” bar, dentro il quale posso comunicare con i miei amici/conoscenti/persone.
Immaginiamo per assurdo che nel mio bar fosse possibile, in base all’argomento trattato, comunicare e dibattere con altre persone che in altri bar stanno chiacchierando sullo stesso argomento.
In questo modo persone che non si conoscono e che, probabilmente, non hanno nessun interesse in comune, nessuna relazione stabile, riescono temporaneamente a confrontarsi  su questa o quella partita di calcio, notizia, programma tv, personaggio o partito politico. Terminato l’approfondimento tutto torna come prima, ognuno nel suo bar con il suo aperitivo, a meno che non si voglia volontariamente approfondire altri temi proposti dall’ “altro”.
Questo è, in parole povere, il compito dell’HASHTAG, un aggregatore relazionale tematico basato sui termini inseriti dopo il carattere “#”: i tag.  In questo caso la rete non amplifica il mio mondo reale ma crea, algoritmicamente, assonanze tra persone che parlano dello stesso argomento / tema sociale e ne permette l’immediata rintracciabilità.
Comunità virtuali tematiche, estemporanee, tra attori umani che non si conoscono, situazione che non riesco, nel mio immaginario, a replicare nel mondo reale, se non mettendo un bar accanto ad un altro luogo di ritrovo, ad esempio una sala biliardi.
L’HASHTAG è il target, il segno, rappresenta le idee, gli attori, gli oggetti protagonisti della comunità occasionale che lo utilizza.
È il nucleo dell’approfondimento ed è, allo stesso tempo, il  carburante che alimenta l’approfondimento stesso.
C’è una evidente simmetria tra il termine o i termini utilizzati e gli attori sociali che partecipano al dibattito. Dal punto di vista sociologico ritengo l’HASHTAG un attore sociale in grado di stimolare la partecipazione, di creare e delocalizzare il dibattito, di realizzare una  inedita, sfuggevole,  rete relazionale.
L’ HASHTAG è  uno strumento innovativo anche perché:
– Deve essere anticipato da un simbolo,  questa simbiosi comunità-simbolo connota il tag, ci permette visivamente di intuirne la presenza, enfatizza l’impatto, alimenta la partecipazione. L’HASHTAG  è anche, a suo modo, un simbolo.
– Un HASHTAG di successo può avere anche breve durata, in questo (breve) periodo può diventare un vero e proprio brand, può connotare o determinare una tendenza o nuove più definitive aggregazioni sociali, marchi, fenomeni di costume, gruppi social tematici, …
– È possibile inserire in un singolo messaggio anche più di un HASHTAG, con una frase o con un link posso quindi dire “tutto” e, allo stesso tempo, il “contrario di tutto” e quindi partecipare, contemporaneamente, a due o più speculari tavoli di discussione.  L’introduzione di più HASHTAG  in un messaggio, concatenati, arricchisce il messaggio, lo descrive e allo stesso tempo determina la partecipazione a più gruppi virtuali. Uno strumento evidentemente ubiquo.
– È molto difficile, ma non impossibile, creare un nuovo trend tramite HASHTAG, d’altronde anche nel mondo reale è difficile creare filoni inediti di dibattito e ancor di più avere proseliti.
– Si tratta di un “metatag“,  metadato rintracciato algoritmicamente da un software ma le cui radici sono tutt’altro che informatiche/matematiche ma tassonomiche. Il tag non è altro che il moderno erede dei termini di soggetto e delle keywords utilizzate in biblioteconomia.
– Il tag non ammette spazi, alcuni HASHTAG di successo sono molto brevi, altri oltremodo brevissimi. Talvolta  il tag è riconosciuto a livello internazionale, trasforma e supera il concetto di “termine in uso nella nostra lingua”.
È un fatto che il nostro lessico si sta, come dire, “disidratando in rete”, sta diventando sempre più veloce e gergale. Chissà quali saranno gli effetti a lungo termine di questa “forbice linguistica“, forse i dizionari di fine secolo conterranno anche migliaia di sigle, come un elenco telefonico.
Altri media, come la radio e la televisione, e, recentemente, anche la politica,  hanno percepito le potenzialità di questo strumento. È di qualche giorno fa il dibattito aperto dal premier  su Twitter, allo stesso tempo fioriscono trasmissioni tv come “Terzo tempo” di SKY, dove un giornalista sportivo esperto e superpartes, caso assai raro in natura,  risponde, in tempo reale,  alle domande e alle gentili invettive tweettate è postate da appassionati  tifosi italiani.
L’HASHTAG non connette solo persone a contenuti e contenuti a persone, svolge anche il ruolo di “ponte” tra nuovi e vecchi media.
L’HASHTAG può ritenersi, sociologicamente un “attante” ovvero un attore sociale non umano che svolge un ruolo attivo, da protagonista, nella costruzione di reticoli sociali.
Uno strumento di comunicazione occasionale ma allo stesso tempo potente, popolare, sociale e globale, il cui punto di forza è proprio in questa dualità, nel sua anima sincretica, sfuggevole e duratura allo stesso tempo.

#mondoduepuntozero


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