Groundswell: la “grande onda” dei social network

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Parlare oggi di social network senza ripetere qualcosa di già scritto o detto è estremamente difficile, eppure quello che oggi tutti enfatizzano come fenomeno di massa, vera e propria nuova dimensione sociale era considerato fino a pochi anni fa un basso, infimo,  surrogato della cultura e della comunicazione umana.
Strumenti non istituzionali destinati a fare chiacchiere, fornire informazioni parziali, errate, non accademiche, plebe che non ha nulla di meglio da fare e perde il proprio tempo in rete.
Pochissimi invece coloro che hanno visto nel web e nei strumenti social quel potenziale effettivamente poi scaturito,  lo “tsunami” di cui parleremo in questo articolo.
I social network avevano violato una regola non scritta: l’esposizione di contenuti al pubblico poteva essere effettuata solo da figure eminenti ed esperti del settore: giornalisti, scienziati, professori, costituzionalisti, istituzionalisti, ecc…
Gli eventi politici, sociali narrati dal “basso”, cito tra tutti le giornate della primavera araba e la rivolta dei monaci in Birmania, non solo visibili tramite i social network ma possibili grazie a questi, hanno dimostrato l’importanza sociale di questo tipo di contributi come testimonianza ma anche come “forza motrice” dell’ evento stesso e come stimolo verso l’opinione pubblica internazionale.
Ad un certo momento qualcosa è cambiato, i media, seppure per secondi (i primi sono stati gli utenti della rete, veri protagonisti del fenomeno social), hanno intuito l’impatto globale che i nuovi strumenti stavano determinando, hanno capito che la verità messa in rete non solo era più veloce, immediata, ma anche più “vera”, hanno visto arrivare la “grande onda“.
Oggi partecipano a questo fenomeno le istituzioni ed i personaggi più prestigiosi, non c’è ufficio presidenziale che non utilizzi Twitter per inviare velocemente comunicazioni per il globo, non c’è salotto culturale privo di analogo “virtuale” in rete, non c’è…
Sono nati gruppi di ricerca universitari transnazionali che si scambiano informazioni in rete, gruppi di lettura virtuali, T-group, approfondimenti e dibattiti, eventi in streaming il cui dibattito avviene tramite la rete, telefonino o tablet alla mano.
Le possibilità per un singolo, eventualmente anche localizzato in un eremo in cima alla più impervia strada di montagna, eremo ovviamente wireless, di partecipare a nuovi gruppi, di conoscere nuove persone, di condividere interessi, di denunciare palesi ingiustizie o semplicemente di parlare di sè o di quello che pensa di essere, è ora, grazie alla rete,  molto più concreta.
C’è una nuova società “social” parallela a quella esistente che permette la creazione di rapporti sociali concreti, complessi, dinamici. Ognuno di noi ha la possibilità di portare il suo contributo alla rete a prescindere dalla sua competenza.
Ma su cosa poggia questa nuova società “social” venuta su così in fretta? C’è una base solida? Sono presenti dei veri elementi di innovazione oppure siamo di fronte ad una “bolla” di dimensioni globali?
Proviamo a focalizzare i principali assiomi su cui la società “social” fa perno, ammesso che una componente completamente virtuale possa effettivamente poggiare su qualcosa.
Il primo è l’assenza di una struttura gerarchica, la rete è raggiungibile da tutti e tutti possono partecipare/fare la rete.
Il secondo importante assioma è il fine, la produzione effettuata in rete spesso non ha un fine economico/politico diretto, questo punto è particolarmente importante perché allontana questa nuova dimensione da quanto prodotto nel secolo ventesimo, secolo in cui la produzione di eventi, opinioni o tendenze di massa ha avuto spesso ben chiaro e definito l’obiettivo della produzione materiale di un “qualcosa” ed anche l’accumulazione di capitale o di potere da parte dei protagonisti, conseguente alla proposta di questo “qualcosa”.
I social network generano situazioni e comportamenti collettivi e, come sappiamo, il gruppo, reale o virtuale, e cosa ben diversa dalla mera somma dei singoli, quindi il terzo assioma è il fatto che i social network sono strumenti collettivi e di massa, talvolta in grado di creare pulsioni e dinamiche inedite.
Il quarto assioma si basa sull’originalità insita nella rete, la rete non è l’immagine sbiadita della vita reale, non è copia banale delle forme culturali tradizionali, la rete esprime a suo modo contenuti, tendenze, arte e cultura. I social network sono lo strumento utilizzato dal popolo della rete.
Il quinto è la reattività e la facilità insita nell’uso, i social network sono facili da utilizzare e permettono la pubblicazione immediata, detta “in tempo reale”, di quanto pensato e prodotto. Permettono la creazione rapidissima di nuovi aggregazioni sociali, basta un click. I Filtri , le supervisioni, le censure, le approvazioni sono ridotte al minimo.
Il sesto è solo un fatto di numeri, se miliardi di persone comunicano utilizzando strumenti social con dinamiche collaborative 2.0 tutti gli altri se ne dovranno fare una ragione.
Ma soprattutto i social network sono “Groundswell” ovvero un “onda” , uno “tsunami” di strumenti tecnologici che permettono alla grande massa di persone di soddisfare i propri bisogni, di interagire, comunicare, partecipare, essere presenti, condividere il proprio pensiero (http://www.amazon.it/Groundswell-Winning-Transformed-Social-Technologies/dp/1422161986/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1365954950&sr=8-1&keywords=groundswell).
Si tratta di un modello assolutamente inedito su scala globale apertamente diverso dai precedenti modelli di partecipazione su “larga scala” da sempre monodirezionali, monotematici, non interattivi, non reattivi, fortemente gerarchici, esclusivi, elitari, oligarchici, propagandistici.
Oggi gli oppositori dei social network twittano in rete tutto il loro dissenso contro queste nuove forme di cultura, annunciano la fine della cultura soffocata dalla tecnologia e dai tecnici, disprezzano il “2.0” che o non è mai arrivato oppure è già terminato da un pezzo a seconda del tipo di strumentalizzazione che si intende fare.
Non accorgendosi però, ad esempio, della nascita e dell’evoluzione di nuove forme di collaborazione come Wikipedia, più in generale i Wiki, basate su un modello gerarchico ma allo stesso tempo ricettivo, partecipativo, attento all’opera e all’evoluzione del singolo. Un modello, secondo il mio inutile e superficiale parere, applicabile anche in molti contesti della vita reale, sociale e politica, dove la carenza di elasticità, collaborazione, valutazione del merito è oramai cronica malattia.
Queste nuove forme di socializzazione hanno, in questa fase embrionale, avuto un impatto rilevante nel nostro spazio personale, el nostro “piccolo quotidiano”,  sono convinto, convinzione di tipo 2.0 quindi assolutamente priva di fondamenta istituzionali o scientifiche, che in un decennio, a partire da ieri o ieri l’altro, il sistema politico, la struttura sociale, il mondo del lavoro, saranno travolti da questo fenomeno.
È incredibile come i maggiori protagonisti della nostra epoca non se ne siano ancora accorti, bisogna essere molto presi da se stessi per non vedere l’ “onda” che sta arrivando.
Mondoduepuntozero
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