Google e non solo Google… come i motori di ricerca stanno cambiando la nostra vita

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Siamo personalmente convinti che se oggi George Orwell fosse vivo e vegeto e pronto, tablet alla mano, a scrivere una versione aggiornata e riveduta di un romanzo visionario come 1984, il ruolo dei motori di ricerca, in particolare di Google,  nel suo nuovo racconto sarebbe tutt’altro che secondario.
La nostra letteratura fantascientifica ci ha spesso proposto modelli sociali coercitivi, società controllate da robot, dotati di armi laser e di sensori luminosi simili alle lucine natalizie,  pronti a scorgere ogni movimento non autorizzato. Cittadini costretti in casa da ronde elettroniche, incapaci di reagire al sistema, fisicamente e militarmente limitati nei movimenti e nell’iniziativa.  Non sarà così, o almeno nel “nostro” ipotetico 2184 le cose non vanno proprio in questo modo.
Chi avrà il controllo dell’informazione in rete avrà il controllo delle nostre vite, chi riuscirà a gestire e veicolare contenuti di ogni tipo potrà indirizzare la realtà verso la sua versione virtuale, non vera, non completamente reale, ma percepita come tale. Questo perché l’intera popolazione sarà volontariamente sempre connessa alla rete.
Il motore di ricerca che, fra qualche decennio, sarà più utilizzato o forse l’unico disponibile nel  web, diverrà di fatto il grande fratello orwelliano, il nostro supervisore e controllore, il nostro confidente, la nostra enciclopedia sempre aperta davanti ai nostri occhi, il nostro grillo parlante, il nostro compagno di giochi.
In una società, l’attuale, in cui il web non si è ancora radicato in ogni aspetto del nostro quotidiano, intuire tutte le potenzialità, positive e negative,  insite in questo processo, in questa quotidiana ingerenza, non ci è possibile.
Lette così, tutto di un fiato,  queste nostre ipotesi possono apparire visionarie, catastrofiche e deliranti. Analizzando con attenzione quello che già succede oggi possiamo rilevare ben più di un indizio a sostegno di queste supposizioni.
Già oggi, a dire il vero,  Google conosce gran parte delle ricerche che vengono effettuate in rete, le osserva con attenzione, ne tiene traccia. Non abbiamo certezza relativamente agli algoritmi in uso da Google ma è molto probabile ad esempio che se si cerca “un qualcosa” da acquistare il motore di ricerca proporrà prima gli store on-line sponsorizzati poi altri negozi virtuali ed infine  i negozi più vicini geograficamente, questo dopo avere identificato l’indirizzo IP del computer che ha inviato la richiesta.
Se poi abbiamo un account di posta on line attivo, ad esempio gmail, è probabile che una serie di ricerche, ad esempio di assicurazioni auto, vengano memorizzate e che una eventuale ricerca generica effettuata nei giorni successivi porti in dote uno o più link di assicurazioni, alcuni dei quali sponsorizzati.
Anche un bambino, e la nostra non è una metafora, sa che la stessa ricerca di termini in Google effettuata da due computer diversi può determinare due diverse liste di risultati. Nonostante ciò noi tutti utilizziamo sempre di più i motori di ricerca, cerchiamo qualsiasi cosa, oramai nel mono campo scriviamo anche il nome del nostro sito/portale preferito in modo da risparmiarci la fatica di digitare tre volte “w” ed il punto….
Anche la parola “google” viene cercata miliardi di volte al giorno in Google…la forza dell’abitudine o  un paradosso autoreferenziale?
Non fraintendeteci,  ci sono molte  cose di Google che apprezziamo innanzitutto il fatto di esserci riuscito, di avercela fatta, di avere realizzato con successo un motore globale dalle prestazioni eccellenti, a dispetto di chi, totalmente privo di fantasia, riteneva quanto proposto improbabile ed infantile.
Un’altre elemento oggettivamente positivo di Google e la presenza di numerosi spazi bianchi nella pagina web, l’utilizzo estremamente mirato dei colori, delle icone e dei simboli. Se per intenderci alcuni manager “del ventesimo secolo” fossero venuti in possesso dell’algoritmo di ranking oggi dopo una ricerca su Google dovremmo attendere 7 minuti di spot per avere la prima pagina di risultati, oltremodo piena di banner pubblicitari, spot elettorali e chissà cos’altro.
Il Google di oggi non è il peggiore dei mondi virtuali possibili.  Il Google di oggi è un ossimoro, è la porta, la chiave di accesso a tutte le informazioni presenti in rete ma è allo stesso tempo lo strumento che vincola la visibilità dell’informazione al suo algortimo di ranking, il custode del nostro caos organizzato.
Tutte le congetture appena dette sono da subordinare ad un unica asserzione: L’informazione presente in Google, ed anche negli altri motori di ricerca  sta cambiando il nostro modo di leggere, studiare e lavorare, quindi di percepire e trattare l’informazione.
Il fatto di trovare milioni di risultati a seguito di ogni ricerca oramai non ci spaventa più, non perché abbiamo improvvisamente elevato il nostro quoziente intellettivo, ma più semplicemente perché abbiamo deciso razionalmente e definitivamente di accontentarci di quanto proposto in prima pagina, il resto non ci interessa, è come se non ci fosse. E quindi è sempre più Google che decide per noi.
Anche se la porta è stata comunque lasciata socchiusa, ci sono margini per apparire, per esserci, margini da cui nascono nuove tecniche finalizzate ad ottenere popolarità presso i motori di ricerca: SEO Search Engine Optimization e SEM Search Engine Marketing.  In fondo noi tutti vogliamo “cadere nella rete”.
Siamo dentro una sorta di “first in page ergo sum“, mentre il “cogito” non è più così importante, quello lo fa Google per noi tramite il suo algoritmo di ranking.
Non sappiamo, oggi quali potranno essere gli effetti a lunghissimo termine dovuti all’utilizzo virale dei motori di ricerca, di vivere “alla prima pagina”: se sposeremo una delle prime dieci donne che incontreremo, se accetteremo il primo lavoro, se il nostro libero arbitrio sarà orientato verso contenuti e persone semplicemente più “facilmente raggiungibili“.
Se così sarà demanderemo volontariamente al “grande fratello” le nostre principali decisioni.
Le alternative e le informazioni in rete stanno diventando sempre di più, e probabilmente proprio per questo miliardi di persone si stanno abituando a scartarle tutte ad eccezione delle prime dieci proposte e, se ci sente fortunati, ad eccezione di tutte le proposte tranne la prima.

Per paradosso ora che la nostra cultura, l’arte, la scienza è facilmente raggiungibile in tutta la sua totalità, tramite la  rete,  stiamo prendendo l’abitudine sistematica di ignorare quasi tutto.

Il rischio c’è inutile negarlo ma è altresì vero che le forme di curiosità, interesse, passione innate nell’uomo non si faranno imbrigliare facilmente, probabilmente continueranno ad esistere uomini e donne intelligenti e curiosi ed altri poco inclini al pensiero, al ragionamento, alla riflessione, come avvenuto in ogni epoca. E poi, detto fra noi, Google ci piace molto, è una finestra sulle nostre culture, sulla nostra conoscenza.
In rete, oggi più che mai, è necessario essere in prima pagina, essere clikkato, essere “postato”, essere linkato, esserci.
Perchè se sono il primo nella lista risultati ci sono, esisto, indi virtualmente valgo e, virtualmente, vivo.

“first in page ergo sum”

Mondoduepuntozero

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