Facebook strumento social per i meno giovani?

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Immaginiamo di chiedere, questionario alla mano, in una delle nostre città, il nome di un social network oppure qual’è il social network più utilizzato in rete, probabilmente otterremo un plebiscito per Facebook.
Facebook è il social network per eccellenza, tramite questo strumento si è costituita la prima rete sociale globale composta da centinaia di milioni di nodi, reali o virtuali poco importa, interconessi tra di loro.
Molti di noi hanno cominciato proprio tramite Facebook ad utilizzare quotidianamente la rete, ad interagire, ad esprimersi emotivamente davanti a un computer, a fare cyberchiacchiere.
Eppure, statistiche alla mano, Facebook sembra essere entrato in una fase discendente, il diagramma che segue (fonte global web index) evidenza il crescente disinteresse verso Facebook, non più strumento quotidiano: il numero degli utenti giornalmente attivi è sceso nel corso di due anni da oltre l’80% a poco più del 50% degli iscritti, un cambiamento significativo per una parte importante dell’utenza.

facebook_active_usersOvviamente questi dati vanno analizzati con attenzione,  incrociati con altri indicatori, è altresì innegabile che nel biennio 2013-2014, quindi in un periodo piuttosto ampio per uno strumento social, sia avvenuto un cambiamento nell’utilizzo quotidiano di Facebook per una parte dei suoi iscritti.
Centinaia di milioni di utenti,  in particolare i più giovani, si stanno spostando verso strumenti denominati  “instant messenger“, strumenti veloci, intuitivi e a basso costo, disponibili su smartphone,  primi tra tutti iMessage di Apple, Skype, QQ e, soprattutto, WhatsApp.
Questa prima migrazione social, una diaspora virtuale, ha le sue origini in numerosi e concomitanti fattori, tra questi citiamo:

  • La disponibilità di questi servizi su smartphone, sempre in tasca.
  • Un interfaccia semplice con modalità  d’uso elementari, facilmente intuitive.
  • L’assenza (spesso) di pubblicità
  • La possibilità di indirizzare facilmente i messaggi verso un gruppo, di canalizzare interessi e contenuti verso uno specifico insieme di persone.
  • La possibilità di configurare / personalizzare alcuni aspetti (configurazioni che variano a seconda della App) come ad esempio insonorizzare alcune comunicazioni, persone o gruppi, variare lo sfondo, ecc…
  • L’utilizzo di cerchie amicali reali, basate su numeri telefonici, contatti tangibili, e la conseguente riduzione del rischio d’interagire con “fake profiles” (falsi profili)

In sintesi una nuova generazione di strumenti smart, più agili e leggeri, più personali,  stanno progressivamente sostituendo gli strumenti social tradizionali, in voga da quasi un decennio.
Interessante osservare come questa evoluzione, ancora nella fase iniziale, viene meglio recepita dai più giovani, grandi utilizzatori degli smartphone, disponibili senza remore ad accettare nuovi strumenti, a calarsi emotivamente in nuovi contesti.
Probabilmente nel prossimo biennio anche gli “over 45”  saranno maggiormente partecipi di questa “migrazione” verso la messaggeria istantanea.
Altrettanto importante evidenziare come siano stati proprio gli “attuali” strumenti social a determinare questa accelerazione verso gli IM, strumenti come Facebook hanno infatti esteso la nostra rete amicale, ci hanno esposto emotivamente, ora gli instant messenger permettono di indirizzare i nostri messaggi in modo puntuale, non verso tutti ma verso precise cerchie, di razionalizzare le nostre scelte emotive e di velocizzare le nostre comunicazioni.
Inoltre, in termini molto più semplicistici, non dimentichiamo che noi tutti, e in particolare i giovani, amiamo le novità.

Il successivo grafico, fonte  “Statista“, evidenza il trend globale crescente di WhatsApp.

whatsapp_trendFacebook, colosso del network sociale, non è rimasto a guardare, numerose  le contromisure attuate: la realizzazione di uno strumento IM denominato  “Facebook messenger” che ha permesso a Facebook di trattenere / fidelizzare una significativa percentuale di utenti, l’acquisto per 19 miliardi di dollari di WhatsApp, l’attivazione di tecniche di coinvolgimento (email marketing) basate sul constante invio di email verso gli iscritti.
In pratica la matrigna, stanca di farsi dire dallo specchio magico che Biancaneve è più bella e giovane di lei ha deciso di farsi un lifting  e una liposuzione e poi, semplicemente, ha comperato Biancaneve (forse per chiuderla nel castello? chissà… )
Dal punto di vista strategico si tratta di eccellenti mosse, prima di essere eroso (forse divorato?) da un fenomeno in espansione, frutto dell’accelerazione sociale in rete Facebook fornisce una versione “instant” a tutti i suoi utenti e, allo stesso tempo, forte della sua notevole disponibilità economica, accorpa in sè la parte più emergente del fenomeno IM in modo sia da tenerne sotto controllo la diffusione sia da trattenere le diverse fasce di pubblico caratterizzate da diverse sensibilità e capacità d’uso.

Il nostro universo relazionale si sta evolvendo velocemente, utilizziamo strumenti sempre più veloci, interattivi, istantanei, dipendiamo sempre di più da strumenti social per comunicare con i nostri amici e parenti.
Facebook ha cambiato la rete, le nostre abitudini, ci ha permesso di costruire il nostro primo reticolo emotivo-relazionale, lo ha reso  globale, ma ora la rete prosegue velocemente verso una direzione ancora più istantanea. Il cambiamento è così repentino, folgorante, imprevedibile che la stessa Facebook propone sul mercato una versione “smart” ed “instant” di se stessa, aumenta il suo impegno promozionale verso gli iscritti e, allo stesso tempo, gestisce quello che sino a pochi mesi fa era forse il suo principale concorrente.
Un ultima considerazione, relativamente alla privacy, cosa succederà ai nostri commenti, alle nostre fotografie, alla nostra rubrica di contatti con la diffusione degli IM sui nostri smartphone? Diciamo che nel migliore dei casi ci sarà una “sovraesposizione“…
È passato solo un decennio, siamo solo agli inizi del nostro Mondo 2.0, chissà cosa deve ancora succedere.

Mondoduepuntozero.

Nel ringraziare sia “Global web index” sia “Statista” per i contenuti oggetto di analisi pubblicati in rete ricordiamo che Mondoduepuntozero è solo un gioco, una passeggiata da fare assieme in rete, non ha nessun fine commerciale.

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