Emoticon, Emoji, Kaoani, Henohenomoheji, Shift_JIS art

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L’espansione dell’ “universo internet” sta determinando numerosi “effetti collaterali” tra questi  evidenziamo il diffondersi di una sorta di “forbice linguistica” tra linguaggio parlato e linguaggio virtuale.
La diffusione globale di chat e servizi social, strumenti ad accesso immediato, utilizzati spesso tramite dispositivi smart caratterizzati da tastiere e video di dimensioni ridotte, disponibili anche  in movimento, sta modificando il nostro modo di esprimerci, di comunicare.
Il linguaggio virtuale, lo “smartlanguage“, è sempre più sintetico, stringato, sgrammaticato, ha abbandonato prima la punteggiatura poi gli apostrofi e gli accenti infine ha messo da parte pause, spazi, articoli e sta, progressivamente, perdendo parte delle vocali e delle consonanti.
Abbiamo fatto notare, spesso, nei precedenti articoli, come internet sia in grado di generare fenomeni e tendenze  in reazione a regole e situazioni che caratterizzano il mondo reale, i nuovi modi di comunicare, le nuove forme linguistiche, confermano questo assioma, il mondo della retorica e dell’esposizione, del tempo e dello spazio  ad uso esclusivo, a disposizione  di pochi, trova la sua alternativa negli strumenti social, diretti immediati, a disposizione di tutti: dei timidi, dei diversi, dei più giovani.
Un approccio brachilogico in aperto contrasto con la retorica del ventesimo secolo teso a semplificare, velocizzare, ridurre il dispendio di energie sulla tastiera ma anche, allo stesso tempo,  a fornire un contributo immediato e, talvolta, più schietto, partecipativo, collettivo, caratterizzato da commenti, giudizi, emozioni.
All’apice di questo processo troviamo senz’altro gli hashtag divenuti il minimo comun denominatore del cyberpensiero, il collante tra utenti che non si conoscono, il veicolo principale per nuove tendenze e nuovi dibattiti. Ma non solo.
Molto vicini, sempre sul podio, troviamo  gli Emoticons, faccine che esprimono emozioni utilizzate spesso per enfatizzare quando detto o in risposta a quanto  appena letto (fondamentali quindi al fine di fornire risposte rapide, in contemporanea, verso più amici o gruppi di amici). Diffusissimi ad esempio tra gli utilizzatori della chat WhatsApp divenuta strumento di  comunicazione globale. Gli Emoticons sono diventati il “sale ed il pepe” delle nostre conversazioni. Alzi la mano chi di voi non ha mai “condito” una conversazione o un giudizio con una faccina!

emoticons

Se facciamo qualche passo verso oriente troviamo gli Emoji, simboli pittografici ideati in Giappone.  Si tratta di entità caratterizzate da un maggiore dettaglio espressivo, che la stessa Apple ha “adottato” nel suo sistema iOS. I giapponesi hanno una particolare predilezione verso questi simboli, forse per la forte assonanza con i loro metodo di scrittura pittografico. Da un certo punto di vista i kana, gli alfabeti sillabici che permettono la scrittura in giapponese, sono molto vicini a queste nuove tendenze, ne rappresentano la progenie.

EmojiSiccome non c’è limite alla fantasia, e conseguentemente alle forme di espressione, troviamo in rete anche i Kaoani, termine derivato dal giapponese kao (顔 faccia) e ani (アニ animazione), si tratta di  emoticon, in genere sempre molto piccoli, in grado di animarsi in modo da enfatizzare ulteriormente il concetto.
In genere il kaoani rimbalza qua e la, a nostro parere in modo discretamente fastidioso. Tant’è che raggiungono sicuramente il loro obiettivo: attirare la nostra attenzione.
In Giappone il kaoani è anche conosciuto come puff, anime blob, anikao o anime emoticon.

Altre forme di espressione sono solo in apparenza inedite, ad esempio le faccine denominate Henohenomoheji (へのへのもへじ) o Hehenonomoheji (へへののもへじ)  sono rappresentazioni di visi, espressioni umane, utilizzate in rete ma già presenti nella tradizione giapponese come facce per spaventapasseri e maschere. Sono create posizionando ad arte alcuni caratteri hirigana. Anche in questo caso siamo di fronte ad una forma espressiva che precede di molto l’avvento della rete: Una forma di comunicazione semplice, diretta, infantile ed allo stesso tempo immediata e ricca di potenziale emotivo.

henohenomohejiA contorno di tutto ciò troviamo forme di espressione, nate nei primi anni 80, che utilizzano il set di caratteri ASCII, quello per intenderci presente sulla nostra tastiera e che ci permette di scrivere, siamo nella ASCII art, caratterizzata da disegni, o forse è meglio dire da contorni/forme realizzate esclusivamente utilizzando i caratteri speciali disponibili sulla nostra tastiera.

ascii-snoopyAd attestare la “marcia in più” che i giapponesi hanno nell’ideare ed utilizzare queste forme espressive troviamo la Shift_JIS art (Shift_Japanese Industrial Standards art)  arte che crea forme dal set di caratteri ASCII appositamente esteso/arricchito dai pittogrammi giapponesi.

samurai

Viviamo in modo evidente il paradosso per cui strumenti e tecnologie nuove, inedite, determinano una regressione nel modo di comunicare e, allo stesso tempo, un notevole aumento della quantità di messaggi scambiati (ed anche della velocità di scambio e delle persone coinvolte).
Un trend globale, caratterizzato da molteplici forme espressive, non può essere congedato con la semplice necessità di ridurre al minimo i movimenti sulla tastiera, è evidentemente in corso un movimento che, in risposta all’espansione della nostra rete relazionale virtuale e alla difficoltà di contribuire al nostro complesso sistema sociale, tende a semplificare, anche in modo unico ed originale,  al fine di condividere contenuti emozionali.
A veder bene queste nuove forme d’arte  sono frutto di un preciso percorso, che comprende i videogiochi anni settanta, gli smile anch’essi brand / fenomeno in voga negli anni ottanta, gli SMS che ci hanno permesso di comunicare velocemente per tutti gli anni novanta, sino ad arrivare alla nuova rete, alle chat ed ai social network di tipo 2.0.
In fondo la  rete ha solo raccolto una sorta di eredità digitale amplificandola su scala globale.

Mondoduepuntozero


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