Ego-centric network

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stargate__atlantisNon ci crederete ma nelle vostre case è presente un portale che vi permette di raggiungere un’altra dimensione, una situazione simile a quella proposta nel colossal “Stargate“, fantascientifico film d’azione del 1994. Superata la diffidenza iniziale, entrati nel nuovo portale, che per comodità chiameremo “Internet“, vi troverete di fronte ad una giungla di possibilità, potrete (anche) diventare qualcun altro, conoscere persone provenienti da diverse culture ma che hanno i vostri stessi interessi, scambiare opinioni, leggere, informarvi, comunicare, provare “emozioni multimediali”,  ….
A dir la verità  le somiglianze tra i due portali non sono molte, la nuova dimensione, il cyberspazio, internet, non ci permette di incontrare alieni (almeno per ora)  ne di esplorare nuovi mondi paralleli come in “Stargate“. Nonostante  l’assenza di mondi fantascientifici  le opportunità fornite dalla rete sono comunque  innumerevoli.
Ma cosa non è internet?
Internet, il cyberspazio, non è un media,  un sistema di comunicazione di massa come la televisione o la radio, monodirezionale e monocratico.
Internet non è, inoltre, uno strumento passivo, non ha una funzionalità “predominante”, non  permette, per intenderci, la composizione di melodie basate su uno spartito come un pianoforte (a meno di non collegare una tastiera al proprio personal computer e poi alla rete, ma stiamo decisamente andando fuori tema), non richiede uno specifico talento o speciali competenze (o credenziali) per essere utilizzato (questo blog ne è la palese dimostrazione).
Internet è una nuova dimensione, in cui sostano, si incrociano, agiscono, innumerevoli “avatar“, vite virtuali da cui scaturiscono relazioni sociali complesse, talvolta inedite.
La struttura sociale, il network, rende la rete , inizialmente progettata come strumento di comunicazione (per intenderci come il telefono o il fax), un vero e proprio sistema, un universo parallelo, una trama di  relazioni umane, sociali (o forse meglio dire social), reciproche e complesse. Uno “Stargate“.
Internet è la risposta, spontanea, al nostro bisogno di socializzare senza uscire di casa, senza salire di nuovo in macchina, senza immettersi nel traffico e trovare di nuovo parcheggio, senza dover rischiosamente passeggiare da soli  in tarda serata verso casa, senza “curare il nostro look“,  eventualmente anche rimanendo in pigiama e con i bigodini.
È l’urbanizzazione dei nostri sentimenti.
È il modo più semplice ed immediato per comunicare, è il superamento della figura dello “spettatore televisivo dormiente“, osservatore silente, passivo, permeabile che, finalmente, oggi, può dire  la sua , vivere il suo momento di catartico protagonismo pur (eventualmente) restando  al sicuro tra le mura del suo  focolare domestico.
Dal punto di vista sociale questo eccesso di tecnologia e di personalismo non rappresenta un passo verso il futuro piuttosto una sorta di ritorno al passato, un avvicinamento, seppure sintetico, verso il precedente modello sociale rurale in cui si prendeva la propria sedia di legno, impagliata, per andare a fare quattro chiacchiere in cortile, o in piazza, oppure in osteria.
I social network, le chat, gli instant messenger, sono le nuove agorà virtuali dove comunicare, dove esporre le nostre indispensabili quotidiane banalità. Un universo di parole, di pensieri, di improperi, di emozioni, di immagini, uno spazio estremamente personale.
Un contenitore di emozioni totalmente reali, spesso reali, talvolta reali, per nulla reali.
Fattori insiti nella rete come la libertà d’accesso, la facilità d’uso, l’assenza di contatto fisico, la possibilità di “eliminare” con un semplice click un amicizia, il  partecipare a numerosi gruppi social in contemporanea rendono, talvolta, queste relazioni più “leggere“, fugaci, funzionali  all’approfondimento, al dibattito,  all’evento, affini al trend o al tag del momento, all’interesse o al gruppo.
I nuovi spazi partecipativi, al contrario di quelli proposti dalla società contadina, non ci seguono (seguiranno) per l’intero arco della vita (se non in rari casi), sono molto più dinamici, trasversali, globali e,  allo stesso tempo, veloci ed  incerti.
Viviamo in un paradosso 2.0: per sentirci meno soli restiamo, da soli, davanti al computer, per comunicare restiamo in silenzio, davanti ad una tastiera.
Stiamo plasmando nuovi modi di socializzare e nuove, diverse, sintetiche sensibilità.
La proporzione, nella vita degli abitanti di questo pianeta, tra “vita reale” e “vita virtuale” sta variando velocemente, la società post moderna con i suoi strumenti di massa, radio, televisione, “carta stampata”, ha creato lo spettatore moderno e, involontariamente, ha plasmato il cyberutente e quindi la nuova rete sociale di cui egli è assoluto protagonista.
Internet altro non è che un nuovo palcoscenico globale, relazionale, coinvolgente, automatico ed artificiale, veloce e cinico, realistico ma non reale.
Un cambiamento virtuale così diffuso da avere un notevole impatto sullo stile di vita di tutte le popolazioni.
Non siamo più immobili, con sguardo fisso e  in silenzio davanti ad un televisore, almeno ora muoviamo le nostre dita, anche se continuiamo a non guardarci troppo attorno (speriamo nel prossimo futuro di recuperare anche gli altri nostri sensi).
Eravamo membri di una tribù, fraterni vicini nella stessa comunità rurale, compagni di bicchiere all’osteria, spettatori televisivi alienati, ora siamo cyberutenti, risolviamo la nostra solitudine proiettando  in rete il nostro io.
Il nostro ego virtuale è al centro del nostro network di contatti che spegniamo ed accendiamo a nostro piacimento, quando vogliamo sentirci meno soli.
Siamo diventati cittadini del cyberspazio, superiamo la nostra dimensione terrestre attraversando il nostro “stargate“, posizionandoci al centro della nostra vita virtuale, al centro della nostra rete, o meglio al centro del   nostro “ego-centric network“.
La rete è, oggi,  la nostra farsa più vera e più longeva.

Mondoduepuntozero

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