Ecommerce, l’italia tra i paesi ritardatari…

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carrello_ecommerceRiprendiamo l’analisi dello studio denominato “The Internet Economy in the G-20” realizzato dal Boston Consulting Group (BCG) già parzialmente analizzato in un precedente articolo.
Uno studio interessante, caratterizzato da una infografica immediata e proattiva che ci  fornisce un quadro globale e puntuale degli investimenti e dell’attenzione posta verso Internet da parte dei principali paesi industrializzati.
Evidenziamo come particolarmente “fascinoso” anche il sottotitolo che caratterizza la ricerca ovvero “The 4.2 trillion growth opportunity“, titolo che evidenzia le crescenti,  quasi illimitate, opportunità economiche fornite dalla rete.
La rete è vista non solo come strumento di connessione globale (“the connected world“), non solo come  amplificatore sociale, ma anche come vettore economico dalle notevoli potenzialità, in grado di incidere nella bilancia economica di tutti i principali paesi industrializzati.
Trattandosi di un report particolarmente ricco di statistiche concentriamoci sull’infografica e sugli indicatori che riguardano l’Italia.
La prima infografica analizzata, qui di seguito proposta, evidenzia l’evoluzione esponenziale della rete avvenuta nel decennio 2005-2015: numero di utenti in rete, diffusione delle connessioni mobili,  quantità di informazioni trasmessa in rete: The internet has not stopped growing.
(clikkare sull’immagine per entrare in dettaglio sui dati).
evolution_of_internetIl cyberspazio rappresenta una concreta alternativa al mondo reale non solo in termini di partecipazione e socializzazione ma anche in termini commerciali, in rete troviamo ciò che vogliamo, confrontiamo facilmente modello, brand, taglie, tecnologie e, soprattutto, prezzi.
I dati forniti da un’altra autorevole fonte, il consorzio del commercio elettronico italiano Netcomm, spiegano l’evoluzione dell’esperienza di acquisto in rete, diventata coinvolgente per la maggioranza degli italiani. Evidenziamo a partire da questi dati come:

  • Il pubblico di potenziali acquirenti è molto vasto :21,8 milioni di italiani hanno comprato online almeno una volta nella vita, di questi 10 milioni sono acquirenti online abituali (una volta al mese)
  • 15 acquisti su 100 sono  originati da dispositivo mobile, a dimostrazione che lo smartphone non è solo uno strumento di comunicazione ma uno strumento attivo che ci permette la selezione consapevole e l’acquisto in rete.
  • il 56,6% degli acquisti online avviene presso un sito sul quale si era già acquistato nel passato. Non pensiamo che la rete in quanto “universo virtuale” non sia sinonimo di affidabilità e concretezza,  anzi con l’avvento del web partecipativo e con la condivisione di milioni di giudizi di gradimento  è impossibile sopravvivere  in rete se non si è completamente affidabili.
  • 9,5 milioni di consegne medie mensili di prodotti comprati online, e questo nonostante la crisi economica.

Accertate le dimensioni, imponenti, del fenomeno e-commerce, anche in un paese in piena recessione come l’Italia, proseguiamo con l’analisi del report pubblicato dalla BCG.
Il grafico presente a pagina 54 pone l’Italia nel gruppo dei “laggards” ovvero dei ritardatari, più precisamente tra le 27 nazioni aderenti alla comunità europea solo l’Italia e la Grecia vivono questo stato di “sofferenza strutturale” verso la rete pur non essendo paesi emergenti in questo ambito. (clikkare sull’immagine per entrare in dettaglio sui dati).

internet_prowessSe analizziamo, tramite il successivo grafico il coinvolgimento di governo, imprese, consumatori  verso la rete il quadro è ancora più chiaro, l’Italia è nettamente ultima.

engagement
Cosa dire, nonostante l’Italia sia famosa nel mondo per il suo made in italy, originale, esclusivo, creativo, unico e all’avanguardia, nonostante la mole crescente di acquisti on line da parte di tutti gli utenti del pianeta, italiani inclusi, nonostante l’alto livello di preparazione dei nostri tecnici gli indicatori evidenziano la scarsa  attenzione verso il  fenomeno dell’e-commerce.
Cosa serve?
In primis una base comune, una piattaforma, un’infrastruttura, un framework che faciliti il commercio elettronico in Italia. Lo stato Italiano ha il dovere di costruire infrastrutture virtuali gratuite (o a bassissimo costo) che, al pari di strade, ponti , ferrovie, argini, sostengano le transazioni commerciali (virtuali) verso l’estero facilitando la diffusione del made in italy.
Evidenziamo inoltre come l’economia virtuale si basa  sull’uso della moneta elettronica e fornisce la  possibilità di monitorare le transazioni , favorisce quindi una “supervisione fiscale”,  la lotta al sommerso e una  tassazione puntuale e concreta.
Per risalire dalla sua ultima posizione il governo italiano potrebbe fornire, in particolare alle piccole e medie imprese, una piattaforma nazionale gratuita per l’e-commerce, comprensiva di servizi di attivazione, supporto alla gestione delle transazioni specie nelle fasi iniziali. L’obiettivo che l’Italia deve raggiungere è di rendere protagonista  in rete l’impresa che non ha in sè  le opportune competenze tecnologiche.
Altrettanto importante compiere passi finalizzati a favorire l’innovazione tecnologica: favorendo lo startup, ovvero la nascita di aziende innovative, è necessario rendere agile burocraticamente e “fiscalmente tollerabile” l’apertura di aziende giovani con idee innovative (realmente innovative) e allo stesso tempo fornire una piattaforma per la raccolta di fondi (crowfounding) caratterizzata da  regole e strumenti per la raccolta di capitali finalizzati a sperimentare ed attuare azioni tecnologicamente inedite.
Cosa non serve?
Aprire nuovi tavoli al fine di definire e documentare cosa avviene in internet, è il caso della carta dei diritti di internet o internet bill of rights in corso di realizzazione in Italia (recentemente pubblicata in bozza), si tratta di un apprezzabile esercizio  che cerca di  descrivere ed indirizzare un fenomeno globale quale il cyberspazio e di tutelare l’utente in rete. Senza entrare in dettagli, rimandati dopo la lettura della versione definitiva, ricordiamo che internet è un fenomeno recente e di tipo transnazionale, difficile se non impossibile da normare localmente, almeno ad oggi, un fenomeno capillare, fluido, in continua evoluzione. Probabilmente la rapidità con cui internet si evolve obbligherà a continue e tempestive revisioni alla carta dei diritti, a meno di non accontentarsi di generiche linee guida basate su (sani) principi morali.  Come detto attendiamo la versione definitiva per esprimere un giudizio puntuale.
Evidenziamo inoltre come dal 1 gennaio 2015 nella UE cambierà la territorialità dell’IVA. Il nuovo regime per la tassazione  IVA degli e-commerce “diretti” di tipo business to consumer prevede che la riscossione dell’imposta si sposterà dal paese del fornitore a quello del cliente, auspichiamo che questo nuovo flusso di denaro venga indirizzato, in modo trasparente, verso la realizzazione di infrastrutture virtuali e, cosa altrettanto importante, per favorire concrete azioni di diffusione della cultura in rete: più internet si espande più è necessario mediare culturalmente contenuti e servizi, informare, spiegare, chiarire, ….
La recessione italiana può trovare nel cyberspazio una via di uscita? L’e-commerce può risollevare la nostra bilancia dei pagamenti? fungere da  traino per la diffusione della cultura in rete? Forse, ma è necessario un cambio di passo che ci allontani dalle ultime file, probabilmente è necessario anche un cambio generazionale nella nostra classe politica rimasta ancorata a dinamiche, metodi e soluzioni del secolo scorso.

Mondoduepuntozero

Nel ringraziare sia BCG sia Netcomm per i contenuti oggetto di analisi pubblicati in rete ricordiamo che Mondoduepuntozero è solo un gioco, una passeggiata da fare assieme in rete, non ha nessun fine commerciale.

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