Dubsmash, Selfie, YouTube e le boccacce di Barack Obama su BuzzFeed.

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obamacare_buzzfeedUn  miliardo di persone ogni giorno va su YouTube per guardare, all’incirca, video più video meno, trecento milioni di video.
Siete sorpresi? Supponiamo di no,  YouTube è un  ambiente conosciuto e frequentemente utilizzato da tutti noi: se devo vedere un video vado su YouTube, se devo condividere un video lo metto su YouTube, tutti i video del mondo sono su YouTube, hai fatto un video? Hai visto l’ultimo video di “tizio” su YouTube?
Eppure YouTube è un fenomeno discretamente recente, più precisamente il più grande contenitore multimediale della storia dell’umanità ha avuto la sua genesi il 23 aprile del 2005, giorno in cui è stato posizionato il primo video, sta quindi per compiere il suo decimo compleanno, è poco più che un bambino.
In dieci anni il nostro rapporto con video e fotografie, materiale multimediale in genere, è completamente cambiato, ogni evento è seguito in diretta da migliaia di mini telecamere posizionate sui nostri smartphone e condiviso in rete e, se ritenuto d’interesse, posizionato su YouTube. Anche la sfera personale ha subito questa contaminazione multimediale, ogni evento della nostra vita,  di quella di parenti, figli,  amici, è documentato e, spesso istantaneamente, condiviso.
In meno di un decennio il nostro modo di comunicare, condividere e conservare  è completamente cambiato,  abbiamo deciso di esporci in pubblico, in questa direzione va il fenomeno dilagante dei Selfie a cui abbiamo dedicato un articolo e anche lo smodato uso di emoticon, faccine che permettono di esprimere in modo veloce e istintivo le proprie emozioni.
Molti altri esempi diventano indizi a sostegno della nostra visione dell’ “uomo (o donna, o adolescente, …) in vetrina”, pronto ad esporre se stesso, concentrato sul proprio ego,  sul raggiungere la propria,  personale,  popolarità in rete. Ne citiamo due particolarmente recenti.
Il presidente Barack Obama ha recentemente realizzato un video per sollecitare l’opinione pubblica, in particolare i più giovani, nei confronti della sua importantissima riforma sanitaria. Il video, diffuso tramite la piattaforma social “BuzzFeed” ,  più volte posizionato su YouTube (cliccare qui  per vedere il video di Obama),  non propone il presidente in giacca e cravatta alla sua scrivania con a  fianco la bandiera stelle e strisce,  intento nella lettura di un comunicato istituzionale, bensì lo vede di fronte allo specchio, si suppone di prima mattina, a fare il verso a se stesso, facce buffe, prove del discorso che intende effettuare, qualche smorfia, qualche boccaccia, nel fare una improbabile colazione e in qualche immaginario e personalissimo lancio a canestro.
Una visione estremamente “selfie” del presidente, egocentrica, moderna, in  cui lo specchio diviene tramite e riflette l’immagine del presidente verso (ed in linea con) il mondo virtuale.
Il video, della durata di due minuti,  si basa  su regole di fruizione ed espositive tipiche della rete, non su quelle istituzionali, radiofoniche o televisive. Un approccio solo in apparenza sbarazzino e superficiale, basato su una attenta marketing  analysis del pubblico, i giovanissimi americani, che si vuole raggiungere condividendo la nuova riforma sanitaria (denominata informalmente Obamacare, formalmente denominata  HealthCare).
I “nostri” adolescenti sono su YouTube, si filmano, condividono, si vedono, si commentano, si votano, sono in continua e trasparente, virale, interazione con il materiale multimediale da loro prodotto, quindi con se stessi.
In quanto nativi digitali, abituati all’uso di questi strumenti, non  vedono l’alternativa, vivono la loro comunità e non hanno nessun pregiudizio verso l’esposizione mediatica del proprio sè.
Anche la scelta di BuzzFeed non è casuale, si tratta di una piattaforma generica, tutt’altro che istituzionale, ma con grande capacità di diffusione e di presa verso la massa, verso i cyberutenti.
A conferma di questo, peraltro irreversibile, processo di esposizione mediatica, troviamo il nostro secondo antitetico esempio,  i Dubsmash,  video estremamente scherzosi realizzati tramite l’omonima e diffusissima App (lo slogan è “The fun way to communicate”)
La APP Dubsmash permette di cantare in playback a partire da una base conosciutissima, appositamente scelta, una sorta di “ventriloquismo canterino“. Di primo impatto, se andiamo su Youtube e vediamo qualche video, pensiamo al solito “scemo del villaggio” che ha voglia di prendersi in giro, ma non è così. Il fenomeno è globale, troviamo video praticamente da ogni nazione,  non solo giovani e giovanissimi. I Dubsmash sono l’evoluzione del Selfie, sono la continuazione del giocoso fenomeno innestato in rete dalla canzone “Happy” di Pharrell Williams che ha prodotto migliaia di video cloni con euforici ballerini, sono la dimostrazione che YouTube sta diventando il contenitore del nostro ego e gli smartphone lo strumento per raccogliere (ed esporre) il nostro patrimonio personale, emotivo e visuale.
Esiste un mondo reale, dove forma e contenuto seguono regole precise, dove l’annuncio e la pubblicazione è riservata a pochi, anzi pochissimi e il contraddittorio è spesso assente e, allo stesso tempo, esiste il web dove ognuno di noi, anche se giovanissimo (specie se giovanissimo) può esporre una parte significativa del proprio sè, tramite un linguaggio diretto, grottesco, giocoso. Tale esposizione è spesso di tipo  multimediale, realizzata tramite immagini o video artigianali.
In rete il giullare riesce ad ottenere maggiore attenzione rispetto all’araldo del re, nonostante gli squilli di tromba istituzionali che accompagnano quest’ultimo, forse proprio per la sua capacità di prendersi in giro e di comunicare con un  “linguaggio naturale”, alla portata di tutti e verso tutti, senza alcuna remora o sovrastruttura.
Questo cambiamento verso il multimediale, evidente per i giovanissimi, inspiegabile per molti altri, vede partecipe anche l’ uomo  più potente del pianeta, il presidente Barack Obama (o il suo ufficio marketing, poco cambia).

In  un solo decennio, le regole del gioco sono totalmente cambiate,  è necessario comunicare in modo diretto e multimediale, anche tramite un semplice video.  Le parole da sole oramai non bastano più, molti di noi, ad essere sinceri, in assenza di un motivetto, di una faccia buffa  o di un “mi piace“, non le stanno neanche più ad ascoltare.

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