Devo proprio scrivere da qualche parte…

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Questa la devo proprio scrivere da qualche parte, prendo subito carta e penna.
Penna nera o blu? È indifferente, scelgo senza guardare.

Incomincio a scrivere, le parole vengono giù in tutta fretta. Ma la mia sedia è particolarmente scomoda, si è accartocciato il foglio. Non riesco a rilassarmi. E se non mi rilasso non riesco a pensare. E poi con tutte le correzioni fatte non si capisce quasi nulla, e non ho nemmeno numerato le pagine. Provo ad aggiungere qualche disegno ma, detto fra noi, i miei disegni non sono un gran che, sembrano incisioni rupestri.

Allora decido di spostarmi sul mio personal computer, lo accendo, attendo un po’, ci vuole il giusto tempo prima di iniziare. Apro il mio editor e comincio a riportare tutto. Non  è facile, quando mi rileggo su carta devo sempre interpretare, sembra scritto da un altro. Ma ora sul computer è tutto diverso, posso tornare indietro e modificare dove voglio, in più ho il correttore automatico che mi aiuta. Uso il carattere più grande per il titolo, quasi quasi aggiungo anche un sottotitolo. Poi il grassetto per le parole più importanti, è un pò da esibizionisti ma non riesco a farne a meno.
Quasi quasi vado in Internet, cerco qualche pagina web attinente, così metto un link che può interessare, questo ad esempio è tratto da Wikipedia, narra in breve sintesi (ovvio, siamo su internet, tutto è “breve sintesi”) la storia della scrittura, sembra che tutto sia iniziato in Mesopotamia.

Mentre scrivo mi viene voglia di un tè con i biscotti, non mi posso spostare, il computer è qui, immobile e ingombrante, sulla mia piccola scrivania. Non posso rinunciare al tè con i biscotti, un sacrificio troppo grande. Allora decido di mettere il mio documento in cloud, dove lo posso raggiungere in qualsiasi momento anche con altri dispositivi e poi attendo pazientemente che il mio PC si spenga.
Preparò il mio tè, i biscotti, accendo la mia tablet, che si accende in un attimo al contrario del PC. Recupero il mio documento e continuo a scrivere. Cerco  qualche immagine in rete, mi piace l’ immagine di un papiro, decido di aggiungerla.

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Sono soddisfatto del mio percorso creativo.
Devo assolutamente condividere tutto con i miei amici, se metto un hashtag  chissà quanti altri sconosciuti mi leggeranno, chissà quanti “mi piace“. È bello essere popolari.
Nel frattempo ho cambiato stanza, spento la tablet e acceso il mio smartphone, faccio una foto alla mia tazza di tè.

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Nel mio smartphone ho tutti gli account social  memorizzati e attivi, condivido velocemente tutto in rete: Faceboook, WhatsApp, Twitter,  Instagram…. Mi tuffo in rete.

Tutti leggeranno il mio racconto.  Supererò di gran lunga il limite dei 25 lettori che Alessandro Manzoni profetizzava per i suoi “Promessi Sposi“, ne sono certo.

Guardo l’ora, sul mio smartphone ovviamente. Accidenti si è fatto molto molto tardi, il tempo è passato rapidamente, pensavo di fare molto più in fretta, invece ci ho messo secoli.
Per passare dalla scrittura manuale a quella digitale, dal papiro al personal computer in rete, da Alessandro Manzoni al cloud, condiviso tramite social network,  su smartphone, utilizzando gli hashtag, ci ho messo, giorno più giorno meno, cinquemila e duecento anni.
Ce ne è voluto di tempo, uomo.

Mondopuntozero.
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