Come il Cloud CAMBIERA’ LE NOSTRE VITE: la delocalizzazione del nostro patrimonio culturale

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Dissento, dissento fortissimamente dissento sia come “informatico esperto” sia come apprendista sociologo. Leggevo qualche giorno fa le seguenti righe “è evidente che dal punto di vista tecnologico non c’è nulla che possa essere realmente definito una novità assoluta” , non è così, è invece evidente, clamorosamente evidente che gli strumenti software ed i devices realizzati nel ventunesimo secolo rappresentano un elemento di forte rottura in termini di innovazione e, conseguentemente, anche di servizi e non ultimo in termini d’uso.

Innanzitutto consiglio a chi non è un tecnico di non addentrarsi nell’esprimere opinioni di tipo tecnico, si rischia di prendere sonori fischi per fiaschi, o peggio ancora di seguire il carro delle ultime tendenze utilizzando termini alla moda, ammetto altresì che anche la mia operazione, di estrapolare una singola frase da un contesto complessivo, non sia proprio “politically correct”.
La programmazione software nell’ultimo decennio ha fatto passi da giganti, sono stati perfezionati framework applicativi, si tratta di infrastrutture utili per disciplinare e regolare lo sviluppo del software, si sono evoluti, alleggeriti, standardizzati i protocolli di interscambio tra software, sono aumentate a dismisura le APIapplication program interface“, gli add-on, i plug-in ovvero diverse tipologie di strumenti, servizi, a disposizione del progettista software.
Diretta conseguenza per l’utente finale di tutto ciò la realizzazione di interfacce di navigazione più “friendly“, amichevoli, più interattive, veloci, dinamiche, facili da utilizzare. In termini tecnici l’applicazione industriale di nuove consuetudini basate su standard, paradigmi e strumenti ha sicuramente migliorato il software per  portabilità, manutenibilità, tempi di risposta, facilità di installazione e configurazione.
Non poco, assolutamente non poco.
Anche i devices hanno avuto nell’ultimo lustro una accelerazione straordinaria, quanti di voi nel 1999 potevano immaginare uno strumento come la tablet che sto in questo momento utilizzando per scrivere questo articolo? Dispositivi a punta di dito utilizzati da tutti che forniscono servizi indispensabili,  utili e meno utili e, sopratutto, ci permettono di vivere in ogni momento della giornata, dovunque siamo, le nostre numerose e diverse personalità in rete, tramite social network, blog e portali web 2.0. Tutti strumenti prima assenti…tutti strumenti basati sull’utilizzo di nuove features di tipo tecnologico.
Non dimentichiamo poi le Videocamere HD e le macchine fotografiche digitali che ci permettono di realizzare un piccolo patrimonio multimediale, da condividere in rete, ad esempio tramite YouTube, portale fondato nel recente 2005, oppure tramite le nostre smartTV.
Ma la vera novità assoluta è il Cloud Computing (http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing), ovvero una nuvola con spazi e servizi messi a disposizione dell’utente. Il “Cloud” combinato con i recenti dispositivi avrà un notevole effetto sulle nostre abitudini.
I nostri file non saranno più posizionati nel nostro Personal Computer, o meglio nei suoi dischi, ma “altrove”, su una nuvola, e per questo facilmente raggiungibili tramite la nostra tablet, il nostro smartphone, il nostro PC in ufficio, il nostro PC di casa ed anche tramite il PC presente nell’albergo dove stiamo passando le nostre vacanze, …
I nostri preziosi file saranno posizionati altrove, facilmente raggiungibili, opportunamente memorizzati, gestiti “in copia” dal provider che offre il servizio di cloud in modo da evitare rischi di crash, frequenti nei computer e nei dischi casalinghi.
Ad essere più precisi molto di quanto detto non “sarà”, il Cloud è già disponibile.
So che il Cloud, inteso come insieme di spazi e servizi, aprirà nuovi rischi in termini di sicurezza e di privacy ma non penso che questi possano rallentarne la diffusione, in fondo nessuno di noi sa come la nostra banca investe i nostri soldi, ci accontentiamo di un numerino, il saldo, a garanzia di investimenti di cui non conosciamo la geografia e la percentuale di rischio.
La delocalizzazione del nostro patrimonio multimediale è probabilmente la principale conseguenza dovuta ai numerosi elementi tecnologici innovativi apparsi nell’ultimo decennio:  i nuovi devices sempre al nostro fianco, l’affermazione di standard tecnologici, la presenza di nuovi e più snelli protocolli di comunicazione, la progettazione di nuovi più veloci e più collaborativi servizi “smart“, spesso disponibili senza nessun costo aggiuntivo, o comunque con costi minimi alla portata di molti.
Fra un decennio tutti i vostri libri, film preferiti, musica, documenti personali e di lavoro, i vostri avatar, i vostri blog, i  commenti, i  post su social network, le bibliografie, …  saranno su una nuvola e voi non farete altro che volarci dentro ogniqualvolta lo riterrete necessario.
Non tutti sanno che Dedalo, padre di Icaro, era un inventore…
Mondoduepuntozero
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