Charles Percy Snow e le due culture

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Orazi_curiazi

Mi piace passeggiare, in spiaggia oppure  al parco, incrociare gli sguardi di altre persone, ascoltare i rumori, osservare…. Quando il tempo non lo permette mi piace anche passeggiare in (oppure su?) internet, cercare appunti, racconti, notizie, novità, …. proprio in questo modo ho trovato in rete la versione originale di un testo di Charles Percy Snow da cui ho preso spunto per questo articolo.
A dir la verità su questo personaggio non  so poi moltissimo, forse ad essere critici perché internet di rado permette ricerche approfondite, comunque se andiamo su wikipedia troviamo l’apparentemente ambigua definizione di “scienziato e scrittore inglese“.
Vissuto nel ventesimo secolo Sir Percy Snow ha collaborato con il ministro della tecnologia ed anche scritto romanzi, queste competenze duali sono ben evidenti nel suo testo “The two cultures and the scientific revolution“, proprio  il testo da me rintracciato in rete  in formato PDF.
Il testo si è rivelato incredibilmente attuale,  pur se caratterizzato da notevoli voli pindarici, come il capitolo terzo interamente dedicato ad evidenziare come il divario tra ricchi e poveri sia uno dei principali mali del mondo, considerazione tanto vera quanto purtroppo ad oggi insanabile.
Nei primi due capitoli Sir Percy Snow introduce il concetto, attualissimo, di “Due Culture“, intellettuali e scienziati non comunicano, non collaborano. Questa mancata complicità, colpa di entrambe le parti specularmente saccenti, crea un divario tra la cultura umanistica e la tecnologia con importanti effetti negativi sulla nostra società.
Dalla mia ricostruzione la versione pubblicata nel 1961, quella per intenderci disponibile in rete, è una versione rivista, meno radicale e più attenta nel definire compiti e responsabilità delle parti, rispetto alla prima edizione del 1959 da cui scaturirono numerose polemiche.
Sir Percy Snow fa spesso riferimento al “luddismo tecnologico“, ovvero a quel movimento di protesta, sviluppatosi  tra la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo che avversava qualsiasi invenzione o forma di cambiamento tecnologico, realizzando, spesso, vere e proprie azioni di sabotaggio.
Oltre  due secoli dopo stiamo di fatto vivendo un momento simile,  caratterizzato da una nuova forte contrapposizione, con la crisi e la “contrazione” dell’attuale modello socio-economico e la contemporanea “espansione” del mondo virtuale.
Come allora la passione e l’odio per le nuove tecnologie, per i nuovi modi di comunicare infiamma, consuma, divide.
E come allora c’è chi, con posizione estreme, a favore o contro, riesce a catturare attenzione e consenso, facendo di questo radicalismo il proprio mestiere e, di rado a dir la verità, anche la propria fortuna.
L’evoluzione multimediale, il multitasking, l’ipertestualità, il web sociale e partecipativo coinvolgono miliardi di persone ma allo stesso tempo rappresentano qualcosa di criptico, complesso, impersonale, inutile per tutti gli  altri.
Non ci credete? chiedete ai vostri amici durante una tranquilla serata se gli ebook soppianteranno i libri cartacei, il dibattito si infiammerà in pochi minuti, e dopo una lunga ed accesa discussione si arriverà ad un “nervoso” nulla di fatto.
Il destino di Sir Snow ha seguito un percorso analogo, oggetto, nei decenni successivi, di aspre critiche,  alcune delle quali riassunte semplicemente ed efficacemente nel seguente articolo presente nel sito Treccani.
Come sempre lascio il dibattito e le speculazioni a chi fa questo per mestiere, mi riservo esclusivamente alcune, poche, considerazioni pratiche, o almeno ci provo.
I nuovi dispositivi mobili hanno creato un nuovo solco nella nostra società tra chi è sempre su internet e chi non sente proprio  questo nuovo modo di socializzare e partecipare.
La rete collaborativa ha determinato enormi cambiamenti, ha esteso  a tutti la possibilità di pubblicare qualcosa, contenuti di qualità oppure contenuti trash/banali,  erodendo a giornalisti e letterati ed anche ai tecnici informatici la proprietà esclusiva di azioni come pubblicare, gestire, commentare, evidenziare.
Il nuovo web ha reso la pubblicazione non più privilegio di pochi. Inoltre  la possibilità che l’evento sia filmato e riversato in rete rende sempre meno incerta e personale l’interpretazione della realtà spesso messa alla prova da filmati video ottenuti con semplici cellulari.
Il paradosso è che la nuova generazione, abile nell’uso di questi nuovi strumenti, è oggi ai margini del mercato del lavoro e, forse, anche per questo ancor più immersa nel mondo virtuale di internet. Questa generazione non  può fornire appieno quella forza creativa, quell’energia frutto della giovane età e della capacità nativa nell’utilizzo della rete, inoltre non può progressivamente acquisire quelle competenze frutto di un processo di crescita professionale e culturale di tipo lineare.
Abbiamo creato un mondo virtuale ma, ad oggi, non siamo riusciti a combinarlo nel giusto modo con il mondo reale. Abbiamo una generazione abile nell’utilizzo della rete e dei nuovi devices ma non siamo riusciti ad alimentarla e rafforzarla con esperienze culturali e professionali a sostegno di questa capacità interattiva e sociale.
Il modello proposto da Sir Snow si fa ancora più intricato, non solo “due culture”  ma anche due antitetiche percezioni del mondo virtuale.
Le due culture di oggi devono confrontarsi anche con una diversità capacità di vivere la rete ed il mondo del lavoro,  il modello di riferimento non è più bipolare, è molto più complesso.
Ciascuna delle parti detiene un notevole vantaggio nel suo ambito di competenza, sia esso tecnologico, culturale, virtuale, lavorativo, …. . Ciascuna delle parti osserva con attenzione gli opposti ambiti. L’impasse è evidente anche ai non addetti ai lavori.
In un mondo perfetto risulterebbe facile unire le diverse sensibilità, creare continuità culturale e professionale, dare nuove prospettive ai più giovani. Nel nostro mondo, schiacciato da una crisi economica e da un’infrastruttura che non premia in alcun modo l’iniziativa e la trasparenza, ogni passo in avanti risulta estremamente difficile.
Dobbiamo essere ottimisti, forse l’attuale generazione di nativi digitali, spesso aspramente criticata da chi ha dimenticato in fretta cosa vuol dire essere giovane, posta al di fuori del mondo del lavoro,  riuscirà, imprevedibilmente, a “costruirsi” una diversa e migliore maturità,  a colmare l’antico solco tra le “due culture”.
Forse la “terza cultura” sintesi delle diverse discipline e, ora, anche dei due universi, reale e virtuale, è ancora possibile.
Forse.

Mondoduepuntozero

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