Catfight, bullismo e trollaggio in rete

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trollaggio

Spesso in questo Blog ho enfatizzato gli aspetti positivi della rete, tra questi in particolare il fatto che il cyberspazio è aperto a tutti, senza barriere d’entrata,  un universo partecipativo dove, ritengo finalmente, ognuno di noi può dire la sua.
Di esempi “collaborative” eccellenti in rete ne troviamo molti tra questi cito Tripadvisor dove ciascuno di noi può recensire gli alberghi dove ha soggiornato, i numerosi Wiki presenti in rete, generici o specialistici, i numerosi portali dove è possibile commentare un libro, una ricetta, un film.
Ho anche spiegato, molti articoli fa, come la necessità di colloquiare, di fare quattro chiacchiere attorno al fuoco sia  radicata in noi, la necessità di esprimere la propria opinione e di mettersi in relazione con altri simili è una nostra endemica necessità, il ruolo di “spettatore” ci va molto stretto.
Ricordo poi che in rete ogni uno di noi può esporre tutto se stesso,  in un unica soluzione oppure inventando numerose e fantasiose personalità.
Tutta questa libertà di partecipazione e di azione in uno spazio virtuale, spesso anonimo, determina  però anche aspetti devianti.
La scarsa possibilità di essere identificato, la possibilità di partecipare da remoto, immediatamente, con rapide incursioni,  a dibattiti, blog, forum, gruppi social, ha visto la diffusione in rete  di comportamenti  dilatori e offensivi.
Il termine oggi più in voga è “troll” ovvero “…. chi interagisce con una comunità telematica tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati” (fonte  http://it.wiktionary.org/wiki/troll ).
Queste forme di provocazione  hanno in rete numerosi nomi, tra questi trovo particolarmente significativo il termine “catfight” in quanto spesso queste diatribe somigliano a feroci combattimenti notturni, miagolii compresi, tra gatti e “flame” perché non dobbiamo mai dimenticare che l’obiettivo di ogni provocatore è che si reagisca alla sua provocazione.
La tecniche di intrusione sono molteplici.  C’è chi come al pub, entra velocemente, insulta qualcuno dei partecipanti o formula domande volutamente provocatorie, per poi dileguarsi nel momento in cui inizia “la rissa”, in questo caso virtuale e verbale. C’è chi ripete ossessivamente azioni o ritornelli fastidiosi. C’è chi si cimenta in lunghissimi dibattiti “faccia a faccia” con altri sconosciuti internauti.
Le forme di “disturbo” sono numerose, ad esempio non sono necessarie conoscenze tecnico-informatiche di alto livello per inviare automaticamente commenti verso blog, come questo, tramite una procedura software. Blogger come il sottoscritto ricevono giornalmente migliaia di tentativi d’intrusione, molti di più di quanti siano gli utenti reali effettivamente interessati ai contenuti.
Francamente la forma deviante che più mi preoccupa tra quelle presenti in rete è l’esposizione di video, atti di bullismo o di atti di violenza, in rete. La messa in atto di comportamenti violenti, spesso da parte di adolescenti e pre-adolescenti, può essere stimolata dalla possibilità di avere grande visibilità in rete e quindi grande popolarità.
A tutti questi fenomeni deve essere data la giusta attenzione, senza però drammatizzare, spesso infatti i “precedenti” media, quotidiani e televisione, puntano il dito sulla rete e non sulle dinamiche collettive e sui singoli che scatenano questo tipo di fenomeni.  Bisogna identificare le giuste responsabilità rapportandosi con l’azione e, in parte, solo in parte, con lo strumento che le veicola.
Ritengo tali media in una situazione di totale concorrenza verso la rete e verso il suo approccio collaborativo e,  per questo, spesso poco sereni nel giudicare la marea che sta erodendo, velocemente, la “loro” spiaggia.
Ai gestori di blog, portali e forum consiglio di monitorare singolarmente i messaggi provenienti dalla rete prima di pubblicarli oppure, se possibile, di determinare criteri di affidabilità, attestati di serietà, e veicolare più velocemente commenti e recensioni postati da utenti più fidelizzati ed attendibili o di cui si conoscono con certezza le generalità.
Più complesso il discorso per quanto riguarda i social network, qui la verifica, vista la mole di utenti e di messaggi, è di fatto impossibile, invito però a riflettere su due aspetti: il primo è che in un momento di crisi economica e sociale come questo lo “sfogo in rete“, se non effettuato sistematicamente e in modo eccessivo, può avere effetti catartici, il secondo che la comunità virtuale non è altro che una comunità reale “diversamente posizionata” e che probabilmente quelle stesse persone tendono ad avere atteggiamenti negativi e devianti anche nel loro quotidiano.
Forse il troll internauta prima dell’avvento della rete, come nel mio esempio precedente, nel tempo libero scatenava risse al pub.
In tutto ciò riesco a trovare, forse per la mia predilezione per la rete, un altro aspetto positivo, una parte dei delatori non ha sufficienti capacità informatiche per garantirsi l’anonimato, l’estrema visibilità di un comportamento delatorio o peggio ancora violento, se effettuata in rete, può portare alla sua identificazione da parte delle istituzioni preposte.
Concludendo il nostro non è il migliore dei mondi possibili e il cyberspazio ne è la proiezione, internet è un potente e veloce sistema di connessione e comunicazione, internet  è lo strumento, non l’attore che scrive, veicola, posiziona, approva il contenuto dilatorio.
I due  opposti effetti,  la popolarità che si può raggiungere in rete e l’anonimato che in alcuni casi il singolo ottiene nello “spazio virtuale” possono, purtroppo, dare spunto a comportamenti non consoni.
Se proviamo a rovesciare la medaglia e a vedere il tutto con un punto di vista diverso anche la campagna delatoria volta a screditare internet ed i fenomeni collaborativi e sociali che la caratterizzano, ha essa stessa analoga genesi, nasce per provocare e confondere, nasce per controbattere ed infiammare, per dimostrare che i nuovi media non sono affidabili.
Non c’è soluzione, bisogna fare molta attenzione, affidarsi alle istituzioni, ma allo stesso tempo ritengo non sia il caso di fare troppo allarmismo. Purtroppo l’allarmismo è molto in voga nella nostra società perché genera popolarità in chi lo produce.
La rete  è un universo globale in forte espansione,  dove miliardi di persone pensano e agiscono, non sarà condizionata ne  da queste sue fisiologiche malformazioni,  poco lungimiranti,  ne censurata da interventi e da strategie locali messe in atto da chi in passato deteneva il totale monopolio dell’informazione.
La rete è, almeno ad oggi, uno spazio di tutti.

Mondoduepuntozero

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