Augmented Reality e Google glass COME CAMBIERA’ la nostra percezione visiva

Share Button

Google glass

Stiamo per entrare negli uffici della vostra AUSL di zona, probabilmente già al primo passo ci accorgiamo della presenza di un cartello che ci indirizza verso i servizi, poco dopo troviamo un altro cartello con orari e “numeri verdi” gratuiti, un manifesto con gli eventi di quest’anno, uno per i corsi preparto, uno sulla giornata antifumo, ecc..
Qualche passo ancora è siamo nella sala principale, qui in corrispondenza di ogni sportello troviamo un cartello che indica il tipo di servizio fornito, le iniziali alfabetiche del cognome gestite presso lo sportello ed un fantastico display stile “astronave enterprise” con il numero sequenziale che identifica il cittadino che attualmente sta usufruendo del servizio.
La realtà che percepiamo nella sala è aumentata, arricchita dai numerosi messaggi informativi presenti, vediamo non solo i dipendenti al bancone ma possiamo avere immediatamente la percezione di quale sportello ci riguarda, quando sarà il nostro turno, ecc…
Tant’è che spesso cittadini anziani, di fronte ad una pletora di messaggi, non sempre semplici da leggere senza l’ausilio degli occhiali da vista e talvolta ostici da decodificare, fanno grande fatica ad intuire sia quale sportello li riguarda sia il proprio turno.
La nostra capacità percettiva, i nostri sensi, ci permettono di dare un valore aggiunto al contesto che stiamo vivendo recependo “in tempo reale” ulteriori contenuti informativi a noi utili.
D fatto, la sala AUSL, dove siamo appena stati, è un esempio, reale, semplicistico, di “Realtà Aumentata“, in questo caso tramite l’ausilio di materiale cartaceo e di alcuni display digitali numerici.
Ora immaginiamo di indossare, prima di entrare nella nostra sala AUSL, degli occhiali speciali che, in totale assenza di cartelli e di display ci fanno vedere le stesse informazioni di cui sopra, ci indicano il nostro sportello, ci avvisano del nostro turno. In pratica vediamo gli stessi sportelli AUSL ma la nostra vista è arricchita, ad esempio lateralmente o al di sopra degli sportelli stessi, da informazioni digitali. Non solo, con l’ausilio della nostra voce possiamo chiedere ulteriori dettagli ai nostri occhiali, ratificare il pagamento del ticket, visualizzare prescrizioni precedenti, identificare il dipendente che ha seguito la nostra pratica in passato, ecc…
I nostri occhiali stanno aumentando la nostra realtà, la stanno arricchendo di particolari utili e di servizi on-line.
Il principio è quello reso famoso dal film di fantascienza “Terminator” diretto da James Cameron con protagonista il pluridecorato culturista Arnold Schwarzenegger la cui performance nel ruolo di un cyborg assassino ha probabilmente contribuito in modo decisivo alla sua successiva elezione come governatore della California.
Il cyborg in questione vede la realtà arricchita da numerose informazioni testuali e numeriche che gli permettono di fare sempre, o quasi sempre, la scelta logicamente più opportuna.
Si tratta dell’ennesimo caso in cui la fantascienza riesce a rappresentare, almeno in parte, strumenti e tecnologie presenti nel nostro prossimo futuro.
A pensarci bene però non si tratta di un futuro così lontano, esiste già un discreto numero di APP, in grado di arricchire quando vediamo. Con la fotocamera della nostra tablet o smartphone possiamo identificare un palazzo, un oggetto, un panorama e ricevere ulteriori informazioni. Possiamo vedere il Colosseo o altri importanti monumenti com’erano in passato, completi dei dettagli corrosi dal tempo.
Queste applicazioni stanno rapidamente evolvendo, propongono interfacce sempre più intuitive, interattive, e un sempre maggiore numero di contenuti aggiuntivi “reali”.
Il seguente breve filmato arricchisce il “bosco” dove passeggiamo con avvisi  e messaggi promozionali.
Ma il decisivo salto di qualità potrebbe accadere con strumenti simili ai “Google Glass” , il primo esempio di occhiali interattivi, in grado di aumentare la nostra percezione sensoriale, quindi la realtà, con servizi ed informazioni.
Intendiamoci quello di google è solo un primissimo passo in questa direzione, le applicazioni sono per ora poche, la diffusione commerciale prenderà piede solo nel 2014, i costi in questa fase iniziale non sono alla portata di tutti, c’è però un’attenzione altissima verso questo tipo di strumenti, e dove c’è domanda spesso la tecnologia fa passi da gigante in breve tempo.
Fra qualche anno potremo indossare occhiali che ci avvisano se non stiamo rispettando la distanza di sicurezza o i limiti di velocità mentre stiamo guidando, oppure se un nostro amico è nelle vicinanze, che tipo di pietanze sono disponibili nel ristorante al di la della strada, se il vestito che vediamo in vetrina è disponibile anche nella nostra taglia.
Ovviamente possiamo condividere tutto quello che vediamo su internet, filmare ciò che vediamo, memorizzarlo e tenerlo da parte nel nostro cloud, inviare post e tweet ed email e chissà cos’altro ai nostri amici. Sempre solo tramite i nostri nuovi occhiali.
Ancora più importante la realizzazione futura di nuove applicazioni, accessibili sempre tramite i nostri occhiali, in grado di supportare un medico durante una visita o un intervento chirurgico, enfatizzando i punti critici dove intervenire, oppure aiutare un operaio nella valutazione del rischio rispetto al suo operato, oppure ancora aiutare la pubblica sicurezza nell’individuare un soggetto sospetto, ecc…
So che per voi che leggete, così come per me, l’idea di offrire una parte significativa di uno dei propri sensi, la vista, in cambio di servizi virtuali, è parecchio destabilizzante.
Poco importa, anche i più conservatori saranno costretti nel prossimo decennio ad adeguarsi, la diffusione di strumenti di l’Augmented Reality sarà veloce e capillare (come quella dei bancomat, vi ricordate quando per prelevare denaro era necessario andare allo sportello?).
La realtà, a fronte dell’esposizione di nuovi contenuti,  si rivelerà improvvisamente insufficiente.
Nella sala AUSL non ci sarà neanche più un cartello, impossibile trovare il vostro operatore e intuire il vostro turno senza l’ausilio dei vostri “nuovi occhiali”.
Mondoduepuntozero


English
This article is available in English.

Share Button